incontro

Incontro pubblico con Antonio Mazzeo

29 luglio 2025
ore 20:30 (Durata: 2 ore)

Incontro pubblico con Antonio Mazzeo

Il giornalista, attivista e membro dell'equipaggio della Handala ci racconterà cosa è accaduto durante durante il viaggio verso Gaza, dal sequestro fino al rientro in Italia.

COMUNICATO STAMPA - L’esercito israeliano ha attaccato Handala in acque internazionali e rapito 21 civili. Rientrato l’italiano Antonio Mazzeo. In queste ore processo agli altri attivisti.
La nave Handala della Coalizione Freedom Flotilla, partita lo scorso 20 luglio da Gallipoli con l’obiettivo di rompere il blocco illegale imposto da Israele a Gaza, è stata sequestrata in acque internazionali a circa quaranta miglia nautiche dalla costa, durante la notte del 26 luglio, nel corso di quello che si configura come un vero e proprio atto di pirateria da parte delle forze israeliane. Subito dopo, l’imbarcazione è stata condotta nel porto israeliano di Ashdod. Tutti i membri dell’equipaggio, 21 civili provenienti da Italia, Regno Unito, Francia, Spagna, Tunisia, Marocco, Iraq, Australia, Stati Uniti e Norvegia, sono stati arrestati e denunciano di aver subito un trattamento da terroristi.
Il mezzo nautico, parte di una missione umanitaria condotta con il supporto di Salento per la Palestina, trasportava beni di prima necessità come latte in polvere per neonati, pannolini, alimenti e medicinali, ma anche peluches e messaggi di solidarietà donati dai bambini salentini.
La coalizione Freedom Flotilla Italia ha rivelato che al momento del sequestro di Handala, la fregata “Carabiniere F593” della Marina militare italiana stazionava a poche miglia di distanza. Come riporta la stessa coalizione “Se l’operazione mare sicuro ha l’obiettivo di tutelare la navigazione civile e prevenire violazioni del diritto internazionale perché non ha agito per impedire il sequestro illegale di Handala”, tutelando i diritti dei due cittadini italiani a bordo?”.
Uno dei due italiani a bordo, il docente e giornalista Antonio Mazzeo, è stato espulso e rimpatriato ieri, 28 luglio, dopo aver firmato l’ordine di deportazione volontaria, insieme ad altri due membri dell’equipaggio, Gabrielle Cathala (Francia) e Jacob Berger (stati Uniti). Una scelta, la loro, che ha come obiettivo quello di fornire al rientro in patria informazioni dirette sulla vicenda.
Questa sera alle 20:30 nella piazza di Porta Rudiae a Lecce incontreremo Antonio Mazzeo, per confrontarci con lui su tutto quanto è avvenuto durante il viaggio della nave, dal sequestro fino al suo arrivo in Italia.
Per gli altri membri, attualmente detenuti in carcere e in sciopero della fame, è previsto il processo in queste ore. Si tratta di cittadini e cittadine che agivano nel rispetto del diritto internazionale e marittimo pertanto chiediamo che la loro detenzione è arbitraria e illegittima.
Negli ultimi due mesi, tre missioni umanitarie della Freedom Flotilla sono state assaltate da Israele: oltre all’ultimo caso, ricordiamo la Conscience, attaccata da droni israeliani con l’intento di provocare il suo affondamento al largo di Malta, e la Madleen che ha subito lo stesso trattamento della Handala.
Il governo italiano, che in questi giorni ha mediato con Israele sui rimpatri dei nostri connazionali, legittimando di fatto un atto di pirateria, dovrebbe fornire all’opinione pubblica dei chiarimenti circa le trattative con il governo di Tel Aviv.
Come salento per la Palestina stiamo continuando il lavoro di pressione istituzionale sollecitando e mobilitando Regione Puglia, Provincia di Lecce e sindaci salentini. L’obiettivo è quello di porre fine alle complicità che il governo italiano ha nel genocidio in atto, a causa delle relazioni diplomatiche mai interrotte con Tel Aviv, del continuo e ininterrotto flusso di armi verso Israele, delle collaborazioni militari, del mancato rispetto delle risoluzioni Onu e delle prescrizioni della CPI e delle violazioni dei principi espressi nella nostra Carta costituzionale
Pertanto continuiamo a tenere alta l’attenzione sul genocidio, che non può essere in alcun modo giustificato, tollerato e appoggiato dalla comunità internazionale, proponendo:
mobilitazioni in tutto il Paese per rompere il silenzio e al contempo, sollecitare gli amministratori locali in tutta Italia a presentare in ogni comune mozioni, richieste di chiarimenti e prese di posizione in sostegno del popolo palestinese, da trasmettere alle istituzioni governative italiane.
Facciamo infine appello a tutte e tutti a sostenere la raccolta fondi per l’ospedale Al Awda, presidio di umanità oltre che sanitario, situato del nord di Gaza.
Non abbassiamo la guardia di fronte agli ingressi e alle pause umanitarie di poche ore, mentre Israele bombarda pesantemente gli sfollati e li uccide quando sono in fila per ricevere, forse, una manciata di farina.
Non ci fermeremo finché la Palestina non tornerà libera.

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