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Riemerga l’Anfiteatro!

Dopo decenni di diatribe e malcostume, la città chiede di conoscere le sue vestigia. Un'incontro per far riemergere l’anfiteatro romano di Taranto, da secoli sepolto, semi-ignorato e rimasto segregato dall'incuria.
21 aprile 2009
Pippo De Vitis
Fonte: TarantOggi

Comune di Taranto
«Rischiamo di dover restituire un milione e mezzo di euro, quando possiamo recuperare un patrimonio incommensurabile». E’ il concetto emerso dalla conferenza che si è tenuta ieri a Palazzo di Città sulla questione legata al mercato coperto di via Anfiteatro, che ha visto protagonisti, tra gli altri, l’assessore al Risanamento della Città Vecchia Lucio Pierri, il vicesindaco e assessore all’Urbanistica Alfredo Cervellera e rappresentanti del cosiddetto “partenariato sociale”, oltre a specialisti e tecnici del settore.

Oggetto della riunione: far riemergere dalla melma in cui l’anfiteatro romano di Taranto, da secoli sepolto e semi-ignorato, è rimasto segregato da incuria e peggio.

Una situazione che ha raggiunto il suo apice quando, nel 2006, dopo il fallimento del cosiddetto “Teatro dell’Innovazione”, per cui la giunta Di Bello ottenne appunto 1 milione e mezzo di euro e finito in balia dei topi, dopo l’abbandono da parte della ditta che avrebbe dovuto realizzarlo e che - evidentemente non pagata - ha lasciato il cantiere.

Ed ecco che l’Amministrazione ha chiesto aiuto ad appassionati ed addetti ai lavori, come ci ha spiegato lo stesso Cervellera. «La nostra idea - spiega - è quella di portare l’area del mercato coperto ad una destinazione d’uso diversa: da teatro a parco archeologico, cercando di recuperare, per quanto possibile, ad usufruibile l’antico anfiteatro romano tarantino. Per far questo, intendiamo inserire un progetto-stralcio all’interno del progetto di Area Vasta, in modo da recuperare l’area, che oggi abbiamo adibito a parcheggio per soli sei mesi dopo averla disinfestata, in modo da poter portare all’attenzione della Regione appunto il nuovo progetto che consentirebbe alla città di assumere la sua identità legata alla propria storia, dalla Magna Grecia in poi».

I problemi veri, però, sono altri e si sostanziano con un rapporto tutt’altro che idilliaco da sempre sussistente con la Sovrintendenza ai Beni archeologici. «Noi insistiamo per giungere ad una collaborazione costruttiva - conclude Cervellera - e crediamo che ci siano i margini per far sì che in poco tempo, riguadagnando in tempo e soldi perduti (il “Teatro dell’Innovazione” ci vide contrari fin dall’inizio, per non parlare delle macerie cui assistiamo con il “Fusco”) anche Taranto possa avere, almeno in parte, la possibilità di godere del suo Anfiteatro».

C’è da chiedersi come mai, in tutta Italia, ma anche in Francia, tanto per citare alcuni esempi, tali esempi siano stati sempre curati e preservati dall’incuria o dall’incapacità di amministratori evidentemente incapaci di comprenderne la portata ed il valore. Se davvero si riuscirà a far riemergere, anche solo in parte, quanto si nasconde nel sottosuolo, dall’area del mercato coperto fino a dove sarà possibile (visto che - a quanto pare - l’anfiteatro tarantino arrivava fino alla zona dove si trova attualmente l’ospedale SS.Annunziata) potrebbe davvero rappresentare un segnale di rinascita per una città ogni giorno che passa sembra averne sempre più bisogno.

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