Dati, ambiente, intelligenza artificiale

Dal caso ILVA al dataset aperto: il registro E-PRTR delle emissioni industriali

Nel 2005 PeaceLink usò un poco conosciuto registro europeo per dimostrare che l'ILVA di Taranto era responsabile dell'8,8% delle emissioni di diossina di tutta Europa. Vent'anni dopo, quello stesso registro è stato liberato dal suo formato proprietario e reso disponibile su PeaceData.
Francesco Iannuzzelli21 luglio 2026

La scoperta del 2005: l'ILVA e l'8,8% della diossina europea

Il 22 aprile 2005, in una tavola rotonda organizzata a Taranto dall'associazione TarantoViva, emerse un dato che avrebbe segnato il dibattito sull'inquinamento industriale in città: l'impianto di agglomerazione dell'ILVA di Taranto immetteva nell'atmosfera un quantitativo di diossina pari all'8,8% del totale delle emissioni europee, e incideva per il 6,2% sul totale degli Ipa (Idrocarburi Policiclici Aromatici), sostanze notoriamente cancerogene.

Quei numeri non erano una stima approssimativa: provenivano da una fonte istituzionale precisa, il European Pollutant Emission Register (EPER), il registro che gli stati membri dell'Unione Europea usavano già allora per raccogliere le autodichiarazioni delle grandi installazioni industriali. PeaceLink andò a cercare quei dati nel registro EPER in un'epoca in cui la maggior parte dei cittadini non sapeva nemmeno che un simile database esistesse. Fu una delle prime volte in Italia in cui dati europei sulle emissioni industriali vennero usati concretamente come prova nel dibattito pubblico e giudiziario contro un singolo impianto.

Da un archivio proprietario a un dataset aperto

Il registro EPER — sostituito dal 2007 dall'attuale E-PRTR (European Pollutant Release and Transfer Register) — per anni è rimasto uno strumento tecnico, pensato per addetti ai lavori e distribuito in formati poco accessibili al pubblico, incluso il preistorico formato MDB (Microsoft Access), proprietario e scomodo da interrogare senza strumenti specifici.

Vent'anni dopo quella prima inchiesta, PeaceLink è tornata su questi dati con un obiettivo preciso: estrarli dal loro formato originale, ripulirli e ricostruirli come dataset aperto e interrogabile, consultabile senza bisogno di licenze software proprietarie o competenze tecniche specialistiche. Il risultato è ora pubblicato su data.peacelink.it in quattro dashboard tematiche, ed esposto anche come server MCP per l'integrazione con assistenti AI.

Il quadro normativo: perché le aziende devono dichiarare le proprie emissioni

I dati dell'E-PRTR non sono rilevazioni indipendenti: sono autodichiarazioni obbligatorie che le imprese sono tenute per legge a presentare ogni anno. L'obbligo nasce da due atti normativi europei:

  • il Regolamento (CE) n. 166/2006, che ha istituito il registro E-PRTR, in attuazione del Protocollo PRTR della Convenzione di Aarhus (UNECE);
  • la Direttiva sulle Emissioni Industriali 2010/75/EU (IED), che regola i grandi impianti industriali attraverso un sistema di autorizzazioni integrate ambientali: ogni grande installazione deve ottenere un permesso che fissa i limiti di emissione consentiti.

L'obbligo di dichiarazione scatta quando le emissioni di un impianto superano soglie annuali stabilite per legge, diverse per ciascuna delle circa 90 sostanze monitorate (CO₂, ossidi di azoto, ossidi di zolfo, PM10, metalli pesanti, diossine, benzene e altre). Sotto quelle soglie, gli impianti — tipicamente quelli di piccole e medie dimensioni — non compaiono nel registro: è un limite strutturale del dataset di cui tenere conto, di cui parliamo più sotto.

Cosa contiene il dataset

Il dataset copre gli impianti industriali italiani con dati dal 2007 al 2023 (la copertura varia da sostanza a sostanza e da impianto a impianto). La versione utilizzata (v15) è stata pubblicata dall'EEA nel dicembre 2025, e comprende:

  • Rilasci in atmosfera — emissioni di ciascun impianto per anno e sostanza
  • Scarichi idrici — rilasci in acqua per anno e sostanza
  • Trasferimenti di inquinanti — sostanze trasferite fuori sito per il trattamento
  • Rifiuti — trasferimenti di rifiuti pericolosi e non pericolosi, in tonnellate
  • Registro degli impianti — anagrafica, localizzazione geografica, settore produttivo e attività IED di ogni installazione

Gli impianti sono classificati per settore (energia, metalli, minerali, chimica, gestione rifiuti, carta e legno, allevamenti intensivi, alimentare e altri) e per attività specifica secondo l'Allegato I della direttiva IED.

Un elemento chiave del dataset è che ogni impianto è georeferenziato con latitudine e longitudine precise: non si sa soltanto cosa è stato rilasciato, ma esattamente dove. Questo rende possibile collocare ogni fonte di emissione su una mappa e incrociarla con altre informazioni territoriali — densità abitativa, distanza da centri urbani, altri impianti vicini — invece di limitarsi a un elenco di nomi e numeri.

Cosa trovi su PeaceData

Emissioni in aria - Mappa impianti

I dati sono organizzati in quattro dashboard su data.peacelink.it:

  • E-PRTR Aria — emissioni atmosferiche per impianto, sostanza, settore e anno
  • E-PRTR Acqua — scarichi idrici per impianto, sostanza, settore e anno
  • E-PRTR Rifiuti — trasferimenti di rifiuti pericolosi e non pericolosi
  • E-PRTR Località — mappa geografica di tutti gli impianti censiti, con la possibilità di individuare a colpo d'occhio le zone a maggiore concentrazione industriale

Ogni dashboard permette di filtrare per anno, sostanza, settore e impianto, e di seguire l'andamento delle emissioni nel tempo — lo stesso tipo di analisi che vent'anni fa richiedeva di scavare a mano dentro un database Access.

Non solo Taranto: altri casi che emergono dai dati

Il caso ILVA resta il più noto, ed è confermato anche nei dati aggiornati: Taranto è il primo impianto in Italia per emissioni di diossina e di PM10 in atmosfera. Ma incrociando i dati su tutto il territorio nazionale emergono altri poli industriali che meritano attenzione:

  • Priolo Gargallo (Siracusa, Sicilia) — il polo petrolchimico che comprende le raffinerie ISAB Nord e Sud, Versalis e Sasol è, nel suo insieme, il principale distretto italiano per emissioni di benzene in atmosfera e tra i primi per rifiuti pericolosi trasferiti.
  • Brindisi — la centrale a carbone "Federico II" è, da sola, il maggiore emettitore di CO₂ di tutta Italia nel dataset, davanti persino alla centrale termoelettrica dell'ILVA di Taranto. Brindisi ospita anche un secondo grande impianto a carbone ed è seconda in Italia per emissioni di PM10.
  • Rosignano Marittimo (Livorno, Toscana) — lo stabilimento Solvay, noto al pubblico soprattutto per le "Spiagge Bianche" createsi con decenni di scarico dei residui della produzione di soda, compare tra i principali impianti italiani per rilascio di mercurio nelle acque.
  • Portoscuso (Sud Sardegna) — il polo metallurgico del Sulcis è tra i primi in Italia sia per PM10 che per rifiuti pericolosi, un caso di inquinamento industriale storico che riguarda un'intera area, non un singolo stabilimento.
  • Sannazzaro de' Burgondi (Pavia, Lombardia) — la raffineria ENI qui è, sorprendentemente, la prima fonte nazionale di benzene: un promemoria che l'inquinamento industriale pesante in Italia non è solo un fenomeno del Sud o delle coste.

Questi casi non nascono da un'analisi giornalistica preesistente come quella del 2005 su Taranto: emergono direttamente interrogando il dataset, il che è di per sé la dimostrazione di quanto sia utile avere questi dati aperti e incrociabili.

Limiti e avvertenze

Dati autodichiarati. È la caratteristica più importante da tenere presente: i numeri dell'E-PRTR non sono misurazioni indipendenti, ma dichiarazioni delle stesse aziende che producono le emissioni. Le imprese hanno un evidente interesse a sottostimare quanto rilasciano, e l'EEA stessa segnala che il miglioramento dei sistemi di monitoraggio in alcuni paesi ha portato a "scoprire" emissioni storicamente sottodichiarate, facendo apparire un aumento che in realtà è solo maggiore accuratezza nella rilevazione.

Solo impianti sopra soglia. Il registro copre esclusivamente i grandi impianti industriali con emissioni superiori alle soglie fissate dal Regolamento 166/2006. Le emissioni di impianti più piccoli, individualmente sotto soglia ma numerosi, non sono rappresentate.

Come interpretare il dato E-PRTR? Se un'azienda dichiara di aver rilasciato una certa quantità di una sostanza, quel numero è un'ammissione formale, con valore legale, resa alle autorità competenti. Il rischio è la sottostima, non la sovrastima: quando un dato E-PRTR mostra livelli elevati di un inquinante, è ragionevole assumere che la realtà sia uguale o peggiore — mai migliore. Fu proprio questa la forza dei dati usati nel 2005: un'azienda non avrebbe avuto alcun interesse a gonfiare la propria quota di diossina europea. E infatti i controlli al camino dell'Arpa Puglia certificarono dati di emissione ancora maggiori per la diossina.

Perché serve un assistente per leggerlo

Il dataset E-PRTR non è una singola tabella: sono 16 tabelle collegate — rilasci in aria, in acqua, trasferimenti, rifiuti, dati aggregati per settore e a livello nazionale — che incrociano migliaia di impianti, circa 90 sostanze e 16 anni di dichiarazioni. Trovare i casi che contano, come quelli descritti sopra, richiede di fare domande diverse ogni volta: chi inquina di più con una certa sostanza, come cambia nel tempo, cosa succede vicino a una città, quali impianti di un settore sono i peggiori. Nessuna dashboard, per quanto ben progettata, può anticipare tutte le combinazioni possibili di filtri che un cittadino, un giornalista o un ricercatore potrebbe voler esplorare.

È esattamente per questo che abbiamo costruito il server MCP per l'E-PRTR: invece di imparare la struttura delle tabelle o navigare i filtri di una dashboard, si può semplicemente fare una domanda in linguaggio naturale, e l'assistente AI traduce la domanda in una interrogazione precisa sui dati reali. I casi presentati in questo articolo sono stati trovati proprio così: interrogando direttamente il database, non leggendo un report già scritto da qualcun altro.

Cosa puoi chiedere all'assistente AI

I dati E-PRTR sono esposti come server MCP e integrabili in assistenti AI come quello che PeaceLink sta sviluppando:

  • "Quanta anidride carbonica rilascia l'ILVA di Taranto?"
  • "Quali impianti in Italia emettono più diossine?"
  • "Come sono cambiate le emissioni di NOₓ a Taranto nel tempo?"
  • "Chi sono i maggiori inquinatori atmosferici d'Italia dal 2015?"
  • "Quali impianti scaricano più metalli pesanti nelle acque di Porto Marghera?"
  • "Quanti rifiuti pericolosi produce l'industria chimica italiana?"
  • "Quali impianti industriali inquinanti si trovano entro 30 km da Taranto?"
  • "Qual è il polo industriale con le maggiori emissioni di benzene in Italia?"
  • "La centrale di Brindisi emette più CO₂ di quella di Taranto?"

Fonti e licenza

Dataset: European Pollutant Release and Transfer Register (E-PRTR) v15 — European Environment Agency (2025) eea.europa.eu
Base normativa: Regolamento (CE) n. 166/2006; Direttiva 2010/75/EU (IED)
Copertura: impianti industriali italiani, 2007–2023, circa 90 sostanze monitorate
Licenza: dati pubblici EEA, riuso libero con attribuzione

I dati sono disponibili su data.peacelink.it. Per richiedere accesso ai server MCP o all'assistente AI in anteprima, compila il modulo di richiesta.

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