rappresentazione teatrale

ILLUMINATO A MORTE

6 marzo 2004
ore 21:00 (Durata: 1 ore)

rossotiziano

presenta

illuminato a morte
delirio logorroico con dichiarato scopo di propaganda
mirata all’elogio della professione di pubblico carnefice
di e con Peppino Mazzotta
collaborazione drammaturgica Antonio Marfella
spazio scenico Francesco Saponaro
costumi e oggetti di scena Simona Sementina
organizzazione Alfonso Postiglione

una produzione
rossotiziano
Via Cinthia, 8/11 – 80126 Napoli - ph + fax 081.7282638 e-mail: rossotiziano@tiscali.it

in collaborazione con
Amnesty International sezione italiana

“Ma mi conforta questa fantasia: che se tutto questo, il mondo, la vita, noi stessi, altro non è, come è stato detto, che il sogno di qualcuno, questo dettaglio infinitesimo del suo sogno, questo caso di cui stiamo discutendo, l’agonia del condannato, la mia, la sua, può anche servire ad avvertirlo che sta sognando male, che si volti su un altro fianco, che cerchi di avere sogni migliori. E che almeno faccia sogni senza la pena di morte. “ Leonardo Sciascia
Quella del boia, una volta la si tramandava, era una stimata professione ereditaria; boia il padre, boia figli e nipoti. E come in ogni professione che si rispetti molti erano i segreti per uccidere senza far soffrire oppure far trapassare dopo aver fatto soffrire l’inferno. Un segno di maturità professionale stava nel garantire appunto una ‘ buona e rapida ‘ morte. La storia dell’uccidere è la storia stessa del mondo, in nessun' altra cosa l’uomo ha meglio dimostrato la sua creatività che per inventare e perfezionare metodi e macchine per uccidere il suo simile.
Da circa un secolo si è creato un senso di vergogna via via crescente rispetto alle esecuzioni. Tanto che oggi un’esecuzione è diventata una specie di segreto ufficiale, un super serraglio, un affare sordido, clandestino, che sembra creare un terribile imbarazzo in tutti quelli direttamente interessati.
Ma un fatto emerge: l’uomo non è diventato meno crudele col passare del tempo, anche se in quasi tutte le parti del mondo è diventato molto più ipocrita di quello che era.

“La manchevolezza finora comune a tutti coloro che hanno intrapreso studi sulla pratica delle esecuzioni è che non l’ hanno mai saputa considerare come un’arte vera e propria. Non hanno tenuto conto di tutto ciò che occorre per fare di un’esecuzione un lavoro ben fatto. Non hanno nemmeno accennato ai mille e un aspetto della questione, di grande interesse per il filosofo morale e per chiunque, in qualsiasi modo, sia coinvolto nell’operazione.
E’ mia intenzione cercare di rimediare a queste gravi lacune e offrire un serio, benché succinto, contributo al pensiero contemporaneo su tutta la questione. Intendo avanzare anche suggerimenti per migliorarla in tutti i suoi aspetti, in modo da incrementarne la popolarità. La mia speranza è quella di poter indurre ad un elogio della modesta categoria di Boia comuni, oltre alla tolleranza di cui già godono ampiamente. Tutto questo è inteso unicamente al progresso del genere umano e non può quindi dare adito alla minima critica...” Mr. Berry

L’approccio che si è scelto rispetto al tema della pena capitale è evidentemente alquanto singolare e inusuale. Una sorta di invettiva volta a difendere a spada tratta l’esecuzione capitale tentando di confutare tutte le tesi ad essa contrarie ed esaltare quelle ad essa favorevoli. Il risultato è la definitiva messa a nudo dell’inconsistenza di qualsiasi argomentazione a favore della pena di morte in ogni sua forma, lontana da ogni facile retorica.

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