Anteprima di "Nema Problema" - La verità è la prima vittima della guerra -
Un film girato in Bosnia da un giornalista, corrispondente di guerra per il "manifesto" e altre testate.
Il film è una fiction, ma radicata nella cronaca e nella storia recente. Girato in Bosnia, in realtà parla di tutte le guerre.
Racconta una guerra in cui il nemico è invisibile, e può essere chiunque. Una guerra in cui anche solo parlare con un dialetto diverso può fare rischiare la vita. Una guerra in cui l'informazione non è innocente. Perché tutti mentono, di niente c'è certezza.
E' la verità la prima vittima della guerra.
Il regista, Giancarlo Bocchi, ha lavorato per molti anni come corrispondente per numerosi quotidiani in tutti i luoghi del mondo nei quali si sono combattute guerre. Ha realizzato film documentari su Afganistan, Kosovo, Palestina, Irlanda del Nord. Ha intervistato Massud, il leader dei mujaheddin afgani ucciso alla vigilia dell'Undici Settembre; ha intervistato il subcomandante Marcos, leader degli zapatisti messicani.
"Nema Problema" è il suo primo film narrativo.
Ma è ancora forte, al suo interno, il nocciolo di verità. Nel film si fondono lingue diverse: slavo, inglese, francese, italiano, a costruire i capitoli d una specie di Odissea nella guerra.
L'introduzione alla sceneggiatura del film è firmata da Adriano Sofri, Bernardo Valli e da Ettore Mo.
I luoghi:
terre desolate, posti di blocco. Nel film si fondono lingue diverse: slavo, inglese, francese, italiano, a costruire i capitoli d una specie di Odissea nella guerra.
Il regista:
Giancarlo Bocchi è stato corrispondente di guerra in Afghanistan, Kosovo, Irlanda, Palestina e praticamente in tutti i luoghi "caldi" del mondo. Ha girato documentari su Massoud, il leader dei mujaheddin dell'Afghanistan, sul comandante Marcos e sugli zapatisti.
Ha fatto un documentario sull'assassinio di un bimbo palestinese a Gaza.
Ettore Mo e Adriano Sofri hanno scritto due commenti al film, che hanno visto in assoluta anteprima. I loro commenti sono nel libro che accompagna l'uscita del film, pubblicato da Manni. "Nessuna parola è superflua; il racconto, come il film, ti avvince e trascina",scrive Ettore Mo.
"Nel film, avvincente, svelto, essenziale, l'intrigo tramuta tutte le fazioni e i personaggi in proprie patetiche marionette. Ciascun personaggio è titolare della propria peculiare menzogna, millanteria, corruzione. Ciascuno lo è con una sua autentica schiettezza - si può essere schiettamente bugiardi, e truffatori, e persino sentimentalmente -, ma l'esito è una specie di provvidenza alla rovescia; tutto congiura alla vittoria del male, e di un male senza grandezza e senza banalità, di un male ordinario e contagioso", scrive Adriano Sofri.
Bernardo Valli - in un terzo intervento - parla del compito del giornalista in una situazione grave.
Ci sono tre tipi di giornalista: il cronista onesto, che riempie il suo racconto di dettagli esatti ma insignificanti.
Chi stravolge i fatti senza talento: ed è un furfante. E chi infine sa romanzare, con talento però. Diventando un testimone poco scrupoloso, ma molto più efficace, e veritiero, sull'essenziale.
Il problema da dibattere diviene dunque quello della verità dell'informazione. In particolare dell'informazione che tocca i conflitti, le guerre, i morti. E' un problema che si pone anche e soprattutto in questi giorni di mezze verità e bugie intere su quello che sta accadendo in una guerra con molta informazione e poca verità.
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