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Nicaragua - La sicurezza alimentaria e gli Obiettivi del Millennio si allontanano

Società civile preoccupata per la crisi alimentaria che si avvicina
19 aprile 2008 - Giorgio Trucchi

Cirilo Otero e Ana Quiroz durante la conferenza stampa (© Foto G. Trucchi)

Organismi della società civile si sono dati appuntamento a Managua per discutere sul compimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (OSM) in Nicaragua, i quali vennero creati dalla "Dichiarazione del Millennio" che fu sottoscritta dai 189 Stati membri delle Nazioni Unite nel 2000.

Secondo i partecipanti all'attività denominata "Foro Ciudadano de Seguimiento a los Objetivos de Desarrollo del Milenio", il Nicaragua è molto lontano dal poter raggiungere tali obiettivi, che hanno come termine il 2015 e la loro preoccupazione si è concentrata soprattutto sui temi dell'istruzione, sanità e sicurezza alimentaria e nutrizionale.

Ana Quiroz, direttrice del Centro de Información y Servicios de Asesoría en Salud (CISAS), ha detto che "dopo quasi otto anni dalla firma della Dichiarazione del Millennio, non si sono visti livelli di compimento accettabili. Abbiamo analizzato la quantità di fondi che vengono assegnati per raggiungere questi obiettivi ed abbiamo scoperto che il Nicaragua è il paese che spende meno in media per persona in temi come la sanità, l'istruzione e la protezione dell'ambiente. Se ai proclami verbali non segue poi una disponibilità di risorse economiche - ha continuato Quiroz -, la situazione non potrà mai cambiare".

L'Obiettivo 4 degli OSM prevede "Ridurre di due terzi la mortalità dei bambini al di sotto dei cinque anni e migliorare la salute materna", oltre che "Ridurre di tre quarti il tasso di mortalità materna tra il 1990 ed il 2015".
A questo proposito, Quiroz ha ricordato che la spesa media in salute per persona in Honduras è quasi il doppio di ciò che si spende in Nicaragua. "Se a questo aggiungiamo la recente penalizzazione dell'aborto terapeutico, ci troviamo di fronte ad una situazione in cui diventa praticamente impossibile ridurre la mortalità infantile e quella materna alle percentuali previste dagli OSM".

Per i partecipanti all'attività è quindi necessaria ed urgente una maggiore assegnazione di risorse statali ed anche una riattivazione degli spazi di partecipazione, per implementare un'azione complementare tra le organizzazioni sociali e le autorità sanitarie.

Sicurezza alimentaria e nutrizionale

Sradicare la povertà estrema e la fame, riducendo della metà la percentuale di popolazione che vive con meno di un dollaro al giorno e che soffre la fame, è stato uno degli altri punti affrontati dai partecipanti all'attività.

Secondo Cirilo Otero, direttore del Centro de Iniciativas en Políticas Públicas y Ambientales (CIPA), "Il tema degli OSM è molto di più che un'ennesima attività delle Nazioni Unite, perché il livello di disuguaglianza, povertà e miseria nel mondo ha raggiunto un punto tale che è diventato quasi irreversibile, e per i firmatari della Dichiarazione del Millennio è obbligatorio trasformare quest'accordo in leggi e politiche di Stato.
Il Nicaragua - ha continuato Otero - si trova in una situazione molto difficile. I governi precedenti hanno dimostrato una totale indifferenza nei confronti di ciò che il paese ha firmato alla ONU e non si sono voluti inserire gli OSM all'interno delle politiche nazionali.
Nel campo dell'istruzione, per esempio, la relazione della Banca Mondiale del 2004 dice che un paese si può considerare in una fase di sviluppo se la sua popolazione ha raggiunto in media almeno il nono grado (titolo di scuola media inferiore). La popolazione nicaraguense ha come media la quarta elementare e questo impedisce di poter pensare a un qualsiasi tipo di sviluppo futuro".

Il tema della Sicurezza Alimentaria e Nutrizionale è invece strettamente vincolato al tipo di modello economico che si vuole implementare in Nicaragua, non solamente in relazione agli OSM, bensì alle sue prospettive di sviluppo ed al suo futuro come nazione.

Per Otero, "il governo non ha ancora definito un piano di sviluppo effettivo e continuiamo a produrre per esportare e non per il consumo nazionale. Esportiamo 1.200 milioni di dollari all'anno, l'82 per cento dei quali derivano da prodotti della terra o del mare e li produciamo con metodi ormai obsoleti. In questo modo, da una parte non creiamo valore aggiunto alla nostra produzione e dall'altra continuiamo a non produrre per il consumo locale. Nel caso del riso, per esempio, produciamo solo il 42 per cento della domanda interna ed il resto lo dobbiamo importare. Un altro esempio -ha continuato il direttore del CIPA - è che siamo dei forti consumatori di olio vegetale, ma importiamo la totalità di questo prodotto. Ci sono 12 marche sul mercato nazionale e tutte sono straniere; non abbiamo una politica per produrlo".

Un altro elemento che preoccupa i membri delle organizzazioni sociali ha a che vedere con la relazione tra educazione, sicurezza alimentaria e salute. "Il nostro sistema educativo non insegna ai giovani come alimentarsi e la nostra dieta continua ad essere aggressiva contro la salute e la nutrizione", ha affermato Otero.

Crisi mondiale

Di fronte allo spropositato aumento dei prezzi degli alimenti a livello mondiale ed alla crisi che si sta avvicinando, il Nicaragua si trova in una posizione molto debole e ha bisogno di una maggiore assegnazione di risorse e di implementazione di politiche per lo sviluppo.

"Di fronte a questa crisi mondiale - ha ricordato l'analista -, questo paese deve ritornare a produrre alimenti e all'interno del contesto degli OSM, è necessario impegnarsi con politiche e pratiche sociali. Non fare questo passo porterebbe il Nicaragua a rifiutare a sé stesso il diritto di trasformare la realtà attuale e modificare il proprio futuro".
Per Otero, la crisi attuale è una conseguenza delle politiche mondiali che hanno preferito accantonare la produzione di alimenti per soddisfare le necessità delle popolazioni mondiali, concentrando i loro interessi sui beni e servizi non alimentari.
Altri elementi indicati dall'analista sono la diminuzione della produttività per area di produzione, l'accesso molto scarso a nuove tecnologie di produzione nei paesi in via sviluppo e la progressiva perdita di capacità, per paesi come il Nicaragua, di poter conservare ed immagazzinare le proprie sementi originarie (criollas).

"Il rischio di soffrire la fame è ormai qualcosa di molto reale ed in Nicaragua ci sono già molte zone dove si stanno creando le condizioni per una crisi alimentaria molto seria. Bisogna ritornare a produrre alimenti, ma nel paese ci sono attualmente una serie di fattori che ostacolano questa misura. Esiste ancora molta insicurezza sul tema della proprietà della terra - ha segnalato Otero - e ciò genera conflitti e corruzione. Inoltre, il paese continua a produrre con metodi obsoleti e lo Stato deve incentivare le innovazioni tecnologiche in campo agricolo, favorendo lo sviluppo di laboratori per il miglioramento della qualità delle sementi. Bisogna anche ricordare che quasi non esiste credito per la produzione degli alimenti basilari, che l'infrastruttura produttiva è pessima e che il mercato locale è poco organizzato e disgregato", ha concluso l'analista.

Al termine del suo intervento, Otero ha ricordato che in questo momento è urgente che il governo si riunisca con tutti i produttori per elaborare strategie e cercare soluzioni a livello locale, dipartimentale, regionale e nazionale, riattivando e sviluppando il mercato nazionale.

Piano alimentario per 2008

Di fronte a questa difficile situazione, il governo, attraverso il Programma Agroalimentare di Sementi Certificate, concederà un credito di 15,6 milioni di dollari a circa 170 mila piccoli produttori per promuovere la produzione e commercializzazione di riso, fagioli, mais e sorgo. Il prestito non verrà restituito in denaro, ma consegnando al Ministero dell'Agricoltura (MAGFOR) parte della produzione per poter aumentare le riserve statali.

Secondo il direttore del Programma Produttivo Alimentario (PPA), Gustavo Moreno, lo Stato destinerà 7,3 milioni di dollari per la semina di primera (maggio-agosto 2008) e 8,3 milioni di dollari per le semine di postrera (agosto-novembre 2008) ed apante (dicembre-marzo 2009).
Ai produttori verranno garantite sementi certificate di fagiolo, mais, riso e sorgo e il necessario per la semina. Il Programma priorizzerà le zone del paese con piogge costanti dove si può assicurare il risultato dei raccolti. "Nessun governo nella storia del Nicaragua ha finanziato tanti produttori in un anno come in questo caso. Durante l'epoca di primera stiamo finanziando 64.800 piccoli produttori di grani basilari e stiamo prevedendo una produzione di circa 3 milioni di quintali", ha affermato Moreno.

L'obiettivo dell'intero ciclo agricolo 2008-2009 è quello di raggiungere i 10 milioni di quintali di grani basilari e ciò rappresenterebbe un aumento del 40 per cento rispetto al ciclo 2007-2008.

© (Testo e Foto Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua - www.itanica.org )

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