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All'ENI i vampiri del gasolio

Rete di tubi clandestini dalla raffineria. Sospetti sui dipendenti. Succhiati milioni di litri di carburante dalla cisterna. Sigilli a terreni e condotte L´azienda ha accusato 56 operai di omessa vigilanza, proteste dei sindacati.
20 gennaio 2009
Mario Diliberto
Fonte: Repubblica

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TARANTO - Succhiavano tonnellate di carburante dai serbatoi della grande raffineria di Taranto. L´assalto andava a segno grazie a una conduttura sotterranea. Le tubature sbucavano all´esterno dell´impianto e venivano utilizzate per mungere le imponenti cisterne dell´Eni. Un po´ come accade in Nigeria, con le torme di disperati che spesso ci rimettono la pelle nel tentativo di arraffare qualche barile del petrolio estratto dalle multinazionali. A Taranto, però, sono entrate in azione mani esperte e certamente con complicità all´interno della raffineria. Talpe che al momento giusto collegavano le tubature dei predoni ai bocchettoni dei serbatoi. In questa maniera la conduttura sotterranea avrebbe ingoiato milioni di euro di gasolio.

Quei tubi artigianali sono stati scovati dalla guardia di finanza nei terreni vicini all´impianto. Il nucleo di polizia tributaria da tempo dava la caccia ai ladri di gasolio. I grossi ammanchi di prodotto non erano passati inosservati ai controlli disposti dai dirigenti della raffineria. Dopo quella denuncia, le Fiamme gialle avevano battuto metro per metro le campagne della zona industriale, sino a quando avevano trovato una cisterna abusiva. Era a trecento metri dalla recinzione dell´Eni e dentro c´erano 220 tonnellate di carburante non raffinato, valore commerciale superiore a mezzo milione di euro. Nei guai era finito il proprietario del terreno, ma la caccia ai predoni non si era chiusa lì.

Nei giorni scorsi i finanzieri hanno individuato la conduttura sotterranea utilizzata per il saccheggio. Viaggiava a meno di un metro sotto terra e sbucava in diversi appezzamenti, tutti finiti sotto sequestro. I sigilli sono scattati su quindici ettari di terra, purtroppo contaminata dalle perdite della conduttura abusiva.

Ma il danno ambientale provocato dai predoni non si ferma qui. Già, perché il gasolio rubato non era stato raffinato e certamente è finito sul mercato senza ulteriore lavorazione. Ciò vuol dire che in giro ci sono tonnellate di carburante con un contenuto di zolfo di gran lunga superiore a quello consentito dalla normativa vigente. Quel prodotto altamente inquinante mediante i canali del contrabbando potrebbe finire anche nelle colonnine di benzina.

Peraltro, la conduttura abusiva per mesi ha rappresentato un pericolo per la città. L´estate scorsa un violento rogo si era sviluppato proprio nella zona, lambendo la cisterna zeppa di gasolio rubato, scovata solo pochi giorni prima dai finanzieri. La circostanza è emersa durante le indagini ed è stata la molla che ha spinto il pm Daniela Putignano a procedere con il sequestro d´urgenza eseguito dalla finanza.

Ieri, la conduttura sotterranea è stata smontata pezzo per pezzo dai tecnici dell´Eni. Ora l´indagine procede per dare un volto alle menti e ai manovali del raggiro. Un aspetto che si intreccia con quanto sta accadendo all´interno della raffineria con i sindacati sul piede di guerra.

Dopo la scoperta dei grossi furti di gasolio, infatti, l´Eni ha reagito con provvedimenti disciplinari per omessa vigilanza, distribuiti a pioggia sui dipendenti. In 56 sono finiti nel tritacarne della rappresaglia aziendale. A quella raffica di sanzioni hanno risposto i sindacati che già per tre volte hanno bloccato gli impianti ricorrendo allo sciopero. «Se c´è qualcuno che ha sbagliato è giusto che paghi � spiega Isidoro Petrini della Cgil - Quelle contestazioni sono indiscriminate e gettano fango su tutti i lavoratori».

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