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Dal 18 Gennaio al 1 Marzo

Torna la rassegna «Taranto non dorme». Quattro spettacoli sul vivere quotidiano

Quinto anno per la kermesse sul teatro contemporaneo promosso dall'associazione «Punto a capo»
Fonte: Corriere del Mezzogiorno - 13 gennaio 2010

Torna per il quinto anno consecutivo «Taranto non dorme», rassegna di teatro d'autore contemporaneo, promossa dall'associazione «Punto a capo». Sono quattro gli spettacoli che animeranno il palcoscenico del Cinema Teatro Bellarmino, sempre di lunedì alle ore 21, dal 18 gennaio all'1 marzo.

TARGATO H - Il primo spettacolo, lunedì 18 gennaio, è affidato a David Anzalone in arte Zanza che porta in scena, per la regia di Alessandro Castriota, «Targato H», una pièce comica in cui si tratta il tema dell'handicap. Il filo conduttore è il costante ribaltamento in chiave ironica delle concezioni comuni che si hanno nei confronti dell'handicap e dell'handicappato. «Targato H» è la rappresentazione di due modi di intendere la vita. L'ottusità di chi si lascia ingabbiare dal pregiudizio opposta alla consapevolezza di chi guarda in faccia alla realtà, la chiama con il proprio nome e per questo ne esce vincente. Proprio partendo da una presa di coscienza della propria condizione di portatore di handicap si può abbattere quella cultura caritatevole che genera il pregiudizio.
Una scena de "Mangiami l'anima e poi sputala"
MANGIAMI L'ANIMA E POI SPUTALA - Per il secondo appuntamento, in programma lunedì 1 febbraio, la compagnia barese Fibre Parallele presenta «Mangiami l'anima e poi sputala», ispirato dal romanzo omonimo di Giovanna Furio e semifinalista al Premio Scenario 2007. Nello spettacolo di e con Licia Lanera e Riccardo Spagnolo, Cristo, uomo tra gli uomini, un extracomunitario del sentimento, offre il suo amore al grado zero, terreno, cioè il più semplice, ma incontra le resistenze e le barricate messe in piedi dalla donna, vincolata da una spiritualità dogmatica e restrittiva. Il racconto della storia, alterna estetica e comicità in un'atmosfera apparentemente ridanciana, ma in realtà cupa e tragica. A sugellare il tutto un formulario del kitsch, che domina il senso religioso del sud, tra altarini-museo e riti personali, trasformando la scena in una irriverente discarica religiosa.

L'ABORTO - Lunedì 22 febbraio, Saverio La Ruina, vincitore come miglior attore del Premio Ubu 2007 e già apprezzato ospite della stagione 2008 di «Taranto non dorme», è il protagonista di «L'aborto», la storia di una donna in una società dominata dall'atteggiamento e dallo sguardo maschili: uno sguardo predatorio che si avvinghia, violenta e offende; un atteggiamento che provoca gli eventi ma fugge le responsabilità. L'aborto ne è solo una delle tante conseguenze, la più estrema. La protagonista racconta l'universo femminile di un paese del meridione. Schiacciata da una società costruita da uomini con regole che non le concedono appigli, e che ancora oggi nel suo profondo stenta a cambiare, soprattutto negli atteggiamenti maschili, racconta il suo calvario in un sud arretrato e opprimente. E lo fa nei toni ironici, realistici e visionari insieme, propri di certe donne del sud. Non mancano momenti sarcastici e ironici come quando gli uomini geometri misurano il corpo femminile come se al posto degli occhi avessero il metro.

UN MONDO PERFETTO - La rassegna si chiude lunedì 1 marzo con «Un mondo perfetto» di Bam Teatro, giovane compagnia romana. Lo spettacolo, di Sergio Pierattini con Milvia Marigliano, Massimo Lello e lo stesso Pierattini, vincitore del Premio Riccione 2007, racconta la storia del sogno di una coppia non più giovanissima di adottare un figlio. Quando scopriamo in scena i due protagonisti il loro calvario di attese e delusioni sembra essere definitivamente concluso. L'arrivo del figlio è in realtà l'inizio di un percorso di difficoltà devastanti che fin dal secondo quadro si rivelano insuperabili. I due protagonisti scoprono in rapida successione quanto sia ''impossibile'' amare questo ragazzo, che non a caso non compare mai sulla scena, non per la sua personalità, ma per la stessa natura dei due protagonisti che ben presto scoprono che il loro è un universo a due, grigio, ma al tempo stesso autosufficiente e appagante. Sergio Pierattini propone un testo crudele, dove il dolore viene indagato senza mezzi termini. Più che i giudizi morali prevale, una volta svelato il mistero e tolta ogni ambiguità alla scomparsa del figlio, un senso di sincera e umana comprensione per i due sfortunati protagonisti.

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