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Lo scontro sulla legge antidiossina, oggi vertice decisivo a Roma

L´ultima mediazione sul caso Ilva si tenta a Palazzo Chigi. Il nuovo vertice è stato convocato per questo pomeriggio dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta.
13 febbraio 2009
Mario Diliberto
Fonte: Repubblica

Emilio Riva
TARANTO - L´ultima mediazione sul caso Ilva si tenta a Palazzo Chigi. Il nuovo vertice è stato convocato per questo pomeriggio dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, alla luce dello scontro che si va profilando tra Governo e Regione Puglia.

Pomo della discordia la normativa approvata a dicembre dal consiglio pugliese sulle emissioni di diossine di produzione industriale. Quella legge impone di abbassare drasticamente i livelli d´inquinamento addebitati alla grande fabbrica dell´acciaio che incombe su Taranto e sulle cui conseguenze è in corso un´inchiesta della procura ionica.

Le restrizioni, accompagnate da una tempistica ristretta, hanno mandato in tilt la procedura per il rilascio dell´autorizzazione integrata ambientale al colosso siderurgico. Questo perché l´Ilva sostiene di non poter rispettare le limitazioni seguendo la tabella di marcia dettata da Bari. "Si tratta di richieste tecnicamente impraticabili" continuano a sostenere dall´azienda, messa in ginocchio anche dalla crisi di settore che ha imposto la cassa integrazione per 4500 lavoratori.

Due giorni fa, nel corso di una riunione al Ministero dell´Ambiente si è andati vicini allo strappo istituzionale tra Esecutivo e Regione: il ministro Stefania Prestigiacomo ha lasciato intendere la possibilità che il Governo possa decidere di impugnare la legge regionale dinanzi alla Corte Costituzionale.

Un muro contro muro che questo pomeriggio si tenterà di scongiurare con il nuovo faccia a faccia al quale parteciperanno Regione e le segreterie nazionali dei sindacati. Il ministro Prestigiacomo punta ad un recupero dell´accordo di programma per l´area di Taranto che aveva portato in dote una serie di interventi già in fase di attuazione. Quel percorso è stato accantonato dalla nuova normativa che ha messo in crisi il rilascio dell´Aia, sulla quale comunque, il ministro ha annunciato una decisione in tempi stretti.

Sul fronte sindacale, peraltro, continua ad infittirsi la preoccupazione per i risvolti di natura occupazionale della vicenda. Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom Cgil, guarda ai diciottomila posti di lavoro a rischio in caso di chiusura degli impianti dell´Ilva. "Spero - aggiunge Mario Ghini, segretario generale dei metalmeccanici della Uilm - che l´incontro di Palazzo Chigi serva a trovare una soluzione. Le dichiarazioni del ministro sulla impossibilità di concedere l´Aia mettono a rischio la stessa sopravvivenza del siderurgico di Taranto". "Maggiore responsabilità e rispetto della volontà dei pugliesi da parte del Governo" è invocata dai consiglieri regionali dell´Udc, mentre l´onorevole Pierluigi Zazzera, coordinatore regionale dell´Italia dei Valori, si scaglia con il ministro accusando l´esecutivo di tutelare l´Ilva invece dei cittadini pugliesi.

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