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Topografia turistica alle "grazie"

Vederci...scuro

Al parchetto-giochi di piazza Madonna delle Grazie mamme popolane-popolose, in- dignate antidiossine, insensibili però al veleno fatto in casa, e sotto!
28 agosto 2010
Piero Massafra
Fonte: Corriere del Giorno - 27 agosto 2010

C’è del marcio! in Danimarca? In Danimarca magari non più, cari i miei lettori, ma da noi sì! Ad arieggiare piccoli sbianchicci, futuro di Treccarrare, orgoglio di via Cesare Battisti, virgulti di Principe Amedeo, lì sen vanno bel belle ad inalare-esalare l’ultimo ossi- geno. Dove? ma al “parchetto-giochi” di piazza Madonna delle Grazie! E chi son costoro? Ma mamme popolane-popolose, indignate antidiossine, insensibili però al veleno fatto in casa, e sotto!

Lì c’è una chiesetta amooor, e in piazzetta l’unico cerchio d’al- beri della città orientale, in un quartiere che affronta l’alitosi cit- tadina e s’ingoia l’ariaccia d’ogni scarico umano animale moto- ristico. Il turistico turista temerario senza scorta si gode negli sterminati pressi il “circolo equestre” automobilistico di quattro file per due. Gli “odori” ballerini carezzano bimbi solcati nei visi morticini da lacrime color motorini. Vi si danno convegno amici e nemici dell’uomo: cani, “fuchiste”, zanzare più note che rare, topi e signore. E tutti, commossi, si “commuovono” nell’incanto del “parco”. Polvere di minerali al quartieri Tamburi

I tarantinini del quartiere, per gusto d’ogni infezione si godono “l’oasi-giochi” ricca ricca d’uno scivolo-uno e d’una cigolosa por- cheriola che oscilla. E coi bimbi mamme-nonne, guappi-stanziali, fedeli-miscredenti e nonni-papà: a turno arrischiano i lombi su panchine spalmate d’untuoso, e calpestano (mica vietato, anzi) aiuole acide, calve d’erba; qualche filo verde nutrito d’ambiguo fa corona alla piazza: da piccolo studiava da siepe, l’erba nana, ma (si sa) in città non c’è lavoro, ma dissesto e crisi e disoccupazione, specie per siepi e baobab!

Al mattino fresco e leggiero rantolano ancora i segni della not- te: siringhe, e bagliori di bruni vetri di birrette assassine, e lattine sprante e ogni più rara mondezza!!
Dopo l’ultimo “avvistamento” scrivevo pensoso a “Bin” (La- den), e trepido-speranzoso permango in attesa: “Caro Bin- a Bin scrivevo pensoso – stessi scarso a torri e cose così, dai “Bin”, “bum bum” a piazza-parco! e buona notte alle “grazie”. Povera Vergine poi! non esce più di casa e chiesa, e il Bimbo (che ci tiene) non lo porta al “parco-epidemico”, come le mamme antidissiossine ma non ancora devote all’ossigeno-ozono; e se costretti (Mamma e Figlio), la nazzicatina la fanno in mascherina. Che dite, reggenti e cittadini di magnagrecia, insistiamo co “Bin”... e grazie tante?

Intanto, saluti a casa, e mille “grazie”!

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