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Nucleare, il gran rifiuto della Puglia

I sindaci del Salento: già dato, girate al largo. Alla fronda dei sindaci fa eco il governatore Vendola che censura la Puglia come "Territorio off limits a qualsiasi ipotesi nucleare", bollando la prospettiva come "sciagurata" e irrazionale
27 febbraio 2009
Fonte: Repubblica

Pericolo nucleare
Atomo made in Puglia? No grazie. Il no dei sindaci è secco, unanime e bipartisan. Senza appello. La tentazione di royalties e sgravi fiscali da barattare ospitando le quattro nuove centrali previste dal patto atomico Italia-Francia, non scalfisce i sindaci di Puglia, indisposti a cedere la scoperta della vocazione turistica del territorio con i trenta denari promessi: "La Puglia, il Salento, Brindisi, hanno già pagato un prezzo carissimo alla causa energetica: abbiamo già dato", dicono a una voce.

Alla fronda dei sindaci fa eco il governatore Nichi Vendola che censura la Puglia come "Territorio off limits a qualsiasi ipotesi nucleare", bollando la prospettiva come "sciagurata" e irrazionale, in considerazione delle caratteristiche geo-morfologiche del territorio, tanto quanto in termini ambientali ed economici: "La Puglia sarà un confine non superabile da parte di chi immagina questa specie di futuro in forma di trapassato remoto qual è il nucleare".

Il punto è proprio quello. Mare, basso rischio sismico, porti a un tiro di schioppo: il Salento perfettamente risponde, si direbbe per sua stessa natura se la natura c´entrasse qualcosa, all´identikit dell´insediamento ideale, tanto che la caccia alla lista segreta custodita dal ministro Scajola dei 34 comuni che avrebbero già detto nì, è proprio da qui che è partita.

Preoccupati e increduli, e tutti pronti a scendere in piazza. Ai picchetti ambientalisti è più che avvezzo il sindaco di Nardò Antonio Vaglio, Pd, che nel 1994 fece appena in tempo ad indossare il tricolore, che già era in strada a protestare contro la discarica di Castellino, a mezzanotte in punto: "Mi sono battuto contro la chiusura di quell´ecomostro, figurarsi se potrei in qualche modo aprire varchi al nucleare".

Il sindaco esibisce, con la precisa intenzione di tenersele ben strette, le cinque vele assegnate da Legambiente alla sua terra, e non ha esitato a levare la voce contro la prospettiva paventata dall´assessore Rosaria Manieri, di ospitare a Boncore, vicino Fattizze, un deposito di scorie radioattive. "Una follia", di cui chiese conto al ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto, senza ricevere una sillaba di risposta.

Da Nardò ad Avetrana, dal Pd a Fi. Contro il futuro nuclearizzato si è già abbondantemente espresso il sindaco forzista Mario De Marco. Più possibilista il suo vice di An, Alessandro Scarciglia: "La mia, sottolineo, è solo una posizione personale, credo che il nucleare non debba essere considerato un tabù e che se ne possa parlare".

In attesa che Avetrana ritrovi la strada maestra dell´unità sull´argomento, parla il collega di Manduria Saverio Massaro, Pd: "Schizofrenia. Logiche perverse", sbotta, di fronte all´incubo che ritorna dopo 25 anni esatti, quando Manduria scoprì la propria vocazione di insediamento nucleare, per lo meno così avrebbe voluto l´allora presidente della Regione, Quarta. Anche Massaro chiama in causa Fitto: "Si ricordi d´essere pugliese e salentino", dice, senza volerne fare battaglia di campanile.

Nel calderone delle ipotesi, torna naturalmente alla ribalta Carovigno, già adocchiata dall´Enel una ventina d´anni fa e iscritta nell´elenco delle possibili candidate ad ospitare una centrale nucleare da 2000 Mw fra Specchiolla e Torre Guaceto, all´altezza dell´oasi Wwf per intendersi. Il sindaco Udc Vittorio Zizza, a capo di una coalizione di centrodestra, liquida la questione in breve: "Noi siamo un territorio a vocazione turistica, di nucleare non ne vogliamo sapere. Se esiste un territorio a corto di vocazioni si faccia avanti, non noi". Al referendum del 1987 sul nucleare in Italia, Carovigno rispose con il 97 per cento dei no. Qualcuno ancora se lo ricorda.

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