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Quanto sono silenziosi gli invasori "umanitari" del Kossovo?

16 dicembre 2004 - John Pilger

Zittiti dall'evidenza della catastrofe del disastro anglo-americano, il partito internazionale della guerra "umanitaria dovrebbe essere interpellato a proposito della sua largamente dimenticata crociata in Kossovo, il mmodello della "marcia verso la libertà" di Tony Blair. Esattamente come l'Iraq di oggi, la Jugoslavia, lo stato multietnico che durante la guerra fredda aveva rifiutato entrambi i blocchi, è stata ridotta a brandelli dalle forze dell'impero.

Bugie grandi quanto quelle di Bush e Blair Lies erano state raccontate da Clinton per conquistare il favore dell'opinione pubblica su un attacco illegale e senza provocazioni ad un paese europeo. Come all'inizio della missione in Iraq, la copertura mediatica della primavera del 1999 era piena di giustificazioni fraudolente, a cominciare con la dichiarazione del Segretario della Difesa William Cohen secondo cui "abbiamo riscontrato la scomparsa di circa 100.000 [Albanesi] in età da soldato...potrebbero essere stati uccisi". David Scheffer, ambasciatore americano per i crimini di guerra annunciava invece che "225.000 Albanesi tra i 14 e i 59 anni" potevano essere stati uccisi. Blair parlò di Olocausto, invocando lo spirito della Seconda Guerra Mondiale. La stampa britannica prese la palla al balzo. "Fuga dal genocidio" titolava il Daily Mail. "Echi dell'Olocausto" rispondevano Sun e Mirror.

Nel giugno del 1999, finiti i bombardamenti, team di ispettori internazionali cominciarono ad esaminare minuziosamente il Kossovo. L'FBI ispezionò quella che fu definita "la più grande scena del crimine nella storia delle indagini FBI". Diverse settimane dopo, non avendo trovato neanche una fossa comune, se ne andò. Anche gli ispettori spagnoli se ne andarono, con il loro leader che si lamentava rabbiosamente di come lui e i suoi colleghi fossero divenuti parte di una "piroetta semantica delle macchine di propaganda di guerra, perché non abbiamo trovato nessuna - neanche una - fossa comune".

A novembre dello stesso anno il Wall Street Journal pubblica i risultati della propria inchiesta, sconfessando "l'ossessione delle fosse comuni". Invece degli "enormi luoghi di esecuzione che gli investigatori erano stati convinti di trovare...l'evidenza ha mostrato solo uccisioni sparse [per la maggior parte] in aree di attività dei separatisti dell'Esercito di Liberazione del Kossovo". Il Journal concludeva che la NATO aveva iniziato a parlare dei campi di esecuzione serbi quando si era accorta che "la stampa stava mostrando un'altra storia: i civili uccisi dalle bombe della NATO...la guerra in Kossovo è stata crudele, amara e selvaggia; ma non genocida"

Un anno più tardi, il Tribunale Internazionale per i Crimini di Guerra, corpo istituito dalla NATO, annunciò che la conta finale dei corpi trovati nelle fosse comuni in Kossovo ammontava a 2.788. In questo numero erano inclusi combattenti di entrambe le parti e Serbi e Rumeni assassinati dall' Esercito di Liberazione del Kossovo. Come le fantomatiche armi di distruzione di massa irachene, le immagini usate dai governi statunitense e britannico erano invenzioni - come i "campi di stupro" serbi e le dichiarazioni di Clinton e Blair secondo cui la NATO non aveva mai deliberatamente bombardato i civili.

Chiamati in codice "livello tre", gli obiettivi civili della NATO comprendevano trasporti pubblici, ospedali, scuole, musei, chiese. "Era risaputo che la NATO passò al "livello tre" [dopo un paio di settimane]", dichiara James Bissell, ambasciatore canadese a Belgrado durante gli attacchi "altrimenti non avrebbero bombardato i ponti di domenica pomeriggio o i mercati".

L'Esercito di Liberazione del Kossovo era cliente della NATO. Sette anni prima era stato indicato dal Dipartimento di Stato come organizzazione terroristica collegata ad Al Qaida. I seguaci dell'ELK sono stati festeggiati; il Segretario agli esteri Robin Cook li autorizzava a chiamarlo sul cellulare. "I Kossovo-Albanesi ci suonavano come un violino" ha scritto il comandante dell'ONU nei Balcani Lewis MacKenzie nell'aprile scorso "Abbiamo sussidiato e indirettamente supportato la loro violenta campagna per un Kossovo etnicamente puro. Non gli abbiamo mai incolpati come perpetratori delle violenze dei primi anni '90 e continuiamo a ritrarli come vittime designate nonostante l'evidenza del contrario."

Il fatto scatenante dei bombardamenti sulla Jugoslavia è stato, secondo la NATO, il fallimento delle trattative dei pace di Rambouillet per il rifiuto della delegazione serba di firmare gli accordi. Ciò che non si è quasi mai detto è che la Pace di Rambouillet aveva un Annesso B segreto, inserito dalla delegazione capeggiata da Madeleine Albright l'ultimo giorno. Essa richiedeva l'occupazione militare dell'intera Jugoslavia, un paese con armi ricordi dell'occupazione nazista. Come il Ministro degli Esteri Lord Gilbert ha più tardi ammesso, tale clausola era stata inserita con lo specifico scopo di provocare il rifiuto dei Serbi.Mentre le prime bombe cadevano il parlamento eletto a Belgrado, che includeva anche alcuni dei più accaniti oppositori di Milosevic, ne votò compattamente il rifiuto.

Altrettanto rivelatore è il capitolo incentrato sull'economia del Kossovo. Esso richiedeva un "economia di libero mercato" e la privatizzazione di tutte le aziende governative. Come ha sottolineato l'esperto di Balcani Neil Clark "l'estremità della Jugoslavia...era l'ultima economia dell'Europa centro-meridionale non colonizzata dal capitale occidentale". Le 'Imprese a proprietà sociale, la forma di autogestione dei lavoratori inventata sotto il governo di Tito, era ancora dominante. In Jugoslavia petrolio, miniere, industrie del tabacco e il 75% di tutte le industrie era di proprietà statale.

Al summit dei signori del capitalismo di Davos 1999 Blair criticò Belgrado non per il suo comportamento in Kossovo, ma per aver fallito la transizione completa verso il nuovo modello economico. Nei bombardamenti che seguirono, furono le imprese statali più che i siti militari ad essere colpite. Alle 14 installazioni dell'esercito distrutte corrispondono infatti ben 372 centri industriali bombardati, tra cui la fabbrica di automobili di Zastava, che hanno causato centinaia di migliaia di disoccupati. "Nessuna industria straniera o privata è stata colpita" ha scritto Clark.

Eretto sulla base di queste enormi bugie, il Kossovo di oggi è un violento e criminalizzato "libero mercato" di droghe e prostituzione amministrato dall'ONU. PIù di 200.000 Serbi, Rumeni, Bosniaci, Turchi, Croati ed Ebrei sono stati vittima di pulizie etniche da parte del ELK senza che le forze NATO intervenissero. Le squadre dell'ELK hanno bruciato, vandalizzato o demolito 85 chiese e monasteri ortodossi, secondo l'ONU. I tribunali sono aleatori. "Hai sparato un'anziana serba di 89 anni?" scherzava un ufficiale della sezione narcotici dell'ONU "Buon per te. Esci di galera".

Anche se la Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza riconosce il Kossovo come parte integrante della Jugoslavia, e non autorizza l'amministrazione ad alcun tipo di vendita, a diverse multinazionali sono stati offerti contratti d'affitto per 10 e 15 anni sulle industrie e le risorse locali, comprese le vaste miniere di Trepca, tra i più ricchi depositi minerari del mondo. Dopo la conquista di Hitler nel 1940, queste miniere hanno fornito il 40% del piombo necessario alle fabbriche tedesche. A sorvegliare questa "futura democrazia" (Blair) saccheggiatrice, assassina e ora quasi etnicamente pura ci sono 4.000 soldati americani a Camp Bondsteel, una base permanente di 775 acri.

Nel frattempo il processo a Milosevic procede come una farsa, simile ad un altro visto in precedenza a L'Aia: quello ai libici accusati della bomba di Lockerbie. Milosevic era un bruto; ma era anche un banchiere, una volta, visto come l'uomo dell'occidente pronto ad implementare "riforme economiche" in linea con le richieste del FMI, della Banca Mondiale e della Comunità Europea; ma si è rifiutato di rinunciare alla sovranità. E non era quello che l'impero si aspettava.

Originariamente pubblicato su The New Statesman - www.newstatesman.co.uk

Il nuovo libro di John Pilger's, Tell Me No Lies: Investigative Journalism and its Triumphs, è pubblicato da Jonathan Cape.,a

Note:

Tradotto da Chiara Rancati per www.peacelink.it
Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando le
fonti, l'autore e il traduttore.

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