L'approssimazione e/o l'inazione contraddistingue il lavoro degli enti. Mancano mezzi e strumenti usati in tutto il mondo.

WWF sull' incendio Seab: rischi per la salute umana

Benzene e altri solventi organici cancerogeni e/o tossici, fenoli, piombo, cromo, nichel, rame: micidiale il mix di sostanze emesse secondo l'ARTA nell'incendio della SEAB, molte delle quali respirate da decine di migliaia di persone.
23 luglio 2009

L'incendio alla Seab
Solventi organici cancerogeni e/o tossici come benzene, toluene, etilbenzene, xilene, stirene; Idrocarburi alifatici; aldeidi; fenoli; Idrocarburi Policiclici Aromatici come il temibilissimo Benzo-a–pirene; metalli pesanti quali nichel, rame, piombo, cromo: le prime analisi dell'ARTA confermano la presenza di un micidiale mix di inquinanti emessi nell'incendio della SEAB di Chieti Scalo.

Un dato è quindi incontrovertibile: decine di migliaia di persone a Chieti e nei comuni limitrofi hanno respirato sostanze estremente pericolose senza essere stati avvertiti del pericolo dagli enti pubblici deputati alla tutela della loro salute.

Le analisi sono state effettuate dall'ARTA di Chieti che, nonostante in Abruzzo non sia incredibilmente prevista la reperibilità nel fine-settimana, con abnegazione e spirito di servizio ha comunque raccolto diversi campioni che ora hanno permesso di stabilire almeno la portata generale dell'evento.
Su questo aspetto, però, emergono fatti incredibili se non risultassero veri facendo il confronto con i sistemi di monitoraggio adottati in altre regioni nelle emergenze causate da incendi simili. Molti dati dell'ARTA riguardano le acque di spegnimento mentre per l'aria, pur confermandosi anche qui la presenza di solventi cancerogeni, mancano le analisi per alcune classi importanti di sostanze. Dalle informazioni in nostro possesso risulta che il campionamento dell'aria sarebbe avvenuto attraverso un sistema adibito ad altri usi “adattato alla circostanza”, in assenza della strumentazione di raccolta usata in tutte le altre regioni (uso di canister). Questo “sistema” sarebbe stato “sperimentato” una prima volta nell'incendio dell'Ecoadriatica e poi anche in quello della Seab. Questa tecnica adottata “in emergenza” non permette di cercare una serie di inquinanti e, soprattutto, di valutarne la concentrazione. Inoltre, nelle altre regioni il sistema di monitor!
aggio assicura un diverso campionamento nell'aria per ognuno dei vari gruppi di sostanze pericolose (campionatori ad alto volume per le diossine, ad esempio; radielli; filtri per polveri ecc.). Pertanto l'elenco completo di cosa hanno respirato durante l'incendio decine di migliaia di persone e in che quantità per ognuna delle sostanze potenzialmente emesse nell'incendio della SEAB sarà difficile stabilirlo in quanto l'ARTA Abruzzo non è messa in grado di lavorare all'altezza delle emergenze che deve affrontare e può dare indicazioni (peraltro già sufficientemente preoccupanti) solo parziali. Inoltre emerge la totale assenza di dati raccolti in continuo per la mancanza delle centraline fisse di monitoraggio previste dalla legge e utilissime per capire i valori di fondo “normali” nelle aree interessate dalle ricadute e per monitorare gli andamenti prima, durante e dopo l'incendio. In merito alla questione dell'approccio usato in Abruzzo e quello usato in altre regioni italiane alleghiamo le due brevi relazioni di ARPA Veneto e
ARPA Puglia su due incendi avvenuti negli scorsi anni che fanno comprendere molto bene il diverso livello di tutela dei cittadini assicurato in quelle regioni.
In questa situazione, l'atteggiamento degli enti preposti alla tutela dell'incolumità e salute dei cittadini è stato del tutto inappropriato. Non capiamo perchè, davanti ad un incendio che interessava un'azienda sottoposta ad indagine dalla Magistratura pochi mesi prima e che comunque coinvolgeva materiali (plastiche ecc.) che nella combustione possono produrre sostanze pericolose e cancerogene come il benzene, non siano state almeno avvisate le categorie deboli come gestanti e bambini molto piccoli affinchè si allontanassero dalle aree di ricaduta mentre invece ci si sia affrettati a dare indicazioni tranquillizzanti.
Inoltre è incredibile che non sia stata attivata una sala operativa a livello provinciale e sovraprovinciale per stabilire il da farsi e per coordinare le azioni dei sindaci dei comuni interessati, sia nel versante chietino sia nel versante pescarese (sono a tal proposito inoppugnabili le immagini della nube in ricaduta sul pescarese quando a metà giornata di domenica la direzione del vento è cambiata). Su questo aspetto le associazioni intendono risalire alle varie responsabilità per segnalare agli enti competenti sovraordinati e nazionali il comportamento adottato nell'affrontare tale emergenza rispetto a quanto previsto dalle normative in materia di protezione civile.

Rispetto al da farsi il WWF e l'Abruzzo Social Forum chiedono di:

-effettuare analisi sul sangue su campioni di cittadini per capire l'esposizione ai diversi inquinanti (diossine; PCB; benzene ecc.), attraverso un piano di monitoraggio che tenga conto del differente grado di esposizione alle ricadute (campionando cittadini a diversa distanza ecc.);

-procedere all'individuazione delle aree di ricaduta non solo attraverso modelli matematici, comunque utili, ma anche attraverso l'uso delle foto satellitari disponibili durante l'evento (il WWF ha messo in contatto l'ARTA con enti esperti in tal senso):

-analizzare la presenza nel terreno e sui vegetali dei diversi inquinanti a varie distanze dal sito e nelle diverse direzioni, anche per valutare il “fondo” già presente dei diversi inquinanti;

-verificare le autorizzazioni in possesso della SEAB e degli altri impianti presenti a Chieti Scalo, attivando eventualmente anche procedure di revoca per via amministrativa in caso di inadempienze;

-verificare lo stato di attuazione dell'Ordinanza Comunale del 2008 che perimetra tutta l'area di Chieti Scalo quale area a rischio ambientale in cui dovevano essere effettuate tutta una serie di iniziative volte alla caratterizzazione e alla tutela dei cittadini, con divieti e prescrizioni per l'uso dell'ambiente;

-attivare immediatamente un sistema di monitoraggio in continuo della qualità dell'aria in Val Pescara;

-disporre l'immediata reperibilità per i tecnici dell'ARTA;

-dotare l'ARTA di tutta la strumentazione necessaria per intervenire secondo le procedure standard internazionali in caso di incidente nonchè della strumentazione per l'analisi delle diossine affinchè non ci si debba rivolgere più a laboratori esterni (l'università di Siena è stata segnalata dal WWF l'anno scorso a tal proposito);

-attivare procedure amministrative per capire le responsabilità di singoli funzionari dei vari enti per la la mancata attivazione di quanto previsto dalle normative in materia di protezione civile procedendo alla loro sostituzione.

Le organizzazioni si aspettano dalle indagini chiarezza su quanto accaduto, sulle ragioni che hanno determinato l'incendio e, più in generale, che venga approfondita la situazione delle attività di recupero, trasporto e smaltimento dei rifiuti in tutta l'area.

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