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Ilva, 580 operai vanno a casa per il blocco dell'acciaieria 2

Non aumenta il numero totale dei cassintegrati: restano 4mila Il sindacato: «Speriamo che non chiudano l'altoforno» L'azienda ha motivato il blocco con la crisi dei mercati e la caduta della domanda nel settore automobilistico
10 marzo 2009
Cesare Bechis
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

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TARANTO — Da domenica sera Ilva ha fermato l'acciaieria 2 dello stabilimento siderurgico di Taranto. In anticipo sul cronoprogramma, anche a causa di un guasto all'impianto di desolforazione, ha messo in libertà 580 lavoratori addetti all'esercizio. Il tetto massimo di cassa integrazione, fissato a quattromila nell'accordo sottoscritto il 26 febbraio scorso, comunque non cambierà. A compensazione non si bloccherà più l'acciaieria 1. «I numeri questi erano e questo rimarranno - sottolinea Peppe Lazzaro, segretario della Fim-Cisl, - i sindacati hanno firmato un'intesa con l'azienda. Eventuali variazioni devono essere discusse. Oggi, in ogni caso, è in programma un incontro proprio per ragionare sui criteri della rotazione dei dipendenti da mettere in cassa».

L'azienda ha motivato il blocco dell'acciaieria 2 con la crisi dei mercati e la caduta della domanda nel settore automobilistico che ha perso il 40 per cento di immatricolazioni di nuove vetture.

«E' un duro colpo per l'immagine dell'azienda a livello internazionale - commenta Rocco Palombella, segretario provinciale della Uilm, sono stati fatti calcoli puramente economici: l'acciaieria garantisce una produzione di ghisa sufficiente per l'attuale situazione del mercato. Per il futuro c'è preoccupazione. Ci auguriamo che non decidano di chiudere anche l'altoforno».

Inutile nasconderlo, le organizzazioni sindacali guardano al futuro con grande preoccupazione anche perché Ilva non ha mai nascosto che le premesse per una ripresa del mercato dell'acciaio non si vedono e che la cassa integrazione potrebbe allungarsi a tutto il 2009.

La crisi, nella fabbrica tarantina, si manifesta con un'altra decisione aziendale. Raddoppia, rispetto a quanto previsto e comunicato anche ai sindacati, il periodo di fermo del Treno nastri 2, che già gira con 15 turni su 21. Il blocco non si limiterà più a una settimana ogni mese, ma salirà a due. E la fermata scatterà da lunedì prossimo. In contemporanea cesserà l'attività per lo stesso periodo anche il treno lamiere.

La crisi nel settore si fa più acuta e l'azienda ha preso questi provvedimenti che limitano la produzione. Oggi, con questa forza lavoro in cassa integrazione, la produzione si attesta su circa cinque milioni di tonnellate l'anno. I problemi, al contrario, non si avvertono ancora al tubificio legato com'è a commesse di più lunga durata.

L'azienda, mentre comunicava il blocco dell'acciaieria 2, confermava gli investimenti di natura ambientale avviati sugli impianti «che non subiranno alcun rallentamento ma proseguiranno in linea con quanto previsto nelle linee guida bat. Per concludere - recita il comunicato di Ilva - si ribadisce che non si tratta dio una fermata definitiva e, non appena le condizioni di mercato lo permetteranno, l'impianto verrà riavviato e tutto il personale richiamato al lavoro nel più breve tempo possibile».

Sullo sfondo della crisi internazionale, del rallentamento della produzione da parte di Ilva e della conseguente cassa integrazione rimane comunque in piedi la trattativa sul contratto integrativo. Sindacati e azienda si rivedranno il 18 e 19 marzo.

Due le possibilità. O una somma una tantum per alleggerire il peso della cig e rinvio a fine anno dell'intera intesa economica oppure ridiscutere il contratto cercando di rinnovarlo su basi nuove.

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