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La denuncia dell'ambientalista tarantino Fabio Matacchiera

San Paolo assaltata dai predoni saccheggiati molo e fortezza

L’isola della Marina militare è ormai abbandonata. Sottratte le chianche. Cervellera: «La diano a noi»
Lea Cifarelli (Cesare Bechis)
Fonte: Corriere del Mezzogiorno - 06 novembre 2009

molo con i mattoni divelti
Chianca dopo chianca se la stanno portando via. L’isola di San Pa­olo, una delle due Cheradi di fronte alla rada del mar Grande di Taranto, è ormai priva di interesse per la Marina italiana. Difatti non c’è più personale militare sul possedimento. La sua dismissione, pe­rò, è ancora di là da venire, quindi l’iso­lotto non è ancora passato all’agenzia del Demanio. Si trova nella classica terra di nessuno della quale approfittano i ma­lintenzionati che la stanno facendo a pezzi. Magari su commissione di qualcu­no che vuole farsi una casetta in campa­gna o un vialetto o un muro a secco. Può anche darsi che quelle pietre bianche e levigate siano trasferite e trapiantate al nord, come gli ulivi e i trulli. La segnala­zione al ministero della Difesa, all’Ammi­ragliato e alla Capitaneria di porto l’ha lanciata Fabio Matacchiera, l’ambientali­sta animatore dell’associazione Caretta Caretta.

Ha reso pubblica una voce circo­lante nell’ambiente dei pescatori accorti­si da tempo delle manovre di smontag­gio dei pontili e di parte dell’ex fortezza di Laclos. Da tempo c’è all’opera un grup­po di una decina di ladri che, armati di attrezzi adatti, rimuovono le chianche delle banchine e i grossi mattoni dei frangiflutti, non disdegnando neanche le pietre dell’ex fortificazione. Murata più volte dalla Marina militare è stata si­stematicamente riaperta al saccheggio. Agiscono verosimilmente durante la notte, approdano con due barconi, smontano e poi ritornano per portare via il carico. Molti vedono, nessuno par­la. «Andremo a verificare sul posto - af­ferma il capitano di vascello Giuseppe Barbera, capo ufficio stampa del diparti­mento dello Ionio, - perché non abbia­mo più personale sull’isola che è in via di dismissione. Siamo ancora responsa­bili del bene, è ovvio, però dobbiamo ac­certare quanto dipende dal saccheggio e quanto dalle mareggiate o dalle intempe­rie. Abbiamo murato molte volte la for­tezza proprio per evitare ingressi indesi­derati, ma abbiamo verificato che la sfondano ogni volta».

Matacchiera so­stiene che «le operazioni di sbancamen­to vengono effettuate con l'asportazione di migliaia di grosse chianche levigate che costituiscono la bellissima pavimen­tazione e la rimozione di molte centina­ia di pesantissimi mattoni bianchi, di pregiata fattura e del peso di alcuni quin­tali che formano i moli della banchina e della stessa fortezza. Il materiale, una volta rimosso, viene trasportato e raccol­to furtivamente all'interno del porticcio­lo, dove poi viene caricato a bordo di grosse barche per destinazione ignota. Sono anche evidenti delle zone dove i mattoni, le chianche ed i pesanti blocchi sono stati raccolti, per essere presto cari­cati nuovamente su grosse imbarcazio­ni. Nel totale stato di abbandono dell'iso­la assistiamo, questa volta, alla terza vio­lazione di un bene storico e militare da parte di vandali, cittadini italiani e taran­tini ». Il vice sindaco Alfredo Cervellera, che si occupa della aree demaniali, con­ferma le manifestazioni di interesse per San Paolo. «Abbiamo presentato alcuni progetti di utilizzazione dell’isola - osser­va - per farci una riserva sottomarina o un centro di attività legate alla nautica e alla vela. La dismissione procede con lentezza, però, tanto che abbiamo scrit­to una nuova lettera al presidente del consiglio Berlusconi per avviare la tratta­tiva del passaggio all’agenzia del dema­nio. In assenza di risposte faremo inizia­tive clamorose perché la città ha biso­gno di recuperare le aree demaniali».

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