"Scacco matto all'Ilva: il decreto è certo, i giochi per l'area a caldo sono chiusi"
La Corte d’Appello di Milano ha emesso un decreto che, secondo il parere dell’avvocato Maurizio Rizzo Stiano, rappresenta un punto di svolta decisivo per il futuro dell’area a caldo dello stabilimento Ilva di Taranto. A differenza di quanto stabilito in precedenza dal Tribunale, che aveva concesso un rinvio indefinito subordinato a un riesame dell’AIA entro agosto, questo provvedimento introduce un termine perentorio e certo.
Ecco i punti chiave emersi dal suo intervento su Facebook.
1. Natura giuridica del provvedimento: decreto non impugnabile
Il provvedimento è stato emesso sotto forma di decreto e non di sentenza. Questa distinzione non è meramente formale: come spiega Rizzo Stiano, il decreto non è impugnabile in Cassazione. La sua natura lo rende "modificabile o revocabile" solo dallo stesso giudice che lo ha emesso, e unicamente in presenza di rilevanti novità sopravvenute. Questo chiude la porta ai lunghi ricorsi che hanno caratterizzato la vicenda Ilva negli ultimi anni.
2. L’obbligo immediato e la scadenza certa
Il decreto impone l’avvio immediato delle opere per fermare l'area a caldo, fissando un termine tassativo di 90 giorni. "Il conto alla rovescia comincia da oggi", ha dichiarato l’avvocato, sottolineando che, a differenza delle precedenti ordinanze, questo termine non è eludibile né prorogabile con rinvii tecnici.
3. Le condizioni per la ripartenza: un’ipotesi (quasi) impossibile
Gli impianti potranno essere riattivati solo a due condizioni stringenti:
-
completamento della totale rimozione dell’amianto;
-
predisposizione di tutte le misure necessarie per abbattere le polveri sottili.
Rizzo Stiano definisce queste condizioni teoricamente perseguibili, ma praticamente irrealizzabili. Per ipotesi, l’azienda potrebbe chiedere la revoca del decreto solo dopo aver rimosso completamente l’amianto, oppure una modifica se limitasse la produzione a 2 milioni di tonnellate/anno, sostenendo che a quel livello le polveri sarebbero tollerabili. Tuttavia, l’avvocato definisce queste eventualità come "pura fantascienza".
4. I numeri (insostenibili) della riconversione
Secondo le stime riportate dal legale, per adeguare anche un solo Altoforno (AFO) alla rimozione dell'amianto occorrerebbero non meno di 700/800 milioni di euro e un tempo stimato in almeno due anni. Alla fine di questo processo, l'Ilva si ritroverebbe con un solo AFO in funzione, senza avere comunque realizzato la tanto sbandierata decarbonizzazione. Estendere l’operazione a tutti gli altiforni e ridurre le emissioni con la produzione attuale (6 milioni di tonnellate) richiederebbe cifre astronomiche (forse 8 miliardi di euro) e un tempo che potrebbe superare i 5 anni.
5. Lo Scacco Matto
Se il governo dovesse tentare un "ennesimo decreto salva-Ilva", questo servirebbe solo a prendere tempo. Tuttavia, Rizzo Stiano avverte che un eventuale nuovo decreto verrebbe immediatamente disapplicato dal giudice ordinario in via d’urgenza, poiché violerebbe la sentenza della Corte di Giustizia Europea. L’avvocato Rizzo Stiano conclude il suo intervento con una netta sentenza: "Dopo tanti scacchi, questa volta lo scacco è matto". La certezza del termine (da domani resteranno solo 89 giorni) e l’impossibilità pratica di ottemperare alle prescrizioni per la ripartenza segnano, a suo avviso, la fine della lunga stagione di proroghe e rinvii che ha tenuto in ostaggio la città di Taranto e la salute dei suoi cittadini.
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 27 lug - Con il provvedimento della Corte d'appello di Milano 'l'area a caldo' dell'ex Ilva di Taranto di fatto 'non esiste piu''. E' questa l'interpretazione data alla decisione dei giudici milanesi da fonti di Governo. Per questo Palazzo Chigi, dopo il Consiglio dei ministri, ha indicato in una nota che si procede al prestito per 'assicurare la continuita' operativa dell'azienda in attesa del perfezionamento della cessione con riferimento all'area a freddo'. L'area a freddo puo' lavorare le bramme prodotte altrove e di fronte a tali cambiamenti della situazione del gruppo siderurgico 'ora si dovra' capire come procedere' e si fa notare da fonti governative che 'se non c'e' piu' l'area a caldo non resta che concentrarsi sull'area a freddo'.
Il comunicato di PeaceLink
https://liste.peacelink.it/news/2026/07/msg00003.html
Allegati
ILVA, il decreto dei magistrati di Milano
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