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Le "tradizioni di caserma" non sono andate in soffitta

Il nonnismo nell'esercito dei professionisti

Dicevano che sarebbe scomparso con il superamento dell'esercito di leva. Invece c'è ancora. Raccontateci le vostre storie. Scrivete a info@peacelink.it e noi garantiremo l'anonimato.
6 gennaio 2008 - Alessandro Marescotti

Cadetto di un'Accademia Militare Ho fatto la scuola allievi ufficiali nel 1981 e ho toccato con mano cosa è il nonnismo. Quando sono diventato ufficiale di complemento, nei mesi in cui ho prestato servizio, ho combattuto in tutti i modi il nonnismo. Poi sono tornato alla vita civile, sono diventato insegnante, mi sono impegnato nel movimento per la pace.

In seguito in Italia vi è stato un ampio dibattito per il superamento dell'esercito di leva. Studiosi di sociologia come Fabrizio Battistelli, fondatore dell'Archivio Disarmo, sono stati fra coloro che hanno sostenuto la tesi del superamento del nonnismo per mezzo dell'esercito professionale.

Qualche giorno fa ho avuto modo di parlare con un ragazzo che frequenta l'Accademia Navale di Livorno. Mi sono accorto che tutti i rituali più logori del nonnismo sono sopravvissuti alla messa in soffitta dell'esercito di leva. Ciò che ho visto io è anzi nulla rispetto a ciò che mi è stato raccontato.

Per non parlare della "benedizione" dello spadino "simbolo di pace". Ma questo è un altro discorso.

C'è gente come lo psichiatra Paolo Crepet che addebitava il nonnismo ai "ragazzacci".

Paolo Crepet disse in Commissione Difesa: "Il nonnismo non è un fenomeno precipuo dell'istituzione militare, perché non è vero che in caserma accadono cose che altrove non si verificano. In caserma vanno anche i ragazzacci che ho conosciuto nei quartieri di Napoli e di Palermo, e vi assicuro che non si tratta di gentiluomini: sono ragazzi che a 16-17 anni hanno già compiuto furti, rapine ed altri gravi reati. Vi arrivano anche i ragazzi anonimi delle periferie e non solo delle periferie ma anche quelli descritti come figli delle famiglie perbene che rubano nei licei o organizzano rapine a mano armata, come è successo alla metropolitana di Milano qualche settimana fa. Quei ragazzi lì cambiano solo perché vanno in caserma? Basta un capitano in più per renderli differenti? È una pia illusione quella che attribuisce ad una peculiarità del mondo militare il fenomeno del nonnismo, anche se è indubbio che il fenomeno è favorito dal fatto che in caserma il pomeriggio e la sera non c'è nessuno; al riguardo, anzi, qualche rimedio potrebbe essere escogitato". (1)

Crepet dimostra di non conoscere che il pomeriggio, la sera (e la notte) c'è sempre qualche ufficiale di ispezione che è responsabile della disciplina e della sicurezza in caserma. Io, quando avevo il turno, vigilavo fino nel cuore della notte. Altri ufficiali lasciano fare. Ma non è vero che non c'è nessuno.

Come pure non è vero che l'esercito di professione porta al superamento del nonnismo.

Invito chiunque ha storie da raccontare a scriverci. L'indirizzo è

info@peacelink.it

Garantiremo l'anonimato.

Alessandro Marescotti
http://www.peacelink.it
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Note:

(1) Camera, 22 settembre 1999, indagine conoscitiva, si legga http://legislature.camera.it/_dati/leg13/lavori/stencomm/04/indag/violenza_forze_armate/1999/0922/s010.htm

REAZIONI ALL'EDITORIALE

--- Messaggio di Peppe

Caro Marescotti,
Io ho fatto il militare una trentina di anni fa, da ufficiale di complemento come te, anch'io mi sono imbattuto in questa realtà e mi sono posto il problema. A titolo personale butto giù due osservazioni.
1) Il passaggio all'esercito volontario può eliminare il fenomeno, ma solo
ad una condizione, e cioè che non si mettano insieme persone di scaglioni
diversi. Altrimenti siamo daccapo se non peggio, tipo Full Metal Jacket per
capirci (hai presente?).
2) Un comandante può fare qualcosa, nel senso di limitare i danni (ma non di più), un semplice ufficiale (e questo valeva per me allora), salvo
fortunate eccezioni che non conosco, no. Da solo, specie in una realtà
com'era la mia (e cioè un'unità operativa che doveva continuare a
funzionare, a ritmi massacranti), non ce la fai. Io almeno non ci sono
riuscito, perché da solo non mi potevo mettere contro frontalmente i nonni
(sui quali tutto, dico tutto, si reggeva), e di conseguenza non potevo
punirli, salvo casi vistosi, tenuto conto che sarei stato solo a farlo
mentre gli altri ufficiali e il comandante se li tenevano cari. Al massimo
potevi sperare nella loro "moderazione", quando c'era, cercando un dialogo
con i più ragionevoli, ma poi alla fine delegavi a loro, e lasciavi che si
"autogestissero". Mi dispiace, ma questa è la verità, e credimi, io e i
pochissimi che eravamo contrari all'andazzo, e ne parlavamo, sentivamo di
non avere scelta, perché già ci scontravamo su mille altre cose, tutte
importanti, di fronte alle quali questa non era nemmeno una priorità.
In sintesi, oggi la mia opinione è questa: nel nonnismo da un lato c'è un
dato strutturale, legato al fatto che quando metti insieme scaglioni diversi
è inevitabile che tra anziani e "burbe" si crei una gerarchia (succede anche
nei conventi, in forme a volte terribili), da un altro lato c'è un fattore
legato all'educazione e alla maturità, nel senso che per far valere i
"diritti di anzianità" non è affatto detto che si debba sempre arrivare agli
eccessi bestiali che conosciamo. Se si vuole combattere il fenomeno bisogna
lavorare separatamente sui due fattori, limitando al minimo la convivenza di
scaglioni diversi da un lato e cercando di punire gli eccessi più gravi
dall'altro (ma, realisticamente, senza farsi troppe illusioni).
Tutto qui. Forse dico ovvietà, ma questa è l'idea che mi sono fatto.
Auguri e buon lavoro, Peppe

--- Risposta di Alessandro

Te lo dico francamente: sono d'accordo al 50% con te e al 50% no.
E' vero che gli ufficiali di più basso livello potevano fare ben poco. Ma questo vale anche per la scuola: il preside conta molto più di me, che sono un semplice insegnante.

Io in realtà, benché semplice ufficiale di complemento, avevo un potere che ho esercitato al massimo contro chi dava fastidio ai più deboli. Ricordo ancora, con un pizzico d'orgoglio, che per un'intera nottata vigilai sul battaglione: era la prima notte delle reclute appena arrivate. I nonni si infastidirono per la mia presenza. Non potevano fare gli scherzi soliti, pesantemente stupidi. Vedendomi lì fra i piedi che potevano fare? Passavo e ripassavo senza lasciarli fare: li avevo avvisati che non sarebbe stato fatto alcuno scherzo quella notte. Alla fine alle mie spalle partì una sonora pernacchia.
Che fare?
Feci quello che fanno molti ufficiali: lo stronzo. Il giorno dopo (domenica) tutti i nonni furono costretti a marciare per tre ore ai miei ordini sotto il sole. Lo fecero sotto gli occhi delle reclute. Erano rabbiosi. Ma così impararono.
Un caro saluto
Alessandro

--- Risposta di Peppe

Credo che molto dipenda, oltre che dalle persone, dai tempi e dalle circostanze. Io parlo di tanto tempo fa, e allora la preoccupazione mia e dei pochi ufficiali "democratici" (ovvero non fascisti) era: che si fa se fanno il colpo di stato? Per capirci erano gli anni della "Rosa dei Venti", ed anche i posti erano quelli. Inoltre eravamo massacrati di ispezioni, allarmi veri e finti, ecc. Figurati se c'era il tempo di badare ai nonni, nello stesso tempo poi in cui non ne potevi fare a meno... Comunque, parlo per me.
Ancora buon lavoro
Peppe

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