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L'AIA Italcave

La Regione Puglia ha avviato la procedura di Autorizzazione Integrata Ambientale regionale relativa alla discarica Italcave che sorge tra Taranto e Statte. La provincia di Taranto non può essere il ricettacolo delle emergenze nazionali.
20 febbraio 2009
Comitato per Taranto

A Nichi Vendola
A Michele Losappio
All'ing. Antonello Antonicelli – dirigente assessorato ecologia

La Regione Puglia ha avviato la procedura di Autorizzazione Integrata Ambientale regionale relativa alla discarica Italcave che sorge tra Taranto e Statte.

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Si tratta della più grande discarica per rifiuti speciali del Meridione. Il volume complessivo è di 6.600.000 metri cubi e dovrebbe sorgere a 900 metri dal centro abitato di Statte. Inoltre si aggiungerebbe ad altre discariche presenti sul territorio a poca distanza, come le due discariche Ilva.
Il 90% dei rifiuti speciali della Provincia di Taranto è prodotto dall'Ilva ed è stoccato in autosmaltimento nelle due discariche dello stabilimento siderurgico.

Da questi pochi dati si comprende che la discarica Italcave non servirebbe per smaltire rifiuti prodotti in loco ma per accogliere rifiuti provenienti da tutt'Italia.

Va detto che già tre milioni di metri cubi di rifiuti speciali sono stoccati nella discarica Italcave e che l'Autorizzazione Integrata Ambientale intende raddoppiarne la capienza.

Il sito della discarica ricade in area SIN (Sito di Interesse Nazionale) ed è interessato da bonifiche come quelle della Matra (PCB cancerogeni), della ex discarica Santa Teresa (discarica bonificata), alla Cemerad (rifiuti radioattivi) e San Giovanni (discarica bonificata). Si tratta quindi di un'area già deturpata e che con tanto impegno si cerca di recuperare da precedenti impatti ambientali tossici e nocivi. Si tratta inoltre di un sito che è parte dell'area più inquinata d'Italia, dove insistono aziende come l'Ilva, l'Agip, la Cementir, l'Edison. L'Italcave stocca inoltre, nell'area adiacente la discarica, il Pet-coke, sostanza al centro di una vasta contestazione per la sua tossicità e per il possibile uso nell'Ilva e nella Cementir.

Siamo quindi di fronte ad una impressionante concentrazione di discariche, di depositi e di stabilimenti in una zona fortemente degradata e inquinata che va assolutamente recuperata e alleggerita dai pesi ambientali. Aggiungere a tutto ciò anche la più grande discarica del Meridione per i rifiuti speciali ci sembra una vera e propria contraddizione, oltre che un affronto alla popolazione che già fa i conti con l'insidiosa ricaduta della diossina.

Di fronte a queste criticità è mancato il coinvolgimento del pubblico interessato: la popolazione, i comitati e le associazioni. Le informazioni necessarie al coinvolgimento informato del pubblico non sono mai giunte. Più volte la Regione Puglia è stata formalmente invitata a inserire sul suo sito Internet la documentazione relativa all'AIA regionale ma ad oggi tale documentazione non è stata messa online, come invece accade per la documentazione AIA nazionale che viene pubblicizzata sul sito del Ministero dell'Ambiente.

Va detto che la legge 108/2001 che recepisce la Convezione di Aarhus prevede esplicitamente l'informazione e la consultazione della popolazione fin dalle prime fasi del procedimento. Questo non è mai avvenuto per la discarica Italcave.

Le stesse amministrazioni comunali di Taranto e Statte, che si oppongono fermamente al progetto della discarica Italcave, sono state informate tardivamente del procedimento. In particolare il Comune di Statte ha saputo dell'AIA regionale a procedimento quasi concluso.

Se questo è avvenuto per le istituzioni è facile immaginare quale coinvolgimento sia stato messo in atto per i cittadini.

Ecco perché chiediamo che venga riavviata la procedura AIA su basi nuove e chiaramente partecipate. Chiediamo che i cittadini siano informati e che il Presidente della Regione si confronti su queste problematiche con la società civile organizzata. Non siamo di fronte ad una banale e qualunquistica protesta per rigettare rifiuti prodotti in loco. Siamo invece di fronte ad una protesta ragionevole e motivata. Il territorio è già deturpato da un pesantissimo inquinamento e da una vasta serie di discariche provinciali già autorizzate dalla Regione (Ecolevante, Vergine, ecc.), le quali già accolgono rifiuti provenienti da tutt'Italia (Napoli, Nord-Est, ecc.).

Chiediamo che la Regione si attenga a una pianificazione per il territorio. La provincia di Taranto non può essere il ricettacolo delle emergenze nazionali. La parola passi ai cittadini.

AIL – Paola D'Andria
Comitato cittadino per Statte – Guglielmo Esposito
Comitato per Taranto – Giulio Farella
PeaceLink – Alessandro Marescotti

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