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Fim-Cisl, Uilm-Uil parlano lo stesso linguaggio di Patron Riva

Di seguito vi riportiamo il comunicato stampa della segreteria provinciale del PRC e del dipartimento lavoro sul tema del lavoro. Brigati «Uilm-Fim insieme all'azienda hanno fatto fronte comune per isolare la Fiom cgil che sta portando avanti una posizione tesa a non far pagare la crisi ai soli lavoratori».
7 marzo 2009
Francesco Brigati

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Difendere il diritto di sciopero, difendere l’occupazione, i salari e le pensioni: questo è il motivo per cui Rifondazione Comunista nei prossimi giorni sarà davanti ai luoghi di lavoro per sensibilizzare i lavoratori rispetto all'ennesimo attacco alla Costituzione ed ai loro diritti e soprattutto per non lasciare da sola la Cgil in questa battaglia che si preannuncia campale per le sorti dei lavoratori e dei pensionati italiani.

In data 24- 25 febbraio nell'incontro svoltosi con la direzione Ilva per discutere la proroga della cassa integrazione, si è consumata l'ennesima strappo tra i sindacati presenti in fabbrica, con la firma della Fim,e con la Uilm che prende tempo, aspettando il 6 Marzo, giorno in cui cercheranno di racimolare qualcosa dall'incontro sul contratto integrativo.

In questi giorni i due sindacati (Uilm- Fim) insieme all'azienda hanno fatto fronte comune per isolare la Fiom cgil che sta portando avanti una posizione tesa a non far pagare la crisi ai soli lavoratori.

Vogliamo ricordare che grazie all’impegno ed all’abnegazione dei lavoratori abbiamo assistito ad anni record di produzione (11 milioni di tonnelate in un anno), utili di 2,5 miliardi di euro e 878 milioni di euro nel solo 2007.

Senza dimenticare che la corsa alla iperproduzione generatrice di profitti eccezionali è anche alla base di diversi incidenti in fabbrica alcuni dei quali mortali.

La Segreteria Provinciale di Rifondazione Comunista è vicina alle posizioni della FIOM/CGIL che ha cercato di tutelare i precari presenti in fabbrica chiedendo l'assunzione a tempo indeterminato.

Esattamente il contrario di quello che affermano i due segretari provinciali di Fim e Uilm, Lazzaro e Palombella, ai quali va ricordato che circa un anno fa hanno permesso l'ingresso di lavoratori atipici con contratti somministrati a uno, due, tre mesi con una presenza, prevista dall'accordo del 9% rispetto alla forza lavoro presente in fabbrica.

Se oggi in Ilva ci sono 300 lavoratori con contratti somministrati che non hanno nessuna certezza del loro futuro ,se non quello di ritrovarsi senza lavoro e senza ammortizzatori sociali, le responsabilità sono ascrivibili tutte di Fim e Uilm che hanno permesso il loro ingresso senza garanzie per il loro avvenire e in un luogo ad alto rischio di infortuni e morti sul lavoro.

E' incredibile che da un lato si parla molto di morti sul lavoro e dall’altro due sindacati decidano di far entrare in Ilva lavoratori per pochi mesi, senza che conoscano gli impianti e di conseguenza i rischi cui vanno incontro.

Altro motivo di scontro è stato la questione della rotazione tra il maggior numero di lavoratori e l'integrazione salariale per i lavoratori in CIGO, proposte assolutamente non rivoluzionarie ma che hanno un senso e cioè quello di alleggerire la crisi ai dipendenti Ilva che ogni fine mese si trovano con la triste realtà di dover affrontare mutui e bollette, ci viene in mente uno slogan del Partito della Rifondazione Comunista" IL MIO LAVORO E' PRECARIO MA IL MIO MUTUO NO".

Rifondazione Comunista ritiene questa ulteriore spaccatura sindacale non casuale e frutto di una linea nazionale filo-padronale di Cisl e UIL che rompono con la CGIL a beneficio di Confindustria e del Governo Berlusconi,danneggiando le condizioni dei lavoratori, già alle prese con una crisi che ha messo in ginocchio le famiglie.

L'ultima vicenda riguarda il diritto allo sciopero, diritto fondamentale costituzionalmente garantito.

Il segr.nazionale CIsl Bonanni e il segr. naz. Uil Angeletti, che non hanno nascosto la loro approvazione al ddl presentato dal ministro del Lavoro Sacconi sulla compressione del diritto di sciopero, dovrebbero ricordarsi che esso è uno strumento, forse l’unico, che serve a tutelare i lavoratori, la parte più debole, da chi ha il potere cioè i padroni e il Governo stesso.

La vicenda diventa ancora più grave perché tale decisione viene assunta nel bel mezzo della più grande crisi capitalistica che il mondo abbia mai conosciuto dal 1929 e per cui ci aspetta una grande ristrutturazione del sistema che chiaramente coloro che di tale crisi sono i responsabili, banche, multinazionali e governi di ispirazione liberista, vogliono far pagare ai lavoratori e ed ai pensionati.

La cronaca dei lavoratori Fiat di Pomigliano D’Arco dimostra in modo paradigmatico di come il governo e la grande impresa intendono fronteggiare la crisi e lo spettro della disoccupazione: dosi massicce di manganellate e delocalizzazione della produzione; non è un mistero che oltre il 50% della produzione della Fiat avvenga all’estero nonostante la stessa goda di impressionanti finanziamenti pubblici.

Governo e Confindustria hanno sempre voluto allontanare la possibilità di scioperare dal momento in cui nasceva il bisogno di licenziamenti, riorganizzazioni aziendali, privatizzazioni, cattivo andamento delle trattative aziendali.

I dati mettono in evidenza che gran parte degli scioperi sono indetti per crisi e ristrutturazioni aziendali, per il non rispetto di accordi stipulati, per contratti non rinnovati da tempo.

Ora il governo interviene anche per tutelare i sindacati complici : Cisl, Uil e Ugl con cui hanno siglato il nuovo modello contrattuale che prevede la riduzione dei salari e degli stipendi, la deroga in peggio al contratto nazionale, la sospensione del conflitto proprio durante la trattativa, l' arbitrato e la conciliazione obbligata.

Difendere il diritto di sciopero, difendere l’occupazione, i salari e le pensioni: questo è il motivo per cui Rifondazione Comunista nei prossimi giorni sarà davanti ai luoghi di lavoro per sensibilizzare i lavoratori rispetto all'ennesimo attacco alla Costituzione ed ai loro diritti e soprattutto per non lasciare da sola la cgil in questa battaglia che si preannuncia campale per le sorti dei lavoratori e dei pensionati italiani.

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