L'interessante scambio di lettere aperte degli scorsi giorni tra G.Levy e A.B.Yehoshua, pubblicato sul quotidiano Haaretz. Un confronto onesto, che rappresenta da una parte (Yehoshua) il pensiero dominante nella società israeliana, dall'altra (Levy) la posizione di una minoranza.
23 gennaio 2009 - Redazione Peacelink
Guardate cosa un governo novellino è in grado di combinare in così poco tempo.
Dietro le operazioni a Gaza ed in Libano c'è la stessa sciocca idea di esercitare pressioni sulla popolazione per avere un cambiamento gradito ad Israele nella linea politica. Nella storia del conflitto arabo-israeliano, quel concetto ci ha solo portato da un disastro all'altro.
Una controversia tra Polonia e Ucraina è nata attorno alla decisione del presidente Zelensky di attribuire il nome di “Eroi dell’UPA” a un reparto delle attuali Forze per Operazioni Speciali.
Nel saggio "Di guerra in guerra. Dal 1940 all'Ucraina invasa" offriva un'analisi articolata invitando a evitare in primo luogo l'escalation verso la terza guerra mondiale.
La versione del presidente rumeno Nicușor Dan (e confermata dalle fonti militari) ridimensiona la tesi dell’attacco intenzionale russo. Nel sorvolare la città ucraina di Reni, a pochi chilometri dal confine, il velivolo sarebbe stato colpito dalla contraerea ucraina precipitando a Galati in Romania.
Il capitano Quinn testimoniò: "Eravamo lì perché avevamo sentito delle cose terribili che i Talebani facevano alla popolazione, di come calpestavano i diritti umani. Ma stavamo mettendo al potere persone che facevano cose persino peggiori di quelle dei Talebani".
Un consenso bipartisan ha contribuito alla lunga e disastrosa occupazione dell’Afghanistan. I decisori politici furono ipnotizzati dall’illusione di esportare la democrazia e i diritti umani con le armi. E chiamarono "missione di pace" la guerra.
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