Pace

Lista Pace

Archivio pubblico

Meloni più audace di Putin

Si condanna l’occupazione russa dell’Ucraina mentre si continua ad occupare l’Iraq

Nessuno sembra farci più caso ma i militari della NATO, ora sotto comando italiano, stanno sempre occupando illegalmente il Nord Est dell’Iraq, zona grande quanto il Donbass. Più audace di Putin, la Premier Meloni, in tuta mimetica, è andata sotto Natale a rendere loro visita. Nessuno ha fiatato.
1 gennaio 2023
Patrick Boylan

Visita del Presidente Meloni in Iraq 23 Dicembre 2022 Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha visitato l'Iraq per una serie di incontri istituzionali e con i militari italiani operativi nella regione.

Il 23 dicembre scorso, la Presidente del Consiglio Meloni ha fatto visita ai 1000 soldati italiani che occupano ancora il Nord Est dell’Iraq con il pretesto di eliminare i terroristi dell’ISIS. Solo che l’ISIS non esiste più in quella zona da anni. Esistono invece i pozzi di petrolio, che ENI adocchia, quelli sì. E, in ogni modo, anche se l’ISIS esistesse ancora in quella zona, l’occupazione NATO, non autorizzata dall’ONU o dal governo dell’Iraq, risulterebbe illegale: viola la sovranità nazionale irachena. In pratica, le truppe italiane stanno facendo esattamente come quelle russe nel Donbass ucraino.

Qualcuno nel Bel Paese se n'è accorto? Non certo la maggior parte dei nostri cronisti che hanno descritto il viaggio lampo di Meloni come se fosse una visita di routine ad una caserma italiana.

Immaginate se il Presidente russo Putin, essendo riuscito a portare un suo uomo al potere in Ucraina per tenerla fuori dalla NATO, avesse fatto poi una visita natalizia ai soldati russi nel Donbass, elogiandoli perché “danno alla nazione uno straordinario lustro.” Quanti avrebbero gridato allo scandalo! Eppure quelle sono le parole che la Premier Meloni ha pronunciato l'altro venerdì  alle truppe italiane nel Nord Est iracheno, area grande quanto il Donbass. Due pesi e due misure.

Qualcuno chiederà perché l’esercito iracheno non mandi via le forze della NATO, operanti sotto comando italiano, se sono realmente invasori. Ebbene, il Parlamento iracheno ha effettivamente votato una risoluzione stigmatizzando l’occupazione NATO come illegale ed esigendo la partenza delle truppe. Ma se non ha dichiarato guerra per cacciare la NATO con la forza, è sicuramente perché Washington avrà minacciato, in tal caso, di riprendere i bombardamenti come quelli su Mosul nel 2017, di cui alla foto qui sotto.

Rebuilding Mosul in the midst of a pandemic

Inoltre, com’è ovvio, a differenza dell’Ucraina, per difendere la propria sovranità l’Iraq non può contare sulla concessione massiccia di aiuti umanitari e di materiali bellici, a suon di miliardi, da parte dell’Unione Europea per liberare il proprio Nord Est dalle truppe occupanti, perché quelle truppe sono europee e sono proprio i paesi europei, oltre a Israele, a beneficiare principalmente del petrolio iracheno sottratto illecitamente da quella zona. Non solo, ma l’Iraq, a differenza dell’Ucraina, non può contare nemmeno sull’invio di missili antiaerei da parte degli Stati Uniti perché i bombardieri da abbattere sarebbero, appunto, quelli statunitensi. Né può contare sul sostegno della Cina (sempre neutrale) o della Russia (impantanata in Ucraina). Potrebbe contare sul sostegno dell’Iran, ma limitatamente, perché la popolazione sunnita dell’Iraq è contraria. In pratica, deve vedersela da sola.

Ciò ha probabilmente indotto l’Iraq a far ricorso alla strategia dell’usura per stancare le truppe occupanti: infatti, da mesi, milizie “spontanee” sparano periodicamente sui militari NATO che rispondono al fuoco in un gioco continuo di nervi.

Possiamo ipotizzare che, per addolcire gli iracheni e per convincere il governo a porre fine a questi attacchi “spontanei”, Meloni abbia promesso loro, tramite accordi segreti stipulati con il primo ministro nel loro colloquio a Baghdad prima della visita alle truppe, rimborsi cospicui (anche se solo parziali) per il petrolio sottratto da ENI. Ma anche se ciò fosse, accordi del genere risulterebbero del tutto illegittimi perché stipulati sotto coercizione, cioè, durante un’occupazione militare.

In conclusione, di tutte queste violazioni del diritto internazionale neanche un cenno nei mass media mainstream italiani. Vengono riportati solo i ringraziamenti fatti da Meloni ai soldati tricolore per “aver difeso la pace”.

Come? Hanno “difeso la pace??” Allora anche le truppe di Putin stanno difendendo la pace nel Donbass, continuamente sotto attacco da Kiev – non da febbraio di quest’anno ma da ben otto anni. Anche le truppe USA stanno “difendendo la pace” nel Nord Est della Siria, dove, esattamente come la NATO in Iraq, stanno occupano illegalmente la zona petrolifera per sottrarre le sue ricchezze. Anche le truppe israeliane stanno “difendendo la pace” con la loro occupazione decennale del territorio palestinese, in spregio alle risoluzioni ONU che chiedono il loro ritiro.

Hanno “difeso la pace”???

Disinformazione allo stato puro. Manipolazione di un pubblico malinformato allo stato puro. E dal momento che alla nostra Premier non manca l’occasione per condannare solennemente l’occupazione militare russa dell’Est dell’Ucraina (e soltanto quella occupazione, nessun'altra), pura ipocrisia.

Articoli correlati

  • Anche negli USA si chiede la pace in Ucraina e il ritiro della NATO
    Pace

    Anche negli USA si chiede la pace in Ucraina e il ritiro della NATO

    Oggi a New York, nella centralissima Times Square e poi presso il People’s Forum lì vicino, si è svolta una grande manifestazione per la pace con uno slogan che la dice tutta:
    ESPANSIONE DELLA NATO – NO! | PACE IN UCRAINA – SÌ!
    E' stata anche ricordato la nascita di Martin Luther King, il 15/1/1929.
    14 gennaio 2023 - Patrick Boylan
  • "My one and only New Year's Resolution":   
Letter from an ex-pacifist (now no longer "ex")
    PeaceLink English
    How to fight against war disinformation? Julian Assange shows a way

    "My one and only New Year's Resolution": Letter from an ex-pacifist (now no longer "ex")

    January 1st of each year is the time for formulating resolutions to keep or break (usually the latter) during the 365 days ahead. So Martina, an ex-pacifist who now is no longer “ex”, has decided to make only one resolution for 2023. “That way,” she says, “I’m sure to keep it.”
    8 gennaio 2023 - Patrick Boylan
  • Putin sta iniziando a spaccare l'Occidente
    Conflitti
    Il Pentagono sta già sviluppando una tabella di marcia per accelerare le vendite di armi

    Putin sta iniziando a spaccare l'Occidente

    I massimi funzionari europei sono furiosi con Biden: "Il paese che trae maggior profitto da questa guerra sono gli Stati Uniti perché vendono più gas e a prezzi più alti, e perché vendono più armi". Il prezzo del gas che gli europei pagano è quasi quattro volte superiore rispetto agli USA.
    Politico
  • Il mio Buon Proposito per il nuovo anno: lettera di una ex-pacifista (ora non più “ex”)
    MediaWatch
    Come combattere la disinformazione di guerra? Julian Assange ce lo insegna.

    Il mio Buon Proposito per il nuovo anno: lettera di una ex-pacifista (ora non più “ex”)

    Il 1° gennaio di ogni anno è il momento consueto per formulare i buoni propositi per i 365 giorni a venire. Se ne formulano tanti e di solito se ne mantengono pochi. Una ex-pacifista, ora decisa a non essere più ex, ha invece scelto per quest'anno un solo proposito. Così è più sicura di mantenerlo.
    2 gennaio 2023 - Patrick Boylan
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.6.44 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)