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Erano invitati anche loro, ma non c'erano...

In occasione della conferenza stampa convocata da Altamarea presso la masseria dei Fornaro mercoledì 24 marzo, sono stati invitati giornalisti e candidati alle regionali, per discutere sulla questione DIOSSINA e INDENNIZZO ALLEVATORI.
26 marzo 2010
Mariangela Franco
Fonte: Tarantoggi - 25 marzo 2010

Erano invitati anche loro, ma ovviamente non c’erano. Rispondendo alla prima regola prevista per un assassino modello, “mai tornare sul luogo del delitto”. Si dirà che avevano impellenti e improrogabili impegni istituzionali: si legga campagna elettorale o timore di metterci la faccia. La scelta la lasciamo a voi.
Ieri mattina alla masseria Fornaro, il presidente della Regione Vendola non c’era. Così come non c’erano il sindaco di Taranto Ippazio Stéfano e il presidente della Provincia, Gianni Florido. Sono presenti solo quando si tratta di presentare i loro progetti, mai quando c’è più bisogno di loro. Quando cioè la politica dovrebbe essere parte attiva della vita di una comunità. L’essenza stessa che dovrebbe far parte del dna di uomini politici. Ma con i tempi che corrono, è chiedere davvero troppo. Si dirà ancora: ma qui la politica però è intervenuta. Giusto. O meglio, lo Stato arrivò in questa stupenda masseria, in un giorno uggioso del dicembre di due anni fa. Arrivò con un dispiegamento di forze inaudito, nemmeno fossimo di fronte al pericolo di un colpo di stato. Vennero per prelevare oltre 500 capi di bestiame per portarle al macello. Elementi pericolosissimi per Taranto e i tarantini. Avevano commesso il reato di brucare per anni un terreno contaminato da diossina, inquinato senza ritegno da un’area industriale distante da questi campi, appena due chilometri.
Manifestazione Altamarea 2009


Oggi, dove dovevano esserci le pecore dell’allevamento dei Fornaro, c’è una stupenda e giovane cavallina, sola in un recinto deserto, che proprio oggi correrà all’Ippodromo Paolo VI. Sì, perché ai Fornaro sono rimasti solamente i cavalli e la coltivazione delle olive. Non è stato nemmeno possibile convertire la masseria in un bed and breakfast. Né trasformare il maneggio in un luogo per far praticare ippoterapia ai ragazzi disabili di Taranto. Men che meno dare vita ad un caseificio o ad una cooperativa. E’ rimasta solo la bellezza di un posto che sa di storia, calpestato da un mostro d’acciaio che sputava veleni anche ieri mattina. Altamarea ha preferito mantenere un profilo basso. Dichiarando che grazie alle analisi effettuate su questi terreni, si è potuta riscontrare una presenza di diossina di elevate dimensioni. In second’ordine, ha dichiarato che i test effettuati grazie al sistema wind select, hanno dimostrato come la diossina provenga dall’area industriale. Ma finché non ci sarà il pronunciamento della procura, non si potrà dire con assoluta certezza il nome di chi ha ricoperto di diossina quest’area. Una presa di posizione equidistante, che il comitato ha chiesto espressamente alla stampa di rispettare. E allora ve lo diciamo noi a chi corrisponde quel nome. La diossina proviene dall’Ilva, che fino al 1995 era di proprietà dello Stato e che oggi è gestita dal gruppo Riva.
Non bisogna essere degli scienziati per capirlo e dedurlo. Basta andare alla masseria dei Fornaro e dare una rapida occhiata in giro. Dai terreni della contrada Carmine all’Ilva, ci sono appena due chilometri in linea d’aria. Si riconoscono perfettamente il camino E-312, l’acciaieria 2 e quant’altro. In mezzo il nulla. La diossina può provenire solo da lì. E’ arrivata tanti anni fa, nel silenzio più assoluto. Ha distrutto la natura di un posto tra i più belli del nostro territorio. Qui si aspetta ancora giustizia. Proprio quella giustizia che dovrebbe giungere dal pronunciamento degli uomini della procura di Taranto. Ma che, come dichiarano mestamente i Fornaro, da queste parti non si sono mai visti. Basterebbe passare 24 ore in questo posto in assoluto silenzio, per osservare, capire. E subito dopo agire. Niente di più.

Gianmario Leone

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