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Vendola a Riva: Questione di soldi e volontà

L’ennesima stoccata a Emilio Riva da parte del governatore Vendola: «Riva deve fare i conti con la città, è giunto il momento, per lui è arrivato il momento di fare i conti con la città, cosa che non ha mai voluto fare. La città di Taranto merita un risarcimento».
19 gennaio 2009
Alessandra Congedo
Fonte: TarantOggi

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«A giugno abbiamo avuto l’evidenza scientifica che con il sistema a base di urea la diossina può scendere sotto i 2,5 ng/m3. Allora si può, allora è soltanto una questione di portafoglio e volontà». L’ennesima stoccata a Emilio Riva da parte del governatore Vendola si è materializzata sabato scorso, nel corso della sua seconda visita a Taranto dopo l’approvazione della legge regionale antidiossina.

Un appuntamento reso possibile da Legambiente che proprio dalla città più inquinata d’Italia ha voluto lanciare l’edizione 2009 di Mal’Aria. Il governatore è stato accolto all’interno del Centro Polifunzionale di via Lisippo, nel quartiere Tamburi, da una platea folta e calorosa, composta soprattutto da gente comune che vede in Vendola un personaggio politico atipico e affabile, che fa del diritto alla vita una vera e propria bandiera.

“La difesa dell’ambiente è la difesa della vita - è il concetto che ricorre nei suoi discorsi - la crisi ambientale è molto più grave di quella economica e finanziaria”. Vendola ha nuovamente invitato la classe politica a cogliere l’essenza di una svolta epocale da compiere trasversalmente, la necessità di captare l’urgenza di anteporre la tutela dei territori ai bisogni speculativi delle lobby.

Sabato ha compiuto un vero e proprio intervento di memoria, ricordando come si presentava la Puglia nel 2005, anno della sua elezione: “Erano previste bonifiche soltanto per il sito di interesse nazionale di Manfredonia, mentre Taranto e Brindisi non erano state considerate per niente. Sulla Puglia gravavano procedure di infrazione da parte della Comunità Europea anche per le aree protette. Sul territorio regionale esistevano quindici discariche pubbliche al collasso e non c’era neanche un impianto di rifiuti cantierizzato. Persino la Corte dei Conti aveva espresso parole di fuoco. Arpa Puglia era una scatola vuota incapace di operare. Non esistevano controlli sulle emissioni inquinanti, ma solo autocertificazioni delle imprese”.

Il governatore ha quindi ricordato i passi salienti compiuti dal suo governo: l’istituzione di tredici parchi, tra questi il primo parco fluviale, quello dell’Ofanto; il potenziamento di Arpa Puglia, che ha potuto compiere i primi monitoraggi sulla diossina emessa dal camino E-312 dell’Ilva; il recupero dell’area barese occupata dalla Fibronit, la fabbrica dell’amianto, che sarà trasformata in un parco e non in un sottovia, come programmato dalla classe dirigente che lo aveva preceduto.

“Per il quartiere Tamburi erano stati destinati 49 milioni di euro che per fortuna non sono stati cantierizzati - ha aggiunto Vendola - volevano costruire un muro per innalzare un monumento al ghetto, un esempio di inciviltà allo stato brado. Noi invece vogliamo investire 80 milioni per riqualificare il quartiere in base ai bisogni abitativi dei residenti. I primi dieci milioni li abbiamo già trasferiti per effettuare interventi di riqualificazione edilizia e infrastrutturale”.

Dopo aver ribadito l’importanza della legge regionale antidiossina approvata a dicembre, il governatore ha concentrato la sua attenzione sui vertici dell’Ilva: “Riva è un potere forte sulla scena internazionale e nazionale, soprattutto ora che è diventato un protagonista della nuova Alitalia, ma deve comprendere che è anche suo interesse investire nella qualità della vita dei tarantini per avere una buona fama. Per lui è arrivato il momento di fare i conti con la città, cosa che non ha mai voluto fare. Taranto merita un risarcimento”.

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