Brasile: resistenza femminile all’estrattivismo

Come accaduto in molteplici occasioni simili, il progetto estrattivista è stato autorizzato senza alcuna consultazione dei popoli indigeni. Volta Grande de Ouro, questo è il nome del progetto, avrà un impatto ambientale devastante soprattutto sul municipio Senador José Porfírio, situato nella regione di Altamira, dove sorgerà, secondo i piani della multinazionale canadese, una miniera d’oro a cielo aperto in un territorio già segnato pesantemente dalla costruzione della centrale idroelettrica di Belo Monte la quale, a sua volta, andrà ad impattare sempre sul fiume Xingu.
Il maggior timore della popolazione riguarda il possibile inquinamento delle acque del fiume, con la conseguente contaminazione del suolo, della fauna e dei pesci nel caso in cui si verifichino dei probabili sversamenti durante l’attività estrattiva. Inoltre, le terre ancestrali dove risiedono gli indios saranno probabilmente soggette ad una vera e propria invasione da parte di altre imprese e dalla crescita della presenza umana dovuta al gran numero di lavoratori impiegati nella miniera. Come se non bastasse, già adesso la carestia dell’intera regione, dovuta alla deviazione dell’acqua verso le turbine di Belo Monte, ha reso non più navigabili alcuni tratti del fiume Xingu.
Da un lato, le donne del Movimento de Mulheres Indígenas do Médio Xingu esigono la sospensione immediata delle attività di Belo Sun Ltd insieme ai pescatori e a tutti coloro che vivono non solo sulle rive del fiume, ma che traggono sostentamento dallo Xingu. Tuttavia, la multinazionale canadese sostiene, a parole, di rispettare la protesta, precisando però che spetta alle istituzioni confrontarsi con le comunità in lotta, Juruna, Xikrin, Xipaya y Arara da Cachoeira-seca.
La caratteristica di questa mobilitazione è di essere condotta essenzialmente dalle donne. Sono state loro a mobilitarsi e a smascherare le bugie di Belo Sun, che cerca di difendersi sostenendo che il progetto ancora non ha nemmeno avuto inizio e smentendo la volontà di rubare l’acqua del fiume Xingu. In realtà, l’impresa punta ad estrarre cinque tonnellate d’oro all’anno per almeno dodici anni, forte anche della sentenza emanata il 13 febbraio scorso da un giudice del Tribunal Regional Federal da 1ª Região, che ha dato ragione alla multinazionale spingendola così a proseguire nel progetto.
Le donne indigene, dal canto loro, hanno denunciato più volte le intimidazioni di Belo Sun nei confronti delle lottatrici ambientali. Se la centrale idroelettrica di Belo Monte è stata definita dai movimenti sociali come un monstro devorador, l’eventuale estrazione mineraria a cielo aperto a cui aspira Belo Sun darebbe il colpo di grazia ad una delle aree più ricche di biodiversità dell’Amazzonia brasiliana. La pesca artigianale, l’agricoltura di sussistenza e lo stesso utilizzo dello Xingu come via fluviale per il trasporto di merci e persone sarebbero messe a forte rischio.
Solo poche settimane fa, quattordici popoli che vivono sulle rive del fiume Tapajós, anch’esso nello stato del Pará, sono riusciti ad evitare non solo la privatizzazione di quel corso d’acqua, ma anche di altri due, Tocantins e Madera. Ad essere sconfitti la multinazionale Cargill, ma anche il governo Lula, che intendeva trasformare i fiumi in corridoi per il trasporto dei signori dell’agrobusiness. La vittoria dei popoli originari potrebbe rappresentare un buon viatico per il Movimento de Mulheres Indígenas do Médio Xingu, in lotta contro Belo Sun, ma anche contro l’immobilismo delle istituzioni, comprese quelle progressiste, a loro volta fin troppo legate all’estrattivismo minerario.
Il progetto di Belo Sun risale addirittura al 2012 ed ha attraversato le presidenze Rousseff, Temer, Bolsonaro e Lula. Nessuno si è opposto all’estrattivismo, e alla conseguente ulteriore devastazione di una parte dell’Amazzonia, ma le donne indigene non si sono mai arrese e, come testimonia la recente occupazione dell’aeroporto di Altamira, non intendono mollare.
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