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Nessun accenno alla violazione dei diritti umani

Inserto di El País: la Colombia è "un país seguro, abierto y próspero"

Elogi per Uribe e Santos, si tace sui "falsos positivos" e molto altro
26 luglio 2010 - David Lifodi

L'inserto uscito il 20 luglio scorso in allegato al quotidiano spagnolo El País e dedicato interamente alla Colombia lascia sbalorditi. "Un país más seguro, abierto y próspero", titola in prima pagina il supplemento promozionale, questo è il nome specifico che compare sotto la testatina "Colombia - Bicentenarios de America". In un breve trafiletto, scritto a caratteri assai piccoli in seconda pagina, si precisa che la redazione di El País non ha partecipato alla stesura dell'inserto, curata invece dall'agenzia Beyond Communication, con sede a Madrid. Quindici pagine intere del supplemento per festeggiare il bicentenario dell'indipendenza lasciano perplessi: si comprende immediatamente che si tratta di un'operazione volta a ripulire l'immagine della Colombia, per cui si magnificano gli investimenti in campo economico, la partnership di alto livello con la madre patria spagnola, si pubblicizza infine lo sviluppo della capitale Bogotà. Tutto questo ci potrebbe anche stare se ci mettiamo nei panni di coloro che vogliono incentivare i viaggi degli spagnoli in Colombia.
Ci sono però, soprattutto nelle prime pagine, una serie di articoli piuttosto discutibili, a partire dal titolo già citato, "Un país más seguro, abierto y próspero", per arrivare a "los ocho años de gobierno de Uribe han supuesto un periodo de reducción de la violencia". Il presidente uscente di Palacio Nariño viene descritto come alfiere della pacificazione in Colombia: certo, si ammette nel prosieguo dell'articolo, la strada verso una pace duratura è ancora lontana, ma siamo sulla buona strada. E ancora: grandi lodi al piano di Sicurezza Democratica lanciato da Uribe, che avrebbe posto le basi per mettere alla corda paramilitari e guerriglia. Nessun accenno al caso dei "falsos positivos", che ha coinvolto in prima persona l'ex Ministro della Difesa Juan Manuel Santos, diventato adesso presidente dopo essere stato a lungo delfino dello stesso Uribe e destinato proseguire sulla strada dei successi ottenuti dal suo predecessore, così scrive ancora l'inserto (nessun articolo è firmato). Nemmeno due parole anche sulla corsa alle presidenziali, che ha visto Antanas Mockus (aldilà delle sue stesse molteplici ambiguità ), leader dei verdi, raggiungere delle percentuali così alte nelle intenzioni di voto da far presagire davvero un cambiamento, salvo poi scoprire che gli stessi sondaggi erano truccati al rialzo per dare una parvenza di democrazia, come ha denunciato la senatrice Piedad Cordoba. L'aumento vertiginoso di turismo raggiunto dal paese negli ultimi anni, spiega ancora il supplemento, non fa che confermare la bontà della politica di sicurezza ad opera della coppia Uribe-Santos: "más seguridad, más turismo". Un'equazione non contestabile per chi si occupa distrattamente delle vicende del paese andino, ma assai opinabile per coloro che da anni seguono l'evolversi della situazione colombiana. Dai 28mila omicidi dell'anno 2002 siamo passati ai 3500 del 2009 ed Uribe lascia la presidenza al suo successore (l'insediamento ufficiale avverrà il prossimo 7 agosto) con un tasso di popolarità straordinario, pari al 70%: nemmeno una parola però sui continui attacchi alle comunità indigene, del tutto cancellata la strage di San José de Apartadò, taciute le aperture alle multinazionali che spadroneggiano ai danni delle stesse comunità, silenzio assoluto in merito alla quotidiana strage silenziosa dei sindacalisti, non pervenuti gli oltre 4 milioni di desplazados a causa della corsa all'accaparramento delle risorse naturali compiuta dalle corporazione transnazionali. Tralasciati anche gli effetti più perversi del piano di sicurezza democratica, cioè la garanzia data dal governo alle grandi multinazionali di poter operare nel nome del trattato di libero commercio, imposto con la forza alle comunità tramite l'utilizzo dell'esercito. La descrizione di un paese in marcia per consolidare la democrazia cozza frontalmente con la storia raccontata da Guido Piccoli nel suo bel libro uscito alcuni anni fa in cui parla della Colombia come il paese dell'eccesso, ma anche con un qualsiasi bollettino di controinformazione che si occupa dei diritti umani.
Come detto all'inizio, la redazione di El País non ha lavorato materialmente sull'inserto, forse però avrebbe potuto prestarci una maggiore attenzione, soprattutto per quanto riguarda la santificazione di Uribe e Santos, almeno che non sia stata scelto volutamente di chiudere un occhio: gli affari sono affari, ed un aumento del flusso turistico dalla Spagna alla Colombia porta ad un rafforzamento dell'economia e delle nuove possibilità di commercio e sviluppo soprattutto per la madre patria.

 

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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