Palestina

Palestina

RSS logo

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • c.c.p. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009 - 74100 Taranto (TA)
  • conto corrente bancario n. 115458 c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink (IBAN: IT05 B050 1802 4000 0000 0115 458)

In rilievo

Motore di ricerca in
RSS logo

La battaglia per Gaza è la battaglia per la Palestina…

9 gennaio 2015 - Laura Tussi

Il Dialogo per la Pace

La battaglia per Gaza è la battaglia per la Palestina…

di Paola Manduca

Così scrissi a Luglio e mi sa che “purtroppo” avevo visto giusto.

Il governo, ma anche tutte le fazioni di Gaza, si erano incamminate su un cammino politico di riconciliazione.

Lo aveva fatto per evitare un sacrificio inutile ai propri cittadini, e per provare, dopo anni di governo da parte di Hamas, nuovamente un percorso politico democratico che avesse il potenziale di una autonomia, pensando che questa le sarebbe derivato da una politica unificata, delle elezioni libere (previste per dicembre come parte dell’accordo ed ancora richieste da Hamas e altri partiti), dalla unificazione dei Palestinesi tutti.

Per allora era tutto.

Non c’era in programma se non ritrovare un’unità temporanea con un governo tecnico, mettere alla prova la capacità di gestirla da parte di questo, per arrivare poi ad un nuovo governo eletto, interrompere le “politiche separate per zone” dei Palestinesi e la falsa fiducia in negoziati tra diseguali, aprire le frontiere al massimo possibile verso l’interno della Palestina stessa e possibilmente verso l’esterno per cercare contatti commerciali e per poter esportare ed importare le cose della vita. E naturalmente era molto ed ambizioso, ma anche lo stretto necessario.

Qualcuno avrà pensato che era un disegno di potere o uno troppo ingenuo, ma pochi hanno capito che era certamente l’unico possibile per uscire in pace dalla situazione ugualmente perdente della ANP e della Striscia, soffocate “differentemente” dalla occupazione.

Identificando il potenziale della mossa politica, tutto il mondo, al di là dalle parole e dalle dichiarazioni, si è opposto.

Ci interessa quello che l’Europa ed i suoi stati, e la presidenza europea, hanno fatto, anzi non hanno fatto, mentre avrebbero potuto fare, sia immediatamente dopo gli accordi nazionali, quando immediatamente al governo è stato impedito di incontrarsi da parte sia di Israele che dell’Egitto che ha negato il passaggio dei ministri.

Sia durante e dopo gli attacchi e le retate in WB e l’aggressione a Gaza, ed ancor più quando questi si sono conclusi.

Gaza ha combattuto una guerra che non aveva scelto, ma cercato di evitare.

Ha perso migliaia dei suoi di ogni età, è oggi distrutta, soffocata sempre più dal Israele e dall’Egitto, priva di accesso a risorse commerciali e naturali e spenta dal bombardamento della unica centrale elettrica.

E’ chiusa per chiunque volesse anche solo in via umanitaria o medica entrare da fronte Egiziano e pochissimo agibile da quello Israeliano.

Non arrivano i beni necessari che siano medicine, strumenti ospedalieri o cibo. Ed è sempre più povera anche all’interno con statali non pagati e pescatori aggrediti in mare dalla marina militare israeliana e che hanno subito danni enormi dal bombardamento delle barche e delle reti, agricoltori e piccoli industriali colpiti dai bombardamenti che hanno distrutto terreni agricoli, allevamenti di animali (tra le vittime della Guerra l’unico allevamento dei bovini, 135 vittime su 150 capi), distrutte quasi tutte le “fabbrichette”, con 3 turni a scuola per mancanza di strutture, con 100.000 senza tetto, ospedali che chiudono per mancanza di gasolio e della capacità di aggiustare gli strumenti dopo gli attacchi.

Insomma non c’è lavoro, non ci sono soldi, non ci sono capacità di produzione alimentare e nessuna speranza di rimettersi in piedi o di produrre qualcosa. Il blocco di tutto (oggetti, malati, studenti, persone) è molto peggiore di prima e quasi impenetrabile.

Il WB economicamente, e per ora, sta meglio, ma la politica di Abbas ha fatto il peggio possibile nel renderlo un territorio diviso internamente e al servizio della sicurezza di Israele e non della vita del proprio popolo, e non è difficile pensare che anche il tempo del presidente venga messo in “scadenza” presto dall’esterno prima ancora che dall’interno. Se non è ancora successo probabilmente è perchè l’occupante & C non hanno ancora trovato le condizioni o la convenienza per sostituire un presidente di-sprezzato con uno adeguatamente ancor più obbediente.

Adesso è il tempo del raccolto di tutto quanto non è stato fatto perché la Palestina sopravvisse.

Abbas non ha raccolto il messaggio che veniva dalla resistenza di Gaza e soprattutto il mondo, e l’Europa in prima linea, non hanno saputo garantire nemmeno le condizioni perché a Gaza non so profili lo spettro della fame per larga parte della popolazione, e tutto ciò nonostante le grida di allarme delle stesse istituzioni internazionali che conoscono le condizioni sul territorio come l’UNWRA.

Ovviamente la Palestina non è una questione “nemmeno “ umanitaria.

Connivenza totale dell’Europa durante le azioni omicide di Israele e dell’Egitto, sostituite da un imbellettamento di dichiarazioni, per altro di nessuna conseguenza, che si augurano uno stato che non c’era e non c’è, perché non esiste nella realtà con le caratteristiche che ogni stato (da vocabolario) dovrebbe avere: un suolo continuo e con dei confini riconoscibili, una economia, una difesa nazionale (l’uso della forza in suo nome), la gestione delle sue risorse a meno di cessione volontaria etc etc

Come prevedibile nemmeno all’ONU ci è stato un riconoscimento, ma paradossalmente ..in realtà non era chiaro cosa si dovesse riconoscere se mancano appunto tutte le caratteristiche di uno stato, quanto già riconosciuto 30 anni fa all'OLP e senza alcuna conseguenza?

Movimenti e persone hanno chiesto non solo giustizia per Gaza ma futuro per la Palestina, hanno colto la fase cruciale della politica che si era prospettata e che avrebbe potuto per la prima volta garantire che la Palestina unita ci fosse o poteva seppellirla per sempre. Senza abbastanza forza purtroppo.

Sembra che implacabilmente tutti i potentati e governi del mondo, con poche eccezioni, abbiano scelto la seconda strada, cancellare la possibilità che sia una Palestina.

Infatti, seppure c’è, rimane pochissimo tempo per una seria inversione di marcia che nelle condizioni reali deve avvenire prima che a Gaza si inizi a soffrire tanto che ci siano azioni di disperazione delle persone e prima che Abbas sia “dismesso” da Israele e Gerusalemme sia del tutto bonificata dai cittadini legittimi in quanto ebrei.

 

Prima che le fazioni sia a Gaza che in WB e Gerusalemme debbano “collettivizzare” la disperazione ed incanalarla in azioni di lotta violenta, e prima che le persone perbene dalle nostre parti inizino a dire di nuovo che è colpa dei Palestinesi se non c’è pace.

 

Quando non c’è vita, non tetto sulla testa o cibo in tavola, e quando non c’è speranza, non c’è molto da perdere, questo il motivo di fondo comune della solidarietà per la resistenza durante protective edge: la gente a Gaza vedeva già la corda stretta attorno al loro collo e sapeva che era meglio morire resistendo e provando a rompere l’assedio che rimanere passivi e lasciarsi morire senza eccezioni e i Palestinesi tutti questo lo hanno capito.

Anche perciò il governo di unificazione aveva rappresentato un speranza ed una mossa pacifica cosciente.

All’Europa resta sulla coscienza, oltre alla responsabilità morale e pratica delle vittime dell’olocausto nazista, anche quella delle vittime della morte della Palestina, e a tutti noi il peso di una cultura ipocrita e falsa da passare alla prossime generazioni.

Non è un buon inizio 2015, non è un inizio, anche per noi è tempo che sia una fine.

Non c’è dubbio che la stessa nostra democrazia sia legata alla scelta di uscire dalle guerre e prendere posizioni forti contro chi le fa e chi occupa ed opprime un altro popolo.

 

In Italia è quasi paradossale che i due ministri interessati in particolare alla “questione” Palestinese siano femmine, di origini cattoliche e/o di cosiddetta sinistra democratica, che sono cosi sofferenti per i poveri Palestinesi e per tutti gli oppressi, cosi legate alla costituzione...ma egualmente guerrafondaie ed ipocrite come tutti i predecessori.

Proprio vero che essere donna non è solo una questione di biologia, ma di quello che del potenziale genetico e riproduttivo ce ne si fa, come per ogni altra cosa nella vita umana (sarà mica la differenza dagli animali, sarà mica quello il passaggio che farà una femmina donna ed un maschio uomo?).

PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Informativa sulla Privacy