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    Il Sud-Sudan all’indomani dell’indipendenza: molti i nodi da sciogliere

    Problemi di vario ordine affliggono il Sud-Sudan a pochi mesi dall’indipendenza. Dopo i festeggiamenti e il plauso della comunita’ internazionale, la situazione del nuovo stato africano rischia ora di degenerare.
    20 settembre 2011 - News from Africa
    Fonte: www.newsfromafrica.org - 28 agosto 2011

    La bandiera del Sud-Sudan Mentre il mondo continua a festeggiare la nascita della 193esima nazione e la 45esima nazione dell’Africa, la Repubblica del Sud-Sudan potrebbe essere un fallimento se le politiche di esclusione e di corruzione ufficiale che pervadono la neonata nazione non fossero tenute sotto controllo. Sebbene i sud-sudanesi abbiano votato quasi all’unanimita’ un uomo per la secessione durante lo storico plebiscito di gennaio che porto’ all’indipendenza di luglio, i festeggiamenti potrebbero avere vita breve se la nuova nazione non facesse un po’ di ordine.


    Appena sette mesi dopo il referendum, il Movimento di Liberazione popolare del Sudan (SPLM) ha adottato con indifferenza l’attitudine autoritaria del vicino regime di Khartum, trascurando alcuni degli alleati che hanno fornito il voto decisivo per il referendum. Detto in altri termini, il Sud-Sudan non ha solo copiato ma inasprito le politiche di emarginazione del suo vicino che nei primi tempi e’ stato un grande alleato nella battaglia per l’indipendenza.


    E’ questa ritrovata politica dell’esclusione che ha portato ad un aumento dell’insurrezione armata, delle defezioni militari e dell’attivita’ delle milizie, una strada che conduce al disastro per una nazione appena nata. Inutile dire che la presenza di sette gruppi di milizie armate di armi pericolose alla vigilia dell’indipendenza di una nazione e’ un presagio di schermaglie continue e fonte di instabilita’.


    Un brutto precedente messo a punto dalla Repubblica del Sud-Sudan e’ l’adozione di una costituzione di transizione monopartitica che sostiene il SPLM. Malgrado il consiglio dato dagli esperti internazionali, compresi quelli provenienti dall’Istituto per la Pace statunitense, che hanno sollecitato la stesura di una costituzione aperta ed onnicomprensiva, il SPLM ha sfacciatamente ignorato il punto di vista dell’opposizione. Non c’e’ niente di piu’ pericoloso che ottenere l’indipendenza con una costituzione contestata.


    E’ importante notare che la costituzione di transizione nega alla popolazione il sistema federale concentrando tutti i poteri a Juba e consentendo al Presidente di sollevare dall’incarico un governante eletto o di rimuovere un’assemblea legislativa. Mai costituzione fu piu’ draconiana. Secondo l’articolo 101 della costituzione, il presidente puo’ anche dichiarare guerra o lo stato d’emergenza senza una precedente approvazione del Parlamento. Con cio’, e’ solo questione di tempo prima che nell’indipendente Sud-Sudan scoppi la guerra.


    Secondo il Gruppo di Crisi internazionale, il gruppo di esperti con base a Bruxelles, il tirannico approccio del SPLM ha minacciato la buona volonta’ creata da una importante conferenza dei partiti politici tenutasi alla fine del 2010. Il dibattito soffocante e una maldestra gestione politica di questi processi mette a rischio il successivo antagonismo tra i partiti dell’opposizione.


    Inoltre, l’attuale clima politico ed economico del Sud-Sudan, in cui la maggioranza Dinka a cui appartiene il Presidente Salva Kiir e la tribu’ Nuer del Vice Presidente Riek Machar, monopolizzano la maggior parte dei lavori pubblici ad esclusione delle tribu’ minoritarie, non e’ di buon auspicio per la coesione nazionale. Una recente riunione tenuta dal Gruppo per i Diritti delle Minoranze (MRG), una ONG internazionale che si impegna a creare consapevolezza sui diritti delle minoranze, ha indicato che le tensioni etniche alimentate da un iniquo accesso alle risorse e l’influenza politica nel Sud-Sudan possono accrescere la violenza e minare la stabilita’ della neonata nazione dell’Africa. Nello specifico la rivalita’ tra i gruppi etnici per l’accaparramento delle scarse risorse continua a scatenare violenza, spesso nella forma dell’abigeato.


    Affinche’ la nazione rimanga in pace, il governo del Sud-Sudan deve impegnarsi per la rappresentanza politica delle minoranze e per una equa distribuzione delle risorse al fine di alleviare le tensioni etniche che a lungo termine minano la stabilita’ del paese.


    Malgrado questi problemi iniziali, c’e’ ancora qualcosa da sistemare. Man mano che la nuova nazione prende forma, il SPLM dovrebbe fare leva sulla battaglia per la liberazione per intraprendere il dialogo con i partiti di opposizione e i gruppi delle milizie ed assicurare un governo onnicomprensivo. Nell’interesse di uno stato coeso, capace di offrire dei servizi ai suoi cittadini, il SPLM dovra’ imparare una lezione o due in ambito di riforme democratiche. L’Esercito popolare di liberazione del Sudan (SPLA) dovrebbe anche rinunciare alla guerriglia ed esercitare un po’ di disciplina militare.
    Il governo del Sud-Sudan non ha scelta. Per continuare a godere della benevolenza della comunita’ internazionale che ha monitorato l’attuazione dell’Accordo di Pace comprensivo, il governo deve adottare dei solidi approcci governativi soprattutto nella gestione della ricchezza petrolifera che e’ la spina dorsale della nazione. Anche la comunita’ internazionale deve continuare ad aiutare il Sud-Sudan a vivere il suo sogno il piu’ a lungo possibile.

    Tradotto da Antonella Pegoli per PeaceLink . Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte (PeaceLink) e l'autore della traduzione.
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