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Ilva, la crisi più brutta: da marzo in Cig altri 4.500

Fuori dalla fabbrica temporaneamente erano già in 3544 per il periodo che decorre dal 9 gennaio al 28 febbraio. Ora il gruppo riva scrive ai sindacati ed annuncia un nuovo ridimensionamento sino a giugno.
5 febbraio 2009
Fulvio Colucci
Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

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TARANTO - La crisi all’Ilva somiglia alla discesa di un’au - to in folle. Da marzo oltre 4mila lavoratori saranno in cassa integrazione fino al primo giugno. Si avvera lo scenario temuto dagli analisti: il siderurgico alle corde, costretto a prolungare l’uso dell’ammortizzatore sociale per altre tredici sett imane.

Aumentano gli esuberi (oltre un migliaio rispetto ai numeri attuali) e non vi è certezza che, alla fine, la stima aziendale di 4mila 560 dipendenti sia approssimata per difetto. Con tempismo «perfetto» su Taranto cade una nuova tegola dopo l’altolà del ministro Prestigiacomo al rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale.

Il maglio della crisi scuote la fabbrica dalle fondamenta. E prendono corpo nuovi timori sul futuro perché il Gruppo Riva conferma «l’aggravamento» della situazione del mercato dell’acciaio e il suo carattere «eccezionale». Non tranquillizza certo il fatto che l’Ilva definisca il periodo «transitorio».

La cassa integrazione riguarderà altre mille unità, rispetto alle 3mila 544 ferme da dicembre. Il Gruppo Riva parla di 4mila 560 dipendenti nella lettera raccomandata inviata ieri ai sindacati dei metalmeccanici (Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil), alle rappresentanze sindacali unitarie aziendali, all’Assindustria. Pesante è anche il conto che l’Ilva salda alla crisi in termini di durata della cassa integrazione.

La scadenza del 28 febbraio, per il primo ciclo, era già sembrata puramente indicativa in ragione dell’aggravarsi costante e rapido della crisi dei mercati dell’auto e degli elettrodomestici. Sono questi infatti i bacini dai quali l’industria dell’acciaio pesca le commesse più importanti per la produzione.

Ieri il Gruppo Riva ha confermato ai sindacati che «la scelta» di utilizzare la cassa integrazione, allargandola nei numeri e nei tempi (dal 2 marzo al primo giugno), è detta «dal protrarsi delle riduzioni o sospensioni delle attività produttive nei comparti che costituiscono il mercato di riferimento delle aree ed impianti dello stabilimento di Taranto con conseguente mancanza di commesse funzionali alla marcia degli stessi».

La proroga della cassa integrazione e il suo allargamento, pur non essendo una sorpresa, aprono ora un nuovo fronte negoziale tra l’azienda e i sindacati. Nello scorso dicembre, gli incontri fra il Gruppo Riva e le tre sigle dei metalmeccanici (Fiom, Fim e Uilm) consentirono di ridurre il numero di lavoratori in esubero dal 9 gennaio al 28 febbraio.

In cassa integrazione finirono ottocento operai in meno rispetto a quelli previsti. Si ripeterà il miracolo grazie alle ferie e alla rotazione? Sembra difficile. Per ora azienda e sindacati dovranno rivedersi. E discutere. C’è già una data, martedì 17 febbraio. La decisione dell’Ilva di aumentare il numero dei dipendenti in cassa e di allargare i tempi si riverbererà anche sulla produzione e sugli impianti. Inevitabilmente. Nei prossimi giorni sarà possibile avere un quadro chiaro di eventuali tagli e riduzioni di attività.

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