Taranto Sociale

La app TarantoRespira ci permette di capire cosa stiamo respirando adesso

La sovranità sui dati è la condizione della democrazia nell'era digitale

Ad aprile 2026 il canale pubblico che ripubblicava il dato orario del benzene a Taranto — misurato ogni ora, anche da dentro l'area industriale — si è interrotto. Il dato non ha smesso di esistere. Semplicemente, chi quell'aria la respira non lo vedeva più. Nessun annuncio, nessuna spiegazione.
24 luglio 2026
Nicolas Moerynck (Ideatore della app TarantoRespira)

Vivo a Taranto e, come chiunque viva qui, mi sono posto la domanda che questa città si porta addosso da decenni: che cosa sto respirando, adesso?

La risposta esiste. Le centraline la misurano ogni ora, anche dentro l'area industriale. Ma quando ho cercato quel dato, l'ho trovato sparso, frammentato, in formati illeggibili, su canali che non parlano tra loro — tecnicamente pubblico, praticamente inaccessibile. Così ho fatto la cosa che so fare: l'ho costruito io. TarantoRespira (tarantorespira.eu) è una mappa libera e gratuita della qualità dell'aria della città, aggiornata di continuo, che non traccia chi la consulta e non chiede nulla in cambio. Mostra ciò che le centraline misurano, tutto, senza filtri.

TarantoRespira
Ed è proprio lavorando su quei dati che è arrivata la conferma di quanto questo lavoro fosse necessario. Ad aprile 2026 il canale pubblico che ripubblicava il dato orario del benzene — misurato ogni ora, anche da dentro l'area industriale — si è interrotto. Il dato non ha smesso di esistere: continuava a fluire regolarmente verso i canali europei. Semplicemente, chi quell'aria la respira non lo vedeva più. Nessun annuncio, nessuna spiegazione. Se nessuno avesse avuto gli strumenti per accorgersene, nessuno se ne sarebbe accorto. Insieme a PeaceLink quel filo lo abbiamo ricostruito, ed è documentato su queste pagine.

Questa vicenda è il motivo per cui dico che la sovranità sui dati è la condizione della democrazia nell'era digitale. Il dato è la misura di ciò che esiste; ma la forma che prende, e le conclusioni che permette, dipendono da chi lo detiene e da come lo serve. Immaginate di avere un magazzino e di non poterci entrare: davanti alla porta c'è qualcuno a cui dovete chiedere cosa c'è dentro, che decide cosa mostrarvi, e che intanto registra ogni vostra domanda per conto di qualcun altro. È l'inventario vostro — ma la conoscenza che ne avete passa da lui. Gran parte del panorama tecnologico funziona così: ci ha promesso di gestirci il magazzino, e ci ha resi impiegati dei nostri stessi strumenti. Come scrive Roland Gori, chi controlla la misura finisce per dettare la norma.

Con l'intelligenza artificiale sta accadendo di nuovo, su scala più grande: un'altra rivoluzione industriale che normalizza, centralizza, e in cambio di efficienza ci chiede pezzi di autonomia. Non serve immaginare cattive intenzioni — bastano gli interessi. Ma è esattamente per i nostri interessi che le condizioni della nostra libertà — sapere, capire, organizzarci attorno ai problemi comuni — non possono essere in mano a chi non ci ha in mente quando decide.

Un cittadino che non può accedere alla conoscenza di ciò che lo riguarda — a partire dall'aria che respira — può essere raccontato, orientato, rassicurato da altri. Un cittadino che vede il dato alla fonte può farsi un'opinione propria, e pretendere risposte. È la differenza tra riempire un «non lo so» con le opinioni e trasformarlo in un caso risolvibile.

TarantoRespira è nato per questo, e Taranto è solo l'inizio: le stesse infrastrutture dati esistono per ogni città europea, e la stessa domanda — che cosa sto respirando? — non ha confini. La direzione è una copertura nazionale e poi continentale, che farà emergere anche ciò che oggi resta nell'ombra: le zone scoperte dalle centraline, i limiti delle normative, gli interessi che preferiscono il silenzio. Il diritto di essere informati sulla propria realtà non si delega. Si esercita.

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