veglia

Una scuola ed una veglia per ricordare 200 bambini uccisi in Iran nei raid e tutte le vittime del regime iraniano

7 marzo 2026
ore 17:45 (Durata: 1 ore)

Sabato 7 marzo, dalle 17:45 alle 19:00, davanti alla Scuola primaria Pascoli di Foggia, il Coordinamento Capitanata per la Pace organizza una veglia silenziosa in memoria delle 165 bambine e dei 35 bambini uccisi in Iran nelle loro aule dai raid israelo-statunitensi e tutte le recenti vittime del regime iraniano. Una scuola per onorare chi alla scuola è stato strappato con la violenza, un vero e proprio “crimine contro l’umanità” di cui si è purtroppo parlato pochissimo.

 Scegliamo un silenzio che è rispetto, ma anche denuncia.

 L'aggressione contro l'Iran - il cui regime sanguinario denunciamo fermamente, come già facemmo il 18 gennaio durante la Catena per la pace a Foggia - è avvenuta mentre erano in corso i negoziati. Nel 2015 era stato firmato il Joint Comprehensive Plan of Action, accordo che limitava il programma nucleare iraniano. Non è stata Teheran a uscirne: sono stati gli Stati Uniti di Trump nel 2018. Oggi colpire l'Iran significa ignorare un'asimmetria imbarazzante: l'Iran è firmatario del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari; Israele, che le possiede senza ammetterlo e che è responsabile di un genocidio, no.

Oggi 5 marzo ricorre la Giornata ONU per la consapevolezza sul disarmo e la non proliferazione. Il suo messaggio è chiaro: il disarmo è condizione di pace. Eppure l'Unione Europea vara un piano di riarmo da 800 miliardi. Seguiamo invece l'appello europeo di Stop Rearm Europe: "Non una base, non un sistema d'arma per la guerra. Quando la guerra si espanderà, saranno i bambini e i giovani delle famiglie comuni ad essere gettati nel tritacarne: il nostro sangue per i loro profitti".

 Come ricorda il premier spagnolo Sanchez: "La guerra riempie le tasche dei soliti pochi. Non dobbiamo ripetere gli errori del passato. La guerra in Iraq provocò aumento del terrorismo, crisi migratoria, rincari energetici”.

Un'altra strada è possibile: quella della cooperazione, della giustizia, del rispetto dei diritti umani (senza doppi standard). Quella che i governi sembrano aver dimenticato.

 Condanniamo con forza il regime degli ayatollah, ma nessuna feroce repressione interna giustifica il ricorso ad un’aggressione che viola il diritto internazionale e la Carta ONU. Israele e Stati Uniti trascinano il mondo verso un conflitto generalizzato, nel tentativo di ristrutturare l’intero Medio Oriente con la violenza della guerra. Nel mentre, i governi occidentali accettano che i costi si scarichino su lavoratori e classi popolari, con il già forte aumento del prezzo di gas e petrolio.

Abbiamo diritto di conoscere quali siano le effettive linee di politica estera seguite dal governo italiano: si piegherà ancora una volta al volere di Trump, concedendo le basi? Ne va della nostra democrazia e del rispetto della nostra Costituzione (art. 11). Anche per questo saremo in piazza. Perché la guerra non porta sicurezza: porta morte e distruzione, escalation, incancrenirsi dei problemi, rincari delle bollette, povertà, voglia di vendetta e terrorismo.

 Sabato 7 la cittadinanza è invitata a partecipare portando un lumino, che sarà deposto a terra. Restare umani significa oggi non distogliere lo sguardo dalle macerie di quelle scuole. In silenzio. Per 200 bambini che, considerati semplici “effetti collaterali", non vedranno mai il domani.

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