Le ripercussioni saranno a scapito di indios, ribeirinhos e campesinos

Brasile: avanza l’estrattivismo minerario

Il progetto “Volta Grande de Mineração”, promosso dalla multinazionale canadese Belo Sun, ha già ottenuto tutte le autorizzazioni e andrà ad accavallarsi con quello della diga di Belo Monte
26 luglio 2026
David Lifodi

Brasile: avanza l’estrattivismo minerario

Impacto sobre impacto: non poteva utilizzare un’espressione migliore Melisanda Trentin, coordinatrice del Programa de Justiça Socioambiental e Climática da Justiça Global, per spiegare la sciagurata autorizzazione concessa al progetto minerario Volta Grande, opera della multinazionale canadese Belo Sun nello stato del Pará, in Brasile. Come facilmente intuibile, il progetto andrà infatti ad accavallarsi con quello di Belo Monte, che prevede la costruzione di una gigantesca centrale idroelettrica e finirà anch’esso per impattare sul fiume Xingu.

Già lo scorso 6 marzo l’accesso all’aeroporto di Altamira, città brasiliana dello stato del Pará, venne bloccato dal Movimento de Mulheres Indígenas do Médio Xingu. Le donne protestavano contro le attività dell’impresa mineraria canadese Belo Sun Ltd e l’immobilismo della Fundação Nacional dos Povos Indígenas (Funai).

Il nuovo progetto della transnazionale prevede la costruzione di due miniere a cielo aperto vicino al fiume Xingu e, da tempo, si protrae una disputa legale dal punto di vista dell’impatto ambientale e sociale. Inoltre, sembra ormai certo che Belo Sun abbia già ottenuto tutte le autorizzazioni governative per lo sfruttamento delle concessioni sia dalla Secretaria de Meio Ambiente do Pará (Semas) sia dall’Ibama (Instituto Brasileiro do Meio Ambiente e dos Recursos Naturais Renováveis).

Belo Sun, come del resto Belo Monte, non solo avrà una pesante ripercussione sulle risorse idriche dell’intera regione, sia dal punto di vista dell’inquinamento sia da quello dell’approvvigionamento, ma finirà per stravolgere anche la vita delle comunità indigene e dei ribeirinhos che utilizzano il fiume Xingu per le loro attività legate alla pesca artigianale e alla piccola agricoltura familiare di sussistenza.

Il maggior timore della popolazione riguarda infatti il possibile inquinamento delle acque del fiume, con la conseguente contaminazione del suolo, della fauna e dei pesci nel caso in cui si verifichino dei probabili sversamenti durante l’attività estrattiva. E ancora, le terre ancestrali dove risiedono gli indios saranno probabilmente soggette ad una vera e propria invasione da parte di altre imprese e alla crescita della presenza umana dovuta al gran numero di lavoratori impiegati nella miniera.

Il cosiddetto “Projeto Volta Grande de Mineração” rischia di trasformarsi nel più grande progetto di estrazione mineraria dell’oro a cielo aperto. Contadini, indios e ribeirinhos stanno conducendo una battaglia difficilissima contro i governi federale, statale e municipale, i quali, a loro volta, hanno scatenato un vero e proprio assedio a livello legale ed extra (a partire dalle ripetute minacce contro le organizzazioni popolari) sempre più complesso da cui difendersi.

Il Movimento Xingu Vivo para Sempre denuncia da tempo che il territorio dove sorgeranno il progetto minerario di Belo Sun e quello idroelettrico di Belo Monte si trovano in un’area già segnata da un forte conflitto sociale perché fa parte di un territorio che avrebbe dovuto esser destinato alla riforma agraria e che ha già visto cadere sotto i colpi di garimpeiros, guardie armate al servizio delle transnazionali e squadracce assoldate dai signori dell’agrobusiness e del grande latifondo, un gran numero di campesinos, lottatori sociali e attivisti per i diritti umani.

Già nel 2013 il Movimento Xingu para Sempre, ricordava: “Noi siamo quelli che vivono sui fiumi e sui quali il governo intende costruire le dighe. Siamo i munduruku, juruna, kayapó, xipaya, kuruaya, asurini, parakanã e arara. Il fiume è il nostro supermercato. Chiediamo il dialogo al governo, ma in risposta riceviamo la Polizia Militare”.

Sono sempre maggiori i casi di irruzioni negli acampamentos promossi da contractors assoldati da Belo Sun per minacciare coloro che si oppongono al progetto. Il governatore dello Stato Hélder Barbalho, già ministro sia nell’esecutivo Rousseff sia in quello del golpista Temer e dimessosi lo scorso aprile per candidarsi alle elezioni politiche del prossimo ottobre, era schierato apertamente a favore del progetto minerario, così come la stessa Secretaria de Meio Ambiente do Pará che, fin dal 2017, aveva concesso il via libera al più grande progetto di estrattivismo minerario nella storia del Brasile.

Belo Sun prevede di produrre 35 milioni di metri cubi di rifiuti sulle rive del fiume Xingu (l’equivalente di almeno 14 piscine olimpiche contenenti materiali tossici), ma nemmeno questo sembra aver convinto il giudice del Tribunale regionale federale Flávio Jaime de Moraes Jardim a stabilire una relazione tra il progetto minerario e quello della centrale idroelettrica di Belo Monte.

Fa male a dirlo, ma il folle progetto idroelettrico faceva parte dell’allora Piano di accelerazione della crescita (Pac) a cui aveva dato impulso Lula, ma che era proseguito con il beneplacito dell’allora presidenta Dilma Rousseff provocando anche un altro problema, quello relativo alla crescita smisurata delle periferie della città di Altamira, dove sono emigrati piccoli agricoltori e coloro che traevano sostentamento dalla pesca artigianale, dagli indigeni ai pescatori, per i quali il Río Xingu era fonte di vita. Quando il livello del fiume si innalzerà e non sarà più possibile navigarlo a causa della centrale idroelettrica, non solo una parte della stessa città di Altamira sarà inondata, ma esploderà il problema degli sfollati ambientali.

Sono almeno due i popoli indigeni che avrebbero la peggio nel caso in cui il progetto minerario di Belo Sun andasse in porto, le comunità Juruna e Arara, e sarebbe davvero grave se ciò avvenisse sotto la presidenza petista, ma il Brasile si è ormai trasformato da tempo in un paese da spolpare dal punto di vista minerario ed energetico.

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