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Ilva, Prestigiacomo sbotta: «Così salta l'autorizzazione»

Ieri tavolo tecnico tra ministero e Regione. La ministra: più tempo per ridurre la diossina. I sindacati sono preoccupati per le ripercussioni della legge regionale sull'attività dell'Ilva.
12 febbraio 2009
Rosanna Lampugnani
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

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ROMA — La Regione ha definito «interlocutoria» la riunione svoltasi al ministero dell'Ambiente per dirimere la vicenda Ilva. E con un comunicato l'assessore Michele Losappio ha raccontato che la ministra Stefania Prestigiacomo ha manifestato «la forte possibilità che il governo impugni la legge regionale antidiossina davanti alla Corte costituzionale, un atto gravissimo contro i pugliesi e l'autonomia delle istituzione regionale». In realtà le cose sono un po' più complesse e la sensazione è che la Regione si trovi tra l'incudine dei tempi fissati dalla propria legge, che impone a Ilva di ridurre da 7 nanogrammi per metro cubo a 2,5 le emissioni di diossina entro il 31 marzo (l'azienda ha ribadito che tecnicamente può arrivare a 3,5), e il martello della chiusura dell'acciaieria tarantina, e che per questo stia cercando di uscirne a testa alta.

La riunione - cui hanno partecipato anche i sindacati nazionali e locali, il presidente della Provincia jonica, i sindaci di Taranto e Statte, i dirigenti dell'Arpa, Fabio Riva e Girolamo Archinà per Ilva - ha avuto anche momenti di grande tensione con un vivace scambio di battute tra l'assessore e i sindacati che lo hanno invitato a «non fare demagogia, a non strumentalizzare la vicenda», perché - ha detto uscendo dall'incontro il cislino Peppe Lazzaro - «la questione ambientale è centrale, ma va tenuto conto che 23mila famiglie vivono di Ilva». Vediamo come è andata, secondo il racconto di diversi partecipanti.

L'incontro è stato aperto dalla ministra che ha detto di voler vederci chiaro prima di decidere se rilasciare l'Aia (Autorizzazione integrata ambientale) in base alla quale l'acciaieria può continuare a funzionare. Poi è toccato a Losappio spiegare il merito della legge regionale, sostenendo che l'azienda è in grado di raggiungere entro marzo il limite di 2,5 di emissioni.

Archinà ha confutato questa certezza, affermando che l'obiettivo è sì nel piano di Ilva, che dal 2006 lo ha posto sul tavolo della discussione, solo che va spostato in avanti il limite temporale. I sindacati hanno invitato «i duellanti» Regione e Ilva ad affidarsi ad un comitato di tecnici super partes per capire come e in quanto tempo l'azienda può rispettare i parametri definiti nella legge.

Quindi l'assessore ha detto a Prestigiacomo: se il governo ritiene che la nostra legge sia incostituzionale ha il dovere di rivolgersi alla Corte, ma noi siamo sicuri. Conclusione di Prestigiacomo: in queste condizioni non posso concedere l'Aia. Stop. La palla torna alla Regione, che oggi incontrerà sindacati ed enti locali, mentre l'orologio continua a fare tic tac.

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