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benvenuti nel nuovo mondo di Trump il cui motto è vincere

Una dottrina interpretativa per il nuovo presidente Donald Trump. Dal muro anti migranti al nucleare militare sino a “America First”: un budget per rendere l’America di nuovo grande.

Mai sottovalutare il potere del complesso militare-industriale
19 aprile 2017 - Rossana De Simone

Donald Trump

Una nuova consapevolezza ha fatto irruzione nel mondo degli analisti militari e degli esperti in politica estera: per decifrare il pensiero di Trump c’è bisogno di una dottrina interpretativa.

Michael Moore nel 2016 l’aveva detto: c’è il rischio che "a una buona fetta dell'elettorato possa piacere tanto sedere in tribuna e godersi il reality show" rappresentato da Trump. In effetti ogni volta che parla in pubblico per raccontare un evento si materializzano due piani differenti: uno che si rivela un imbroglio, una trappola costruita e poi supportata da più fonti incontrollabili, e l’altro, quello che forma la realtà, che rimane in ombra. Così dalle posizioni antisistema, antiglobalizzazione e isolazioniste della sua campagna elettorale, oggi si assiste ad interventi basati sull’emotività che non offrono un orientamento preciso ma non per questo risultano meno concreti: “Cari concittadini, martedì scorso il dittatore siriano Bashar al-Assad ha lanciato un orribile attacco chimico contro civili innocenti; usando un letale gas nervino, Assad ha stroncato le vite di uomini, donne, bambini senza speranza. È stata una morte lenta e brutale per molti di loro. Perfino neonati meravigliosi sono stati crudelmente assassinati in questo attacco barbarico. Nessun figlio di Dio dovrebbe mai patire un simile orrore”. E allora bisogna punire, colpire duro senza neanche sapere chi è il vero colpevole, chi ha usato l’arma chimica. Inversioni si sono viste sulla NATO, è obsoleta non è più obsoleta, e nei confronti della Cina e della Russia dove tutto può cambiare in relazione agli interessi più immediati. Il motto “America-first”, quello dell’esercito così forte che nessuno oserebbe sfidare, ha fatto dire all’ex presidente afghano Karzai dopo il lancio della grande bomba "non si tratta di guerra al terrore ma di un pericoloso ed inumano uso del nostro Paese come terreno per testare nuove e pericolose armi". http://www.swissinfo.ch/ita/afghanistan--ex-presidente-karzai-condanna-lancio-bomba-usa/43110342

Indubbiamente ciò che si intravede è una politica imprevedibile, senza prospettive e poco divertente. Fino ad ora oltre all’esibizione della macchina bellica imperiale, l’ingresso di Trump alla Casa Bianca ha portato ad un aumento delle violenze razziali negli USA. Guido Caldiron sul Manifesto ha scritto di “Profanazione di cimiteri ebraici, incendio di moschee, aggressioni ad immigrati ispanici e indiani, scontri armati tra «sovranisti» e forze dell’ordine. Ai quattro angoli del paese i gruppi estremisti danno segno di un pericoloso attivismo che accompagna la radicalizzazione del quadro politico e il tentativo di rimettere in discussione diritti acquisiti che si tratti dei migranti o della comunità lgbtq”. https://ilmanifesto.it/lamerica-first-del-pentagono-specchio-del-fronte-interno-razzista/

Il quotidiano La Repubblica oggi, 19 aprile, intitola un suo articolo così “Usa-Corea tra giallo e farsa: Trump si è "perso" l'Invincibile Armada” eppure molti media avevano raccontato che le navi si erano dirette verso la Corea del Nord, quando in realtà andavano nella direzione opposta. http://www.repubblica.it/esteri/2017/04/19/news/_trump_si_e_perso_l_invincibile_armada-163332866/ E’ solo un problema di comunicazione da parte della Marina Militare o fa parte di quella narrazione che Joel Wit, dell’Institute Nord-Corea presso la John Hopkins University, ha descritto come divertente anche se lascia perplessi? “Se si minaccia la Corea del Nord è meglio che la minaccia sia credibile. Se li si minaccia e la minaccia non è credibile allora si rischia di minare la propria politica verso di loro”. http://www.dagbladet.no/nyheter/trump-sa-han-hadde-sendt-en-armada-mot-nord-korea-men-armadaen-var-pa-vei-mot-australia/67497231

Poche ore dopo il briefing con la stampa dell’11 aprile 2017, il Segretario Sean Spicer ha chiesto scusa dopo la gaffe su Hitler-Assad: “Ho sbagliato” https://www.whitehouse.gov/the-press-office/2017/04/11/press-briefing-press-secretary-sean-spicer-4112017-36 . Pochi giorni dopo l’attacco alla base siriana di Al Shayrat con 59 missili Tomahawk lanciati da due portaerei al largo del Mediterraneo, il Segretario alla Difesa Jim Mattis e il generale dell’esercito Jodeph L. Votel, hanno dichiarato che la Russia era stata avvertita, che la sconfitta di ISIS rimane la priorità e che le forze militari coinvolte si “sono esibite straordinariamente bene” https://www.defense.gov/News/Article/Article/1148560/mattis-no-doubt-syrian-regime-responsible-for-chemical-attacks-on-citizens/

Al di là dell’ennesima gaffe, questa volta del presidente Trump "Ero seduto a tavola, avevamo finito la cena ed eravamo arrivati al dolce, la più bella fetta di torta al cioccolato mai vista e il presidente Xi la stava apprezzando". A quel punto, "gli ho detto che avevamo appena lanciato 59 missili sull'Iraq" http://www.nanopress.it/mondo/2017/04/13/donald-trump-gaffe-sulla-siria-abbiamo-bombardato-l-iraq/169303/ , l’attacco, avvenuto in piena violazione della legalità internazionale, ha visto il ritorno della spettacolarizzazione della guerra che serve solo a trasmettere una sensazione di verità. Le fiammate dei missili tomahawk della Raytheon partiti dalle portaerei nella notte o il lancio della bomba Moab (Mother of all Bombs) in Afghanistan prodotta presso la McAlester Army Ammunition Plant in Oklahoma, che ha suscitato la risposta ironica del presidente russo Putin, noi abbiamo il “padre di tutte le bombe (Foab)”, hanno il compito di mostrare la forza militare americana. Secondo siti di informazione russa solo 23 missili su 59 sono caduti sulla base siriana, i rimanenti 36 sarebbero stati colpiti dalla difesa aerea russa. L’accusa di Washington ai russi di aver avvallato e occultato l’attacco chimico del regime siriano nella provincia di Idlib e persino di armare i talebani nel nord dell’Afghanistan, è stato commentato ironicamente dal ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov durante i colloqui trilaterali con gli omologhi di Iran e Siria: "diventa sempre più evidente che l’attacco chimico del 4 aprile scorso nella provincia nord-occidentale di Idlib è stata una messa una scena”.

Bisogna rendersi conto che il declino del predominio incontrastato USA nell’economia mondiale e il forzato tecnologismo miitare per affermare la propria egemonia, costituiscono un serio rischio che potrebbe portare ad una escalation militare sempre più temeraria e disastrosa. Perché ciò che appare una messa in scena sono le motivazioni di Spicer, McMaster o Tillerson per avvallare gli interventi in difesa di civili innocenti in particolare dei bambini, mentre i contrasti con Russia e Cina pesano sulle già instabili relazioni tra potenze. Tillerson durante l’incontro dei G7 a Lucca ha urlato che la Russia deve scegliere da che parte stare, se dalla parte di Assad o quella degli Usa e dell'Occidente, ma poi non ha votato a favore di nuove sanzioni verso la Russia malgrado il pressing di Londra. Timofej Bordachev, direttore del Centro di Studi europei e internazionali dell’Alta Scuola di Economia di Mosca, ha detto che la visita di Tillerson ha avuto almeno un lato piacevole per il Cremlino: “Per la prima volta da molto tempo gli Stati Uniti non hanno finto di interferire negli affari interni del nostro paese: Tillerson non ha incontrato i rappresentanti dell’opposizione russa e la visita è stata strettamente riservata ai temi della politica internazionale”. Anche nei confronti della Cina Trump ha dichiarato che non accuserà la Cina di manipolazione valutaria smentendo quanto affermato precedentemente, sperando così anche di ottenere un appoggio contro il programma nucleare della corea del Nord. Alla Corea del Nord aveva annunciato ”Stiamo inviando una armada. Molto potente. Abbiamo sottomarini molto potenti. Di gran lunga più potenti della portaerei. Questo posso dirvelo”. Ma solo il Boeing WC-135 Constant Phoenix è arrivato per raccogliere campioni di atmosfera per individuare esplosioni nucleari. Il velivolo è stato già utilizzato in Siria nel 2013, in Europa a gennaio per il picco dei livelli di iodio rilevati a partire dall'inizio dello scorso gennaio, a Chernobyl nel 1986 ed a Fukushima nel 2011. https://www.stripes.com/news/nuke-sniffer-aircraft-arrives-on-okinawa-as-tensions-rise-on-korean-peninsula-1.463108#.WPSMUmclF1s

Un risultato è certo. Stati Uniti e Corea del Sud hanno accelerato l'inizio del dispiegamento del sistema di difesa missilistica THAAD (Difesa terminale ad alta quota d’area) della Lockheed Martin nella regione. Di sicuro questo sistema crea solo la contrarietà di Cina e Russia come già dichiarato un anno fa “Il rappresentante russo e vice direttore del Dipartimento per i combattimenti dello Stato maggiore generale delle forze armate russe, tenente generale Viktor Poznikhir, ha affermato che l'obiettivo della promozione dell'istituzione del sistema anti-missilistico in Europa ed Asia-Pacifico è di contenere la forza nucleare strategica della Russia e della Cina, e di rafforzare lo status di supremazia mondiale degli Stati Uniti”. http://italian.cri.cn/1781/2016/10/12/521s281272.htm

Sul fronte del nucleare Trump vuole dettare legge “Gli Stati Uniti devono tornare in testa al gruppo delle potenze nucleari, dobbiamo espandere il nostro arsenale. Dobbiamo ritornare ad essere la potenza nucleare numero uno al mondo. Siamo scivolati indietro rispetto alla nostra capacità di armamenti atomici e ciò è inaccettabile per una super potenza come gli Stati Uniti”. Le sue affermazioni sono state riprese dal comandante del Comando Strategico USA “Le capacità nucleari sono il fondamento della difesa americana e rimarrà tale”. Hanno però bisogno di essere modernizzate per cui ci sarà bisogno del 6 per cento del bilancio della difesa mentre in questo momento le armi nucleari ne prendono circa il 3,5 per cento. La tesi sul nucleare militare del comandante John E. Hyten non è una novità. E’ una tragica conferma di chi sostiene che il possesso di armi nucleari serve per la difesa del proprio paese (tesi curiosa, tutti coloro che le detengono devono difendersi paradossalmente da se stessi) e che il deterrente nucleare ne diviene la spina dorsale. A chi gli chiede se è possibile eliminare le armi nucleari risponde di sì ma continua sostenendo che i morti caduti in guerra prima del 1945 sono maggiori di quelli venuti dopo. Dopo una simile affermazione verrebbe da rispondergli che più che Vienna, Karl Kraus oggi definirebbe ogni paese possessore di armi nucleari il “laboratorio sperimentale della fine del mondo”. https://www.defense.gov/News/Article/Article/1137610/stratcom-commander-makes-case-for-modernizing-nuclear-triad/

E l’Europa? Oltre ai due paesi, Gran Bretagna non più, e Francia che appartiene al "club nucleare", Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi e Turchia (paese NATO) aspettano di conoscere gli sviluppi delle bombe B61-12 “aggiornate” o modificate, cioè dotate di kit di precisione. Queste bombe sono ritenute dalla NATO una priorità insieme agli F-35. Il primo test di volo con F-16C per testare il funzionamento dei componenti non nucleari dell'arma e la capacità del velivolo di consegnarla ( sistema di controllo, radar altimetrico, ecc), è stato effettuato a Marzo e fa parte del programma di estensione-vita delle bombe. https://www.executivegov.com/2017/04/air-force-energy-dept-conduct-flight-test-on-b61-12-gravity-bomb-michael-lutton-comments/

Gli unici a non partecipare al macabro spettacolo delle politiche di potenza sono le vittime. Stando al portavoce italiano dell’Unicef, le Nazioni Unite hanno smesso di contare i bambini morti in Siria nel 2013, quando erano già circa 11 mila. L’articolo “L’ONU non conterà più i morti in Siria” è del gennaio 2014 subito dopo l’attacco con il gas nervino nel 2013 http://www.ilpost.it/2014/01/07/onu-morti-guerra-siria/

“l’ONU non utilizzerà le stime fornite da altre organizzazioni, incluse quelle molto citate dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, organizzazione non governativa pro-ribelli con base a Londra”. Così come per il triste conteggio dei morti, anche la certezza espressa da alcune ONG sulla colpevolezza di Assad sull’uso delle armi chimiche dovrebbe essere esclusa. Ve ne sono alcune finanziate da ambigui personaggi o da governi che certificano come verità false o non verificate simili affermazioni. Human Rights Watch (finanziata da George Soros con circa 100 milioni di dollari sui 128 milioni di capitale) ha denunciato il 13 febbraio 2017 e il 13 maggio 2014 il governo siriano per aver usato armi chimiche contro il proprio popolo https://www.hrw.org/news/2017/02/13/syria-coordinated-chemical-attacks-aleppo e https://www.hrw.org/news/2014/05/13/syria-strong-evidence-government-used-chemicals-weapon senza aver aspettato il risultato di alcuna indagine in Siria nel primo caso, mentre nel secondo ha intenzionalmente tralasciato il risultato di inchieste che hanno messo in dubbio la colpevolezza del governo Assad. http://it.euronews.com/2013/05/06/siria-carla-del-ponte-i-ribelli-hanno-usato-armi-chimiche e http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Siria-MIT-smentisce-Obama-Ghouta-attacco-chimico-ribelli-db40d6ec-4e2e-4323-bb06-7b4fd2406cc2.html

Nel gennaio 2014 il direttore generale di OPCW aveva confermato che il governo italiano aveva accettato di permettere al porto di Gioia Tauro di trasbordare le sostanze chimiche provenienti dalla Siria https://opcw.unmissions.org/ Da allora più volte si è denunciato l’uso di queste armi senza https://www.armscontrol.org/factsheets/Timeline-of-Syrian-Chemical-Weapons-Activity

Una figura decisamente speciale negli USA è quella di Tulsi Gabbard, membro della Camera dei Rappresentanti per i democratici e sostenitrice della candidatura di Bernie Sanders, che ha depositato alla Camera, parallelamente ad una simile al Senato del repubblicano Rand Paul (figlio del più noto Ron Paul) una proposta di legge per vietare che i fondi governativi siano indirizzati a finanziare e armare i gruppi di opposizione siriana. Non c’è “differenza fra i ribelli moderati e al-Qaeda o ISIS, sono tutti uguali”. E’ la CIA ad essere al centro della sua denuncia perchè incanala armi e denaro attraverso l’Arabia Saudita, la Turchia e il Qatar per dare supporto diretto e indiretto a gruppi come ISIS e al-Qaeda” https://gabbard.house.gov/news/press-releases/video-rep-tulsi-gabbard-introduces-legislation-stop-arming-terrorists
Si è poi dichiarata contraria all’attacco di Trump contro la Siria perché annulla ogni possibilità di chiarire gli eventi che pretende di punire: "Questa escalation è miope e porterà a più civili morti, più rifugiati, il rafforzamento di al-Qaeda e altri terroristi, e ad un confronto diretto con la Russia che potrebbe portare a una guerra nucleare”. https://gabbard.house.gov/news/press-releases/rep-tulsi-gabbard-trump-s-military-strikes-syria-are-reckless-and-short-sighted

Altra retromarcia di Trump riguarda il sostegno che ha dato alla Export-Import Bank, l'agenzia federale che sussidia le esportazioni di alcuni "campioni" della manifattura Usa come Boeing e che inizialmente aveva promesso di abolire: "In realtà è una cosa molto buona: si può fare un sacco di soldi”. Abbiamo compreso, anzitutto, che molte piccole aziende ricevono un aiuto concreto. Ma anche, ed è forse ancora più importante, che altri paesi concedono a loro volta assistenza. Se lo fanno solo gli altri paesi, noi finiamo per perdere un'enorme mole di affari”. L’ Amministratore Delegato Dennis Muilenburg della Boeing ha affermato di aver contribuito a far cambiare idea. Boeing è di gran lunga il maggiore beneficiario della banca tra gli esportatori con una somma di diversi miliardi di dollari ogni anno, seguita da General Electric Co. https://www.bloomberg.com/politics/articles/2017-04-14/trump-s-choice-to-run-u-s-export-import-bank-is-vocal-critic

Il rapporto di Boeing con Trump è molto particolare. Dopo aver creato un conflitto con Lockheed Martin sugli F-35 (in particolare la versione C) per il loro costo esagerato, li ha contrapposti agli F/A-18 Super Hornet della Boeing. Curiosamente era la Marina Militare ad aver posto questa alternativa. Ed è proprio un vice presidente della Boeing, Patrick Shanahan, ad essere stato nominato come secondo in comando al segretario alla Difesa Jim Mattis. David Joel Trachtenberg, presidente della società di consulenza per la sicurezza nazionale Shortwaver Consulting, invece è stato nominato sottosegretario per le policy del Pentagono. http://www.shortwaver.net/

“America First A Budget Blueprint to Make America Great Again” è il titolo del documento per l’anno fiscale 2018 presentato pubblicamente a Marzo e indirizzato agli alleati e agli avversari nonché agli americani. Il messaggio è unico e uguale per tutti: questa amministrazione è disposta a tagli drastici per finanziare un potere forte. E un potere forte ha bisogno di un aumento delle spese militari: + 52 miliardi per il Dipartimento della Difesa, + 2,8 miliardi per il Dipartimento della Sicurezza Interna, 2,6 miliardi per la costruzione del muro sul confine meridionale, 1,5 miliardi potrebbe andare per la detenzione e il trasporto degli immigrati clandestini. Per rendere la spesa complessiva più o meno allo stesso livello del precedente budget, si propone di tagliare drasticamente alcune voci. Il primo taglio devastante è quello che riguarda l’Agenzia per la protezione ambientale, vedrà una riduzione dei fondi pari al 31% con la cancellazione di 50 programmi e migliaia di posti di lavoro. Altri Dipartimenti con il segno negativo sono quelli dello Stato e della salute, dell’istruzione, del lavoro e dell’ agricoltura. Il documento esprime una posizione politica precisa e lo si vede dalla sua trasformazione in numeri, tuttavia risulta derisoria l’affermazione del Segretario della Difesa James Mattis: “Se non si finanzia di più il Dipartimento di Stato ho bisogno di comprare più munizioni”. Già per l’anno in corso sono stati richiesti circa 30 miliardi in più di cui 13.5 da destinare ad aerei, missili e navi. E 'incluso il sistema difensivo THAAD, gli elicotteri Blackhawk e gli F-35 della Lockheed Martin, così come gli aerei F / A-18 e gli elicotteri Apache prodotti da Boeing Co. https://www.govinfo.gov/content/pkg/BUDGET-2018-BLUEPRINT/pdf/BUDGET-2018-BLUEPRINT.pdf

Eppure come scritto nell’articolo “Government watchdog: Trump wants extra $54 billion on defense, but Pentagon can't track the $591 billion it already has”, recenti relazioni del GAO che hanno monitorato i budget della difesa hanno rilevato grosse lacune contabili ed errori che ne inficiano la loro verifica e influenzano la capacità di prendere decisioni sulle operazioni e missioni. Anche secondo POGO che indaga sulla corruzione, cattiva condotta e conflitti di interesse, ha dichiarato che l’unico modo per rafforzare la sicurezza non è aumentare i finanziamenti ma piuttosto è necessario riformare come il Dipartimento fa e decide gli affari. I russi che spendono molto meno hanno una efficienza operativa superiore, mentre il Pentagono che continua a influenzare la comunicazione mostrando una potenza che non ha, dilapida denaro pubblico. http://markets.businessinsider.com/news/stocks/r-as-trump-seeks-defense-spending-boost-watchdogs-cite-faulty-pentagon-accounting-2017-4-1001921081

Diversamente il think tank conservatore Heritage Foundation nel suo rapporto che ha analizzato la capacità dell’America di provvedere alla difesa comune “THE 2017 INDEX OF U.S. MILITARY STRENGTH” http://ims-2017.s3.amazonaws.com/2017_Index_of_Military_Strength_WEB.pdf sostiene che l'attuale forza militare degli Stati Uniti può reggere ad un unico grande conflitto regionale e partecipare ad altri impegni, ma farebbe molto fatica ad equipaggiate e gestire due grandi contingenze regionali quasi simultanee a causa dei continui tagli al budget. Tutte le forze armate hanno ricevuto valutazioni modeste. US Army è debole: I tagli di bilancio hanno interessato le unità di combattimento in modo sproporzionato. In sintesi l'esercito è più piccolo, più vecchio e più debole, ed è una condizione che è improbabile cambi in un prossimo futuro. US Navy è marginale: la Marina è attualmente in grado di soddisfare solo le esigenze operative. I continui deficit di bilancio sulle costruzioni navali ostacola la capacità della Marina di migliorare la sua situazione per i prossimi anni. US Air Force è marginale: possiede 1.159 velivoli tattici da combattimento ma la carenza di piloti (700) e di personale di manutenzione (4.000) ha iniziato a indebolire la sua capacità di generare potenza di combattimento. Questa capacità ridotta è il risultato di carenze di finanziamento che si traducono anche in una mancanza di pezzi di ricambio, un minor numero di ore di volo, e programmi di modernizzazione compromessi. US Marine Corps è marginale: il Corpo ha solo due terzi delle unità di combattimento di cui ha bisogno, soprattutto per quanto riguarda le unità di informatici e di forze di risposta alle crisi. La modernizzazione delle capacità nucleari è marginale: Test e investimenti in ricerca e sviluppo continuano ad essere i principali problemi che affliggono l’impresa nucleare americana. Le piattaforme di distribuzione sono buone ma la forza che dipende anche dalla capacità di sviluppare una serie di armi (attualmente disegni e modelli sono vecchi) è in netto svantaggio rispetto ai progressi di Russia e Cina, Iran ed anche Corea del Nord. E’ probabile che il think tank abbia avuto notevole influenza nella stesura del documento di Trump.

Tuttavia interessante e in controtendenza rispetto al programma del presidente è la posizione di William J. Astore, un tenente colonnello in pensione dell’USAF docente di Storia presso il Pennsylvania College of Technology, che ha scritto un articolo intitolato “Cosa significa America First in politica estera?” https://www.thenation.com/article/what-does-an-america-first-foreign-policy-actually-mean/
Nell’articolo si dice che bisogna dimenticare il Trump isolazionista perchè la sua politica militare è volta ad ottenere una egemonia globale. Così come non è vero che un esercito forte serve come deterrente, Trump ha avuto bisogno di bombardare con 59 missili la Siria e inoltre è poco interessato ai diritti umani. Inoltre continua a vendere armi alle monarchie sunnite del Golfo Persico. Quindi benvenuti nel nuovo mondo di Trump il cui motto è vincere: non vi è luogo dove l’America non sia in guerra e che Trump pensi di risolvere dipanando il caos creato. E’ probabile invece che vi siano nuove operazioni anche in Africa (Somalia). L’approccio “America First” significa mettere i militari al primo posto, al secondo e al terzo. Mai sottovalutare il potere del complesso militare-industriale: Il segretario di Stato Rex Tillerson è un ex CEO della società petrolifera Exxon Mobil, il generale James Mattis guida il Pentagono, il generale John F. Kelly la Sicurezza Interna e il generale Herbert R Mc Master è il consigliere per la sicurezza nazionale. Sostanzialmente al tavolo con Trump siedono dirigenti d’azienda e militari che promettono la continuazione di uno stato di guerra permanente. Se il fine di Trump è “vincere” allora il pericolo di una svolta drammatica di un conflitto è sempre possibile.

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