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Veleni, l'ILVA assicura "già pronti per i lavori"

Via all´impianto: "Così ridurremo i valori, c´è sempre stata ampia disponibilità a dialogare con la Regione". Lo stabilimento tarantino sconta la crisi di settore e ad oggi sono quasi cinquemila i lavoratori destinati alla cassa integrazione.
21 febbraio 2009
Mario Diliberto
Fonte: Repubblica

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TARANTO - "Abbiamo già completato le fondamenta dell´impianto di urea e nei prossimi giorni prenderanno il via i lavori di montaggio meccanico ed elettrico".

Non ha dubbi Luigi Capogrosso, l´ingegnere manduriano che è alla guida dello stabilimento Ilva di Taranto: l´impianto che abbatterà le emissioni di diossine sarà pronto entro il 30 giugno, come previsto nell´accordo raggiunto giovedì sera a Palazzo Chigi. "Vorrei ricordare - aggiunge il direttore del siderurgico - che abbiamo ordinato l´impianto già ad ottobre 2008, ben prima della legge regionale. E non appena sono state rilasciate le autorizzazioni, cioè a dicembre, abbiamo iniziato i lavori.

A Roma - continua - è stata ritrovata la volontà di tutte le parti per coniugare le esigenze di salvaguardia ambientale con la fattibilità tecnica degli interventi e la piena operatività dello stabilimento. E´ un enorme passo in avanti grazie al quale si produrranno risultati tangibili". Il patto sottoscritto dinanzi al Governo, cambia anche la prospettiva di valutazione della legge regionale sulla quale si era innescato un acceso scontro.

"Valutiamo in modo positivo il protocollo aggiuntivo all´accordo di programma sottoscritto da tutte le istituzioni" - spiega il dirigente. "Adesso Ilva elaborerà uno studio per ridurre ulteriormente l´emissione di diossine. E questo entro il 31 dicembre 2009. Ci auguriamo che lo spirito rimanga di collaborazione e pragmatismo al fine di non ricadere negli stessi errori del passato".

Errori che indubbiamente avevano complicato il rapporto con la Regione anche se oggi si tende a stemperare la tensione che era salita alle stelle quando i limiti dettati da Bari avevano messo a repentaglio il rilascio dell´Aia. Ipotesi che andava ad incidere sulla stessa sopravvivenza della grande fabbrica. "Da parte nostra - precisa Capogrosso - c´è sempre stata ampia disponibilità a dialogare con la Regione nel merito dei problemi e sulle possibili soluzioni tecniche da adottare per migliorare l´impatto ambientale dello stabilimento. Disponibilità che, a maggior ragione, confermiamo dopo l´intesa". Ma le problematiche ambientali rappresentano solo uno dei fronti caldi dell´affaire Ilva.

Lo stabilimento tarantino sconta la crisi di settore e ad oggi sono quasi cinquemila i lavoratori destinati alla cassa integrazione. La cig è stata prorogata di altre 13 settimane e l´uscita dal tunnel al momento non si intravede. "E´ complicato fare previsioni" - non esita a dire Capogrossso. "I settori dell´auto accusano un - 32,6% dall´inizio dell´anno, quello della meccanica una contrazione degli ordini del 59% e dell´export del 39%. Ed è crisi nei settori degli elettrodomestici, della cantieristica navale e dell´edilizia.

Sono i settori trainanti della domanda di acciaio. Speriamo che presto possano ripartire per ridare vigore anche alla siderurgia. Noi saremo pronti a cogliere l´inversione di tendenza. Nel frattempo - conclude il direttore dello stabilimento - non fermiamo gli investimenti di adeguamento ambientale per dotarci delle tecnologie per rimanere competitivi a livello mondiale".

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