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Veleni Ilva, spiragli per un accordo

Ieri vertice a Roma. Lunedì nasce un tavolo tecnico, poi nuovo incontro politico. Sindacati ottimisti per una soluzione. Pd, tre giorni di mobilitazione contro la crisi. Vendola: "Non vogliamo chiudere niente il problema è sui tempi"
14 febbraio 2009
Mario Diliberto
Fonte: Repubblica

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TARANTO - Un tavolo tecnico per sbrogliare l´affaire dell´inquinamento da diossine targato Ilva. E´ il primo frutto raccolto dalla mediazione del sottosegretario Gianni Letta, sceso in campo per allontanare il pericolo di uno scontro tra governo e Regione Puglia sul futuro della grande fabbrica dell´acciaio di Taranto. Il conflitto stava maturando sulla legge regionale che impone all´Ilva di abbassare drasticamente i livelli di emissioni inquinanti.

"Quella normativa - ha ribadito anche ieri il Ministro Stefania Prestigiacomo nel corso del vertice a Palazzo Chigi a cui ha preso parte anche il Ministro Raffaele Fitto - rende difficoltoso il rilascio dell´autorizzazione integrata ambientale all´Ilva".

Senza l´Aia il destino del colosso dell´acciaio sarebbe segnato. E nei giorni scorsi il ministro dell´Ambiente non aveva esitato a ventilare l´ipotesi di impugnare la legge regionale dinanzi alla Corte costituzionale. La normativa approvata a dicembre a Bari, però, è stata difesa a spada tratta dal governatore Nichi Vendola che ieri si è recato a Roma con l´assessore regionale al bilancio Michele Pelillo, tarantino doc. Al tavolo anche l´azienda rappresentata da Fabio Riva, il figlio di Emilio patron delle acciaierie tarantine.

"I limiti prospettati dalla legge e i tempi previsti sono inapplicabili" ha sostenuto, ricalcando la posizione che l´Ilva predica da settimane. Alle sue obiezioni ha replicato il presidente della Regione che ha confermato la massima disponibilità al confronto sugli spazi di applicazione della norma che comunque resta intoccabile. La soluzione è stata quindi prospettata dal sottosegretario Gianni Letta.

La proposta che è stata avanzata è quella di un tavolo tecnico che sarà operativo già da lunedì presso il ministero dell´Ambiente. I risultati dovranno poi essere riferiti al tavolo politico convocato per la prossima settimana nuovamente a Palazzo Chigi. Parola ai tecnici, quindi, per spianare la strada a quello che sarà il futuro di Taranto. L´indicazione ha trovato concordi anche le rappresentative sindacali nazionali, regionali e provinciali presenti ieri a Roma.

"Non si deve mai più mettere in contraddizione la salute dei cittadini e i posti di lavoro" - ha commentato Nichi Vendola uscendo dall´incontro con i rappresentanti del governo. "La nostra legge - ha aggiunto - dà speranza a Taranto, divenuta capitale dell´inquinamento. Non vogliamo chiudere niente, il problema è sui tempi di costruzione degli impianti ad Urea, funzionali all´abbattimento dei livelli di diossine. Il primo taglio è previsto ad aprile, ma se saranno pronti a giugno non succede niente".

"Non avevamo torto - ha aggiunto l´assessore Michele Pelillo - quando avevamo definito storica la legge sulle diossine. A questa normativa oggi dobbiamo l´attenzione del Governo al caso Taranto".

Sugli spiragli aperti dal confronto di ieri si registra anche la pacata soddisfazione espressa dai sindacati "Nell´incontro - ha dichiarato Mario Ghini, segretario nazionale della Uilm - è emersa la disponibilità delle parti a giungere ad un´intesa condivisa sui limiti di emissione di materiali inquinanti. Sono ottimista - ha concluso - sulla possibilità di salvare l´attività dello stabilimento insieme ai circa 20.000 posti di lavoro del comparto siderurgico tarantino".

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