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Ok alle attività per la ricerca di idrocarburi. L'azienda deve rispettare cinque prescrizioni a tutela dell'ambiente

Petrolio, c'è il via libera: le trivelle Eni nei fondali del mare di Taranto

Il ministero dei Beni culturali ha dato parere favorevole, se pur condito da cinque prescrizioni, alla richiesta dell’azienda petrolifera fatta il 10 settembre dell’anno scorso.
29 settembre 2009
Fonte: Corriere del Mezzogiorno - 29 settembre 2009

Taranto come il Texas?
Un ricco giacimento di petrolio sotto i fondali marini dello Ionio? Per ora, di certo, si sa che l’Eni andrà a caccia di petrolio nella rada di Taranto. I fondali del mar Grande saranno infatti trivellati alla ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi. Il ministero dei Beni culturali ha dato parere favorevole, se pur condito da cinque prescrizioni, alla richiesta dell’azienda petrolifera fatta il 10 settembre dell’anno scorso.

- La svolta s’è avuta dopo che l’Eni ha ridotto a 515 chilometri quadrati l’area delle ricerche. Questa nuova perimetrazione esclude la terra ferma e limita i sondaggi solo al mare lungo una linea ideale che collega le isole Cheradi (San Pietro e San Paolo), poste proprio di fronte al Lungomare della città, fino a Lido Azzurro, da una parte, e oltre la costa di Leporano dall’altra. Il via libera è stato comunicato lo scorso 23 luglio ai ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente, oltre che alla Regione Puglia e all’azienda, dopo l’acquisizione del benestare, positivo per quanto problematico e pieno di dubbi, delle due Soprintendenze.

Nella relazione del 26 giugno scorso di Augusto Ressa, soprintendente ai beni architettonici e paesaggistici di Taranto, Brindisi e Lecce, sono riconfermate grandi perplessità nel caso in cui il petrolio dovesse effettivamente trovarsi nel golfo di Taranto. «Future prospettive di perforazione di fondali - è scritto - potrebbero provocare inquinamento delle acque per sversamento accidentale di olio a mare». Ressa sottolinea il carattere e la vocazione turistica delle coste lungo le quali Eni porterà avanti le ricerche, auspica che la ricerca «sia attuata con criteri non distruttivi e a impatto zero sul paesaggio costiero e sulla balneabilità».

Il primo luglio era stato l’ex soprintendente ai beni archeologici, Giuseppe Andreassi, a fornire un parere non ostativo. Prendeva atto della «riperimetrazione» e dell’uso di «tecniche non invasive nelle indagini che non configurano pericoli di danneggiamento di eventuali relitti presenti sul fondo marino mentre si possono configurare situazioni di rischio per il patrimonio archeologico sommerso nella seconda fase allorché si debba procedere all’esecuzione di pozzi esplorativi». Di fronte al sostanziale via libera delle due Soprintendenze, il ministero ha detto all’Eni, divisione Exploration e Production, che sì, può perforare mar Grande purchè rispetti cinque prescrizioni.

Insomma, l’ok è arrivato, ed è condizionato solo ad alcuni accorgimenti. Primo: se durante le ricerche si ritrovano relitti di rilevanza archeologica bisogna sospendere tutto e dare comunicazione alla Soprintendenza. Due: Eni dovrà dare preventiva e anticipata comunicazione alla Soprintendenza della data d’inizio delle ricerche. Tre, le opere per il pozzo esplorativo comprensive delle prospezioni archeologiche dovranno essere autorizzate dalla Direzione generale per la qualità e la tutela del paesaggio dopo aver sentito le Soprintendenze.

Quattro, poiché l’area dei sondaggi è «di particolare valenza culturale e la città di Taranto è altamente simbolica» il ministero «raccomanda il rispetto delle misure di prevenzione e mitigazione indicate negli standard di buona pratica che sono: osservatori a bordo per individuare eventuali cetacei che potrebbero soffrire dall’uso degli strumenti, uso progressivo e graduale delle onde sismiche a bassa intensità, sospensione degli spari in caso di presenza di cetacei, in caso di avvistamento riprendere i lavori trenta minuti dopo l’avvistamento, minimizzazione della propagazione delle onde acustiche, prospezioni da condurre, per cortesia, senza interferire con i periodi di riproduzione dei mammiferi marini. Cinque, tutti i costi sono a carico dell’Eni». Fino a qualche anno fa sulla riva del mar Grande c’era ancora la Belleli che costruiva le migliori piattaforme per ricerche petrolifere. Avrebbe probabilmente fatto comodo nel caso in cui si scoprissero giacimenti come nel mar del Nord.

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