PeaceLink Abruzzo

RSS logo

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • c.c.p. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009 - 74100 Taranto (TA)
  • conto corrente bancario n. 115458 c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink (IBAN: IT05 B050 1802 4000 0000 0115 458)
Motore di ricerca in

PeaceLink News

...

Articoli correlati

  • Inquinamento segreto? Le leggi dicono l'opposto
    Gli idrocarburi nel lago Pertusillo

    Inquinamento segreto? Le leggi dicono l'opposto

    La difesa del radicale lucano Maurizio Bolognetti spiega perché i singoli cittadini hanno il diritto - dovere di tutelare l'ambiente
    17 maggio 2014 - Lidia Giannotti
  • Maria Rita D'Orsogna, oggi a a Taranto, domani a Policoro

    Maria Rita D'Orsogna, oggi a a Taranto, domani a Policoro

    Nelle due tappe di questo tour informativo della docente, che vive in California, si parlerà di fracking e degli effetti di trivellazioni e fanghi sulle falde acquifere e l'atmosfera, sulla sismicità e sulla salute
    28 aprile 2014 - Guido Picchetti
  • L’uomo che ha umiliato la Chevron
    Una storia esemplare

    L’uomo che ha umiliato la Chevron

    L’avvocato ecuadoriano Pablo Fajardo ha ottenuto contro il gigante del petrolio il più grande risarcimento della storia per disastro ambientale
    16 ottobre 2013 - Pablo Ximénez de Sandoval
  • Uno dei maggiori disastri ambientali della storia: il caso Chevron-Texaco in Ecuador
    Quando la mucca da mungere si ribella

    Uno dei maggiori disastri ambientali della storia: il caso Chevron-Texaco in Ecuador

    L'Ecuador sta raccogliendo la documentazione da presentare alla fine dell'anno davanti alla Corte dell'Aia. È stato stabilito il danno al delicato ecosistema amazzonico a cominciare dallo sversamento di 680.000 barili di greggio nei fiumi, flora e fauna delle province amazzoniche. Lo sfruttamento di questi pozzi è stato effettuato senza alcuna protezione nei riguardi dell'ambiente circostante. La popolazione delle province di Orellana e Sucumbios ha una percentuale di malati di cancro tre volte superiore agli abitanti del resto del paese. Ci sono più di 80.000 analisi che rilevano l'esistenza di prodotti tossici nel suolo e nell'acqua risultanti dalla contaminazione di acqua tossica proveniente dall'estrazione del petrolio.
    9 ottobre 2013 - Luis Padilla en Mié
Continue richieste di autorizzazioni stanno coinvolgendo Abruzzo, Molise e Puglia

Petrolio in mare: e se accadesse in Adriatico?

Dopo il gravissimo incidente nel Golfo del Messico il WWF torna a chiedere interventi urgenti sulle autorizzazioni che si continuano a rilasciare nel tratto di mare antistante la costa abruzzese
14 giugno 2010 - Dante Caserta (Consigliere Nazionale WWF Italia)

e se accadesse in adriatico...

Il gravissimo incidente alla piattaforma della British Petroleum nel Golfo del Messico ha fatto emergere tutta la pericolosità delle ricerche petrolifere in mare, rafforzando le preoccupazioni manifestate ormai da anni dall’ampio movimento che si batte contro la deriva petrolifera che sembra aver colpito l’Abruzzo.

Cosa succederebbe se ci fosse un incidente come quello verificatosi negli Stati Uniti nel Mare Adriatico? Il disastro che si verificherebbe emerge chiaramente dalla semplice sovrapposizione, nel rispetto delle proporzioni, della macchia petrolifera su una cartina del Mare Adriatico.
Si comprende chiaramente che si assisterebbe alla morte di tutto il Mare Adriatico che, oltretutto, ha fondali molto più bassi ed un ricambio molto più limitato di quello del mare antistante le coste della Louisiana.

Ad oggi circa 6.000 km2 di costa abruzzese sono interessati da richieste ed autorizzazioni di concessioni per ricerca ed estrazione di idrocarburi.
“Certamente le quantità e la profondità della piattaforma nel Golfo del Messico non sono paragonabili con le situazioni che interessano la nostra costa”, dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia, “ma è del tutto evidente quanto sarebbe devastante un incidente anche di più modeste dimensioni in un mare chiuso come il nostro Mare Adriatico. Non solo la costa abruzzese sarebbe devastata, ma in pratica tutta la costa adriatica verrebbe compromessa per anni ed anni”.

Il WWF torna a chiedere che si intervenga sulla situazione delle autorizzazioni che si stanno rilasciando nel mare antistante la costa abruzzese così come sulla terraferma dove circa 50% del territorio abruzzese è interessato da richiesta di ricerca, estrazione e stoccaggio di idrocarburi.

PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Informativa sulla Privacy