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Gravine, protesta e proposta degli ambientalisti alla Regione Puglia

Riceviamo dal “Coordinamento per il Parco delle Gravine”, (Federazione regionale speleologica, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, ente gestione oasi S.Elia, Osservatorio martinese sull’urbanistica, WWF) e pubblichiamo
16 marzo 2009

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Un nuovo attacco contro il parco delle gravine è stato scatenato da diversi sindaci con il concorso di associazioni venatorie e della Confagricoltura. Il tentativo è quello di ridimensionare ulteriormente la superficie del parco già attualmente assottigliata rispetto alla sua estensione naturale, circa 28 mila ettari a fronte dei 100 mila emersi da uno studio del prof. Bassani nel 1990. Il parco è lo strumento piùidoneo per tutelare e salvaguardare un patrimonio naturale, paesaggistico e storico di valore assoluto come la terra delle gravine e per dare un futuro ad un territorio che soffre la presenza di un comparto industriale in declino e ad alto impatto ambientale.

L’opposizione al parco è condotta da forze che intendono difendere la cementificazione sempre più spinta in atto e forme insostenibili di agricoltura e zootecnia di carattere intensivo che sono all’origine di processi distruttivi della terra delle gravine come il dissesto idrogeologico e l’alterazione del paesaggio naturale ed agrario tramandato di generazione in generazione.

Le forze anti-parco hanno chiesto alla Regione di accogliere tutte le domande di esclusione presentate dagli agricoltori rivendicando un diritto assoluto di poter disporre a loro piacimento dei propri terreni. Per sindaci e Confragricoltura la terra delle gravine è concepita come zona franca nella quale, a differenza di quanto accade ovunque, le leggi dello Stato in materia di tutela di ambiente, paesaggio, beni archeologici etc debbono applicarsi solo a discrezione dei proprietari.

Tali domande possono essere accolte solo se non ledono la continuità territoriale del parco, la sua omogeneità naturalistica e se non mettono a rischio la salvaguardia e la tutela del suo patrimonio multiforme. Del tutto fuorviante ed in contrasto con la legge è la richiesta di sindaci ed associazioni venatorie di consentire la caccia all’interno del parco.

La Regione ha proposto una modifica della legge istitutiva del Parco prevedendo l’is tituzione di una fascia “3”, nella quale includere 1.600 degli ettari per i quali è stata inoltrata richiesta di uscita dallo stesso parco. In questa zona rimarrebbero in vigore solo le norme urbanistiche previste dai PRG comunali con l’eliminazione della gran parte dei vincoli preesistenti.

Per le associazioni ambientaliste la proposta necessita di urgenti chiarimenti. Se positivo è il tentativo, da parte della Regione, di non ridurre il perimetro del parco, d’altro canto la soluzione proposta non sembra offrire le necessarie garanzie di tutela per le aree da inserire nella proposta zona “3”. Si pensi alla graduale deregulation in materia urbanistica a livello nazionale che ha facilitato il massiccio ricorso alle varianti urbanistiche (vedi i SUAP) e la conseguente cementificazione delle aree tipizzate come agricole. Per le associazioni ambientaliste occorre che l’applicazione della normativa comunitaria e nazionale, pur in una diversa tipizzazione delle aree del parco delle gravine, debba essere garantita in tutta la sua estensione.

L’istituzione di una fascia “3” deve inoltre essere considerata strumento non già per ridurre la superficie del parco, ma per allargarlo ad aree contermini allo scopo di renderlo gestibile attraverso una più razionale linearità del suo perimetro.

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