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ILVA, il rebus degli operai "aria pulita? no, il lavoro"

C´è paura tra i lavoratori per l´aumento della cassa integrazione. E l´ambiente non preoccupa. Gli operai "dobbiamo pensare ai figli, noi siamo come i soldati che vanno in guerra, uno mette anche in conto di morire".
21 febbraio 2009
Giuliano Foschini
Fonte: Repubblica

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Taranto - Bisognava scegliere, appunto. «Ma la risposta per quanto mi riguarda era obbligata. Prima di pensare a me, io devo dare da mangiare a mia figlia che ha compiuto ora cinque anni. Non ci sono altre parole. Noi siamo come i soldati che vanno in guerra, uno mette anche in conto di poter morire. Soltanto è che noi non combattiamo per la patria ma per l´affitto di casa». Sarà perché circolano queste parole fuori dai cancelli dell´Ilva - guerra, morte, affitto - sarà forse per la paura delle casse integrazioni che ormai si contano in migliaia. Sarà perché come dicono gli operai esperti «all´Ilva non esiste niente di piccolo», ogni cosa è enorme (i cavi, i forni, i fili elettrici, i guadagni, l´inquinamento) e quindi ancora più mastodontica più essere la crisi.

Sarà chissà per quale altra diavolo di ragione, che qui l´accordo raggiunto ieri a Roma ha un sapore ancora più forte, intenso tanto da essere difficile distinguere la bontà dal tanfo: «Noi sappiamo - riassume un sindacalista della Cgil - che questo è un passo importantissimo, fondamentale, direi storico. Siamo davanti a due possibilità in questo momento: o non cambia niente, e allora Taranto perderà o perché continuerà ad avvelenarsi o perché l´azienda decide di chiuderci e mandarci tutti a casa. Oppure cambia tutto e finalmente si riesce a trovare il giusto mezzo tra il lavoro e il rispetto dell´ambiente».

A Taranto però la gente ci crede. Ci credono in burocratese le istituzioni che parlano di «importante accordo istituzionale». Ci credono i sindacati, tutti: la Fiom «apprezza il raggiungimento dell´intesa istituzionale», «tutti i soggetti coinvolti hanno recuperato la capacità di rientrare nel merito e infine, trovato un ottimo equilibrio» dice la Fim, e sostanzialmente le stesse parole arrivano da Cisl e dalla Uil. Sono contenti persino gli ambientalisti: da Roma, Legambiente parla di «un accordo positivo che garantisce la fattibilità dei provvedimenti. Ora Taranto può voltare pagina e respirare aria nuova: è la prova che quando c´è la volontà politica, ambiente lavoro e salute possono coesistere».

Da Taranto quelli di Peacelink, invece, esprimono «soddisfazione». «Non viene messa più in dubbio la legittimità costituzionale della legge regionale antidiossina - dice Alessandro Marescotti - e non viene cambiato nemmeno il limite più qualificante della norma, ossia il limite di 0,4 nanogrammi di diossina dicembre 2010». Peacelink parla però di «papocchio romano» sui controlli: «La procedura indicata è troppo complicata e rischia di diventare quasi inapplicabile».

Sembra credere alla dissoluzione del punto interrogativo di diossina anche la politica. Dice il ministro dell´Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che «è stato raggiunto un accordo posititvo per l´ambiente e per il lavoro». «Questo accordo è un esempio di cooperazione» ribadisce il ministro degli Affari regionali, Raffaele Fitto d´accordo per una volta con il presidente della Regione, Nichi Vendola che commenta: «E´ stato fatto un passo avanti e non indietro». «Ilva, accordo storico» strilla una locandina all´edicola del Tamburi. Ci passa accanto la signora Lucia De Biasie, che da 15 anni abita in un condomino affaccio siderurgico. Contenta? «Che devo dire, che qua fin quando non riparano la lampadina di quel lampione sarà sempre pericoloso tornare la sera. Ma tutti se ne fregano».

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