
Presidio contro la filiera della morte
Pace, non filiera della morte
Appello alle imprese, alla cittadinanza e alle istituzioni
Mercoledì 29 luglio, Confindustria Alto Adriatico con il convegno “DEFENDER - Difesa, Dual Use e Opportunità per le imprese” invita le imprese a entrare nella filiera della morte, presentando la produzione bellica come una prospettiva di sviluppo per il territorio.
Vogliamo opporci a questa svolta bellicista che trasforma il Friuli Venezia Giulia in un avamposto della guerra e della repressione!
Mentre le guerre si estendono e fanno esplodere i costi dell’energia per imprese e famiglie, mentre infrastrutture, ospedali e città vengono devastate dalle bombe, lasciando migliaia di persone uccise e mutilate, Confindustria propone di trasformare questo tragico e folle scenario in un'opportunità di business.
La conversione bellica non è un affare per pochi, riguarda tutti e dobbiamo poter dire che non la vogliamo. Non può essere la decisione unilaterale di un gruppo che promuove i ristretti interessi di pochi, incurante dei danni procurati a molti.
Quale sviluppo può essere fondato sulla morte e la distruzione? Chi oggi promuove la filiera bellica ha guardato le foto della devastazione di Gaza, le persone fatte a pezzi dalle stesse tecnologie che chiede alle nostre imprese di produrre? Non sono sufficienti gli oltre 20.000 bambini assassinati dalle bombe, droni e proiettili israeliani? Come si può essere complici di sistemi di intelligenza artificiale e tracciamento come il famigerato Where is Daddy che traccia e segue i bambini sino a casa e li’ comandano il drone a colpire per uccidere l’intera famiglia in un colpo solo?
Le guerre non sono calamità naturali. Sono il risultato di precise scelte politiche, interessi economici e strategie industriali. Dietro ogni conflitto ci sono persone in posizioni di potere che sostengono scelte di morte anziché lavorare per la pace.
Pensare di costruire prosperità alimentando la produzione di strumenti di guerra significa legare la crescita economica all'espansione dei conflitti. Conflitti che vengono pagati dai civili, mentre ad arricchirsi sono sempre poche manciate di signori della guerra.
Questa non è sicurezza. Questo è il baratro in cui ci vuole mandare chi, come il Presidente di Confindustria Alto Adriatico, vede nell’aumento della spesa militare un’opportunità e non un problema da segnalare a tutela delle imprese che rappresenta. Un aumento che sottrae risorse a politiche industriali più lungimiranti, alla sanità, alla scuola, alla ricerca medica e scientifica, alla tutela dell'ambiente e rende sempre più difficile la costruzione della pace.
Uno studio realizzato per Greenpeace da vari economisti ha valutato il valore aggiunto creato dall’industria bellica. In Italia, una spesa di un miliardo di euro per l’acquisto di armi porta a un aumento della produzione interna di soli 741 milioni di euro, con un impatto netto sull’occupazione di circa 3 mila posti di lavoro. La spesa per la protezione ambientale in confronto porta un valore aggiunto di circa 1,9 miliardi di euro e 10000 posti di lavoro, un miliardo di spesa per istruzione e sanità generano 1,38 miliardi di euro e 16 mila posti di lavoro.
Di più, la storia economica ci ha già mostrato che la conversione al bellico è spesso un danno per le imprese: le modifiche dell'organizzazione e dotazioni aziendali per le produzioni belliche vengono agevolate e finanziate, poi però finita la guerra o quella specifica produzione, l'azienda finisce per uscire dal mercato e non avendo risorse per riconvertirsi a produzioni civili, va in crisi. Oltre il danno, la beffa che pagano le imprese meno strutturate e i lavoratori.
Pordenone si prepara a diventare Capitale Italiana della Cultura 2027: dovrebbe essere un'occasione per farne la città della conoscenza, del dialogo e della cooperazione tra i popoli e culture.
Il Presidente di Confindustria Alto Adriatico, nonché Presidente di Pordenonelegge, preferisce invece fare di Pordenone la città di lancio della filiera della guerra.
L’idea di fare della produzione di strumenti di morte il traino dell’economia è un corpo estraneo in un tessuto sociale, quello friulano, che si è storicamente adoperato per affrontare le sfide in modo solidale, umano, attento ai bisogni di tutti.
Le imprese del nostro territorio sono un’eccellenza riconosciuta nel mondo: dall’arredamento all’edilizia, agli elettrodomestici alla meccanica. Dispongono di competenze straordinarie, che meritano di essere valorizzate in settori ed applicazioni che migliorano la qualità della vita. Chiedere ai nostri imprenditori di mettere il proprio talento al servizio della produzione di armamenti significa tradire la storia, la vocazione e la memoria di un territorio che ha conosciuto sulla propria pelle la guerra e le sue devastazioni. Non abbiamo bisogno della guerra per trovare sbocchi per le nostre imprese.
Ancora più grave è il danno ecologico: la crescita del settore militare contribuisce in misura pesante alle emissioni globali di gas serra già a partire dalla produzione, stravolge drammaticamente le zone di guerra, lasciando danni ambientali che perdurano per decenni dopo i conflitti. Per tutti questi motivi la conversione bellica è una scelta irrazionale!
E nemmeno vogliamo che il nostro governo spenda in armi 32 miliardi quest’anno 100 miliardi nei prossimi tre, sono soldi nostri che dovremo versare in tasse e vogliamo che vengano destinati ai nostri bisogni più urgenti: alla sanità, al ripristino dell’equilibri idrogeologico dei territori che franano, alla scuola, ai trasporti malfunzionanti!
Va affermato: siamo uno stato pacifico e pretendiamo un’economia di pace, non di guerra!
L'articolo 11 della Costituzione afferma che l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
Oggi più che mai è necessario sottrarsi alle logiche del riarmo, del militarismo e della competizione tra blocchi di potere che stanno trascinando il pianeta verso tragedie senza precedenti. La sicurezza non nasce dall'accumulo di armi, ma dalla giustizia sociale, dalla cooperazione internazionale, dal rispetto del diritto internazionale, dalla diplomazia e dalla costruzione di relazioni pacifiche tra i popoli.
Chiediamo
• che gli organi di governo locale dichiarino la rinuncia a qualsiasi progetto di riconversione bellica del tessuto produttivo dell’Alto Adriatico
• che cessi immediatamente ogni complicità con l'industria bellica israeliana e con i governi che conducono guerre di aggressione e genocidio e che le imprese evitino di entrare in filiere belliche coinvolte nel genocidio del popolo palestinese e dei crimini e aggressioni compiute da Israele nei confronti del popolo palestinese, libanese ed iraniano.
• che le imprese si facciano sentire, anche attraverso gli organi di rappresentanza come Confindustria Alto Adriatico, per chiedere al governo italiano e alle istituzioni europee di investire nella diplomazia, nella cooperazione e nella prevenzione dei conflitti, non nell'escalation militare;
• che le politiche industriali sostengano ricerca, innovazione civile, transizione ecologica, sanità, istruzione, lavoro dignitoso e giustizia sociale, non la riconversione verso la produzione di armamenti;
• che il diritto internazionale e il ripudio della guerra tornino a essere il riferimento delle scelte politiche ed economiche di chi rappresenta il mondo delle imprese.
La pace non è un'utopia. È una scelta quotidiana capace di garantire sicurezza, libertà e prosperità duratura.
Chiediamo che Pordenone sia la Capitale della Cultura e non la Capitale della filiera della morte.
Anpi provinciale di Pn
CGIL Pn
Retedasi FVG
Comitato x la Palestina Pn
Bene Comune Pordenone
Rete Veneta dei Comitati per la Palestina Libera
RSU Electrolux Susegana (TV)
Global Sumud Veneto
Comitato Pace Veneto Orientale
Pax Christi – Punto Pace di Gorizia
Global Sumud FVG
Movimento 5 Stelle FVG
Alleanza Verdi Sinistra FVG
Movimento Nonviolento Pn
Open Sinistra FVG
Anpi provinciale Gorizia
Rifondazione Comunista Pn
Circolo Arci "Tina Merlin"
Anpi provinciale di Udine
Anpi provinciale di Pordenone
Gruppo Emergency di Pn
Coro Anpi di Pn
Rete Solidale Pn
Associazione Nazionale per la Pace
Assopace Rivoli
Tavolo per la Palestina della bassa padovana
Salam Ragazzi dell'Olivo
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