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Salute.Un diritto di tutti?

12 settembre 2006 - Stefano Battain

Il mio viso si riflette sul vetro della finestra dalla quale sto guardando Julian mentre riposa in stato di incoscienza nella sala per i malati gravi del ricovero anziani. Non si sa bene quale sia il suo problema, nemmeno una risonanza ha risolto i dubbi. Fino a ieri era perfettamente cosciente, camminava e conduceva una vita tranquilla nell’ hogar, si aggirava per il corridoio porgendoti la mano e chiedendoti: “Que tal?” ( “Come va?”) ora respira con la maschera ad ossigeno e gli vengono prestate tutte le cure possibili. Arrivano figli e altri parenti a visitarlo, alcuni si asciugano gli occhi e si soffiano il naso, l’ infermiera mi guarda e mi dice che avrebbe bisogno di essere ricoverato d’ urgenza ma non è possibile. Gli unici ospedali che dispongono di una sala di rianimazione sono a pagamento e nessuno dei parenti che lo ha visitato oggi ha i soldi necessari a farlo ricoverare, forse un fratello che vive in un’ altra città riuscirà a fare qualcosa grazie a qualche aggancio personale. Per il momento Julian, rannicchiato nel suo letto, resiste ma ogni ora che passa potrebbe essere l’ ultima. Non resta che aspettare e sperare, come si dice qua: “Asì es…” “Così è…” una frase che può sembrare fredda ma è la frase che maggiormente esprime quel misto di rassegnazione e tristezza di fronte ad una situazione drammatica che si vorrebbe cambiare ma non si può.
Nonostante i numerosi casi nostrani di “malasanità” credo che in Italia Julian troverebbe presto un letto e cure adeguate in qualche ospedale pubblico e gratuito. Qui non è così, il diritto alla salute è riservato a pochi, la maggior parte delle persone deve affidarsi a opere di carità. Anche una semplice operazione al gomito può essere troppo costosa per il paraguaiano medio che deve trovare il modo di reperire il denaro necessario in maniera alternativa. Come è successo la settimana scorsa, quando un gruppo parrocchiale ha organizzato una grigliata per raccogliere fondi per una ragazza che si era lesionata un gomito ma mancava delle risorse economiche per curarsi.
Il motivo di questa carenza di cure mediche pubbliche e gratuite è dovuto principalmente a scelte di tipo politico, i fattor sono molti ma sicuramente uno dei motivi principali è quello di essersi sottomessi alle politiche economiche della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale. Il Paraguay è uno Stato reduce da 50 anni di dittatura e 17 di governi corrotti e incompetenti. I dirigenti politici hanno accumulato enormi ricchezze personali svendendo le risorse del paese ma quando si tratta di costruire infrastrutture di pubblica utilità il metodo preferito dai governi paraguaiani è chiedere prestiti alla Banca Mondiale e al Fondo Monetario Internazionale. Un atteggiamento comune a quasi tutti i paesi in via di sviluppo, che però ha conseguenze decisamente pesanti per le popolazioni interessate. Innanzitutto Banca Mondiale e F.M.I. non sono molto rigorose nel controllare che uso i paesi facciano dei prestiti concessi, che infatti spesso finiscono in conti esteri con sede in paradisi fiscali. Come controparte però Banca Mondiale e F.M.I. esigono che il paese che ha ricevuto il denaro si attenga ad alcune condizioni, conosciute come “programmi di aggiustamento strutturale”, in pratica rigide misure economiche di stampo liberista: alzare i tassi d’ interesse, deprezzare la moneta, abbattere le barriere doganali e soprattutto controllare la spesa pubblica, quindi tagliare le spese per sanità, istruzione e tutela sociale delle classi più deboli. Una ricetta ideata nel 1944 che da allora non ha subito grosse modifiche, che è stata applicata in tutto il mondo e (quasi) ovunque ha dimostrato di non funzionare in quanto proposta e applicata con eccessiva rigidità. Concretamente le conseguenze quali sono? Vediamole con qualche esempio della realtà paraguaiana:
Arricchimento illecito delle elite economico politiche nazionali, tutti i Presidenti della Repubblica che sono stati in carica dopo la dittatura sono indagati come Nicanor Duarte Fruto, attuale Presidente, o sono stati condannati per irregolarità nella gestione dei fondi pubblici come Gonzalez Macchi dei fondi.
Aumento dell’ indebitamento dello Stato, nel 1990 il debito esterno del Paraguay ammontava a 1,67 miliardi di dollari, nel 2006 supera i 3 miliardi di dollari.
Insufficienza dei fondi destinati all’istruzione, la scuola elementare non è totalmente gratuita e quasi tutti gli studenti universitari sono costretti a lavorare per mantenersi, ne consegue che anche la formazione universitaria deve adattarsi a questa realtà, abbassando suoi standard.
Scarsissima tutela dei lavoratori in fatto di infortuni sul lavoro, pensioni di anzianità e disoccupazione. In questo caso però influisce negativamente anche l’ alto tasso di lavoro nero presente in questo paese. Moltissimi degli anziani presenti nel ricovero sono giunti qui perché licenziati in seguito ad infortuni sul lavoro ed inabili al lavoro non avevano i mezzi per sopravvivere.
Ed infine il dover contenere la spesa pubblica porta a privatizzazioni sempre più ampie anche nel settore della sanità con la creazione di due fasce di cittadini, la prima ristretta ai pochi che si possono permettere di pagare cliniche private di qualità, la seconda formata dalla gran parte dei cittadini che devono rivolgersi alla sanità pubblica. Attenzione però, nemmeno quella pubblica è completamente gratuita, solo le prestazioni di base non si pagano, tutto il resto è a pagamento, senza contare le eventuali tangenti che medici e infermieri possono chiedere per ottenere un trattamento privilegiato. Di fatto migliaia di paraguaiani non hanno accesso alla sanità pubblica.
Insomma il risultato è abbastanza chiaro: aumento della ricchezza per pochiprivilegiati, precarizzazione del lavoro, impoverimento delle classi medio-basse, vera vittima delle politiche neoliberiste applicate dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale da oltre 60 anni. Certo la colpa non è solo di queste due organizzazioni ma di sicuro la loro politica di prestiti incontrollati in cambio di ristrutturazioni economiche di stampo liberista ha mostrato tutti i suoi limiti.
Vi lascio con l’ articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, sottoscritta quasi sessanta anni fa da tutte le nazioni appartenenti all’ Organizzazione delle Nazioni Unite e che è ben lontana dall’ essere applicata sempre e ovunque:

Articolo 25. Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

Note:

www.francescogalvani.eu/stefanobattain

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