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La guardia resta alta

Gli ambientalisti, appartenenti a varie associazioni, hanno fatto sentire la loro voce pungolando i rappresentanti istituzionali sui possibili rischi connessi all’utilizzo di questo tipo di impianti, a cominciare dall’emissione di nanoparticelle.
23 marzo 2009
Alessandra Congedo
Fonte: TarantOggi

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Il rischio di un appagamento mentale sul fronte della lotta all’inquinamento è stato superato. Un rischio che Taranto ha seriamente corso dopo l’approvazione della legge regionale antidiossina e la sottoscrizione di un nuovo accordo tra Ilva e istituzioni. Il raggiungimento di questi due traguardi avrebbe potuto riassopire le coscienze dopo mesi di frenetica vitalità e produrre un clima di eccessiva distensione.

Così non è stato. Le associazioni ambientaliste hanno continuato a tenere la guardia alta. E’ bastato entrare nella Sala degli Specchi di Palazzo di Città, giovedì scorso, nel corso dell’incontro-dibattito sull’imminente riattivazione dell’inceneritore per rendersene conto.

La sala era gremita come non mai. Gli ambientalisti, appartenenti a varie associazioni, hanno fatto sentire la loro voce pungolando i rappresentanti istituzionali sui possibili rischi connessi all’utilizzo di questo tipo di impianti, a cominciare dall’emissione di nanoparticelle.

Una fame di partecipazione che sta gradualmente convincendo le istituzioni locali ad una maggiore apertura al dialogo e al confronto, anche se da questo punto di vista
ci sono ancora tanti passi da compiere. Intanto, sulla falsariga di quanto accaduto nel 2008, anche il 2009 sta offrendo continui appuntamenti dedicati alla questione ambientale.

Risale soltanto a due settimane fa il convegno promosso da Ail, Comitato per Taranto ed altre associazioni, sul tema “Emissione colposa, salute pubblica”, che ha trattato dei nessi di causa ed effetto tra agenti inquinanti e danni alla salute e sulla necessità di offrire maggiori tutele giuridiche a coloro che si ammalano per colpa di un ambiente avvelenato.

Si sono gettate le basi per una nuova battaglia che mira a garantire ai cittadini ionici più sfortunati quel risarcimento del danno finora negato. Anche sul fronte amianto si sta muovendo qualcosa, come attesta l’incontro organizzato venerdì scorso dall’associazione “Esposti amianto” e dall’ associazione “12 giugno”, durante il quale si è chiesto (a gran voce) alle istituzioni di non abbandonare al loro destino quelle migliaia di lavoratori che per anni hanno lavorato a contatto con la micidiale fibra cancerogena e che rischiano di ammalarsi in una totale mancanza di sorveglianza e assistenza sanitaria.

In questi giorni si è mossa anche Legambiente che ha consegnato al ministero dell’Ambiente le lenzuola della campagna “Mal’Aria”. Lenzuola che si presentavano completamente annerite dopo quaranta giorni di esposizione alle polveri industriali che quotidianamente si riversano sulle abitazioni dei “Tamburi”, eclatante testimonianza di quanto sia insostenibile la situazione del quartiere.

Il prossimo appuntamento importante è fissato per il 31 marzo, con il convegno promosso dall’associazione “Impatto Zero” sul tema “Diagnosi e terapia di chelazione dei metalli pesanti e inquinanti”.

Ma è sulla dicotomia lavoro-salute e sull’ambizioso tentativo di abbatterla che verteranno gli altri convegni in programma, a partire da quello organizzato da Sinistra Democratica per il 3 aprile che avrà per oggetto “Ambiente e lavoro per rilanciare lo sviluppo a Taranto”. L’ospite d’eccezione sarà l’europarlamentare Claudio Fava.

Il 18 aprile toccherà al convegno “Amianto e questione ambientale, tutela del lavoro e diritto alla salute”, curato da Contramianto, e alla manifestazione organizzata dalla Rete Nazionale contro le morti bianche, con cui si chiederà un ambiente sano sui posti di lavoro.

Tutti segnali di un fermento che fa ben sperare per il futuro di questa città, per un suo riscatto concreto e non solo morale. Ma questo fermento produrrà effetti tangibili soltanto se la classe politica saprà accoglierlo e utilizzarlo come lievito per una politica più responsabile e sensibile ai temi della salvaguardia ambientale e dello sviluppo ecosostenibile.

D’altronde siamo alla vigilia di due importanti scadenze elettorali, quelle per il rinnovo del Parlamento Europeo e della Provincia, due istituzioni che rivestono un ruolo chiave nell’ambito delle politiche per l’ambiente. Sarà compito dei candidati dimostrare di avere recepito le istanze della comunità ionica, mentre sarà compito dei cittadini individuare e premiare coloro che davvero se ne fanno interpreti.

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