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Diossina, il tavolo tecnico non decide la parola passa al Governo

Si è concluso con un nulla di fatto il tavolo sull'Ilva che per due giorni si è riunito riunitosi a Roma. Nel verbale stilato al termine del confronto si confermano le differenti previsioni sulla applicazione della legge antidiossina.
18 febbraio 2009
Michele Tursi
Fonte: Corriere del Giorno

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Si è concluso con un nulla di fatto il “tavolo tecnico” sull'Ilva, riunitosi a Roma ieri e lunedì. Tra Arpa, Regione Puglia e azienda siderurgica, nonostante qualche riavvicinamento, le posizioni sono rimaste immutate. Nel verbale stilato al termine della due giorni di confronto, Ministero dell'Ambiente e Regione Puglia hanno confermato le reciproche e differenti previsioni sulla applicazione della legge antidiossina.

«Le premesse iniziali non erano buone - dichiara il direttore generale dell'Arpa, Giorgio Assennato - ma piano piano abbiamo superato alcune incomprensioni anche se i pareri restano distanti». La riunione del tavolo tecnico è stata depurata da annunci o minacce di ricorsi alla Suprema Corte.

Ma non è stata assunta alcuna decisione se non quella di rinviare tutto al prossimo incontro che si terrà presso la Presidenza del Consiglio con la possibilità di un'ulteriore verifica con il contributo anche della componente politico-amministrativa.

Secondo l'assessore regionale all'Ambiente, Michele Losappio, «la Regione ha riconfermato la propria disponibilità a criteri di elasticità, peraltro già indicati nella legge, per consentire all'Ilva il raggiungimento del primo step di riduzioni di emissioni e auspica che uguale senso di responsabilità si possa trovare da parte dell'Ilva».

Tutto da rifare dunque mentre il dibattito politico sull'argomento si surriscalda. Per il capogruppo dell’Unione di Centro alla Regione Puglia, Antonio Scalera, «nessuno vuole che l’Ilva lasci Taranto però il ricatto occupazionale non può impedire ad alcuno di mettere in discussione una legge votata dall’intero Consiglio regionale e che punta ad assicurare il diritto alla salute di una popolazione fino ad oggi troppo martoriata. L’Ilva conosce gli strumenti per abbattere l’inquinamento, deve soltanto investire. Siamo favorevoli all’allungame nto della scadenza già fissata per il 31 marzo, purché non sia solo un modo per prendere tempo».

Di tutt'altro avviso è il consigliere regionale di An-Pdl e presidente provinciale An di Taranto Pietro Lospinuso. «Chi scrive - afferma - ha proposto, a lungo in assoluta solitudine, sia in occasione del dibattito sulla legge che in tutte le prese di posizione successive, proprio l’attivazione del tavolo tecnico che sta ricercando le soluzioni da proporre a quello nazionale per una nuova intesa tra Regione ed Ilva in ordine, non ai contenuti ed agli obiettivi della legge regionale, ma ai tempi della sua attuazione.

A causa di tale proposta di elementare buon senso, che puntava a tenere insieme le ragioni della Salute e del Lavoro, ho dovuto registrare violenti attacchi da parte di improvvisati pasdaran, tra i quali i più accaniti sono stati miei colleghi tarantini del Pd in Consiglio regionale, a cominciare dall’assessore Pelillo.

Dopo di allora ho constatato con crescente sorpresa un’autentica, disinvolta inversione ad U della linea di questo stesso partito, con successive quanto tardive prese di posizione dell’on.Bersani, del Presidente Florido e dell’on.Vico (per non parlare del sindaco Stefàno) che hanno sostenuto le identiche cose che avevo fino ad allora da solo sostenuto io, mentre i sindacati confederali ai più alti livelli si mobilitavano per evitare il rischio concreto di un trasferimento dell’azienda.

Peccato però che intanto l’Assessore Losappio chiamasse alla rivolta per lesa maestà i movimenti anti-Ilva, ai quali del lavoro e del reddito di 20 mila nostri conterranei non interessa granchè, agitando il fantasma di una ipotesi allo stato inesistente di impugnativa della legge regionale da parte del Governo, dimenticando di essere stato egli stesso a sfidare il Governo stesso in tal senso, per non parlare di una Costituzione che pare sia intangibile soltanto quando conviene alla sinistra.

Di qui un appello a quanti, a partire da Emiliano, finalmente sembra abbiano capito che Taranto e la Puglia non possono permettersi né la chiusura né il ridimensionamento dell’Ilva, ad operare politicamente di conseguenza, sconfessando gli estremisti e costringendo il Governo regionale ad un atteggiamento meno oltranzista e più costruttivo».

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