Coopi in Iraq con le donne di Abu Ghraib
Milano, 4 agosto 2006 – Sebbene la violenza degli attentati di questi giorni in Iraq non conosca tregua, COOPI – Cooperazione Internazionale prosegue ad Abu Ghraib le attività di formazione e sostegno economico alle donne vulnerabili e di promozione delle corrette pratiche igienico-sanitarie, con l’obiettivo di ricostruire il tessuto sociale della comunità e favorire l’integrazione con le famiglie di sfollati provenienti da Falluja. Circa un anno fa, in collaborazione con OIM (Organization for Migration) e una ong irachena locale, COOPI iniziava i lavori di ristrutturazione dell’attuale Centro di Formazione per le Donne ad Abu Ghraib che, oltre a offrire sostegno alle donne sfollate dalla città di Falluja, ha avviato corsi di alfabetizzazione, computer, cucina e sartoria per 240 donne della comunità e per i bambini ospitati nell’asilo del Centro. La seconda fase del progetto, partita a marzo, ha previsto campagne di prevenzione e trattamento delle malattie infettive (in particolare dissenteria e colera), lezioni su come gestire la gravidanza e prendersi cura del proprio bambino per le future mamme, e lezioni di igiene personale sia per gli adulti che per i più piccoli. Le attività di promozione sanitaria sono avvenute in collaborazione con dottori e dentisti dei centri di salute locali, e complessivamente hanno coinvolto circa 1.490 persone, anche all’esterno del Centro di Formazione. Alcune donne hanno inoltre partecipato a corsi per la gestione di attività commerciali, e all’interno del Centro è stata avviata una vendita dei prodotti di cucina e sartoria, in un’ottica di sviluppo e autofinanziamento delle attività, anche se il clima di insicurezza non permette di programmare a lungo termine. “Per garantire la continuità dei progetti e la sicurezza degli operatori locali e stranieri, da mesi abbiamo ritenuto opportuno ridurre la visibilità del nostro intervento nel paese”, spiega Valeria Boatti, coordinatrice dei progetti di COOPI in Iraq che segue gli interventi dall’ufficio di Amman, in Giordania. “Attualmente i nostri operatori di stanza in Iraq hanno difficoltà anche a muoversi, per via della crisi petrolifera che attraversa il Paese e della conseguente mancanza di carburante.” COOPI-Cooperazione Internazionale opera in Iraq dall’aprile 2003, dove ha iniziato intervenendo a Baghdad nei settori della riabilitazione idrica e assistenza medica. Nei governatorati di Wassit e Najaf e nella città di Talafar ha portato a termine nel 2006 la distribuzione di cibo e kit medici alle famiglie sfollate delle zone, attivando anche delle cliniche mobili per fronteggiare l’emergenza sanitaria. Nel governatorato di Ninewa continua a monitorare la situazione per verificare le condizioni delle persone in fuga dagli scontri.
Articoli correlati
- Il 26 maggio 2004 il New York Times riconobbe i propri errori pubblicando un articolo
Le presunte armi di distruzione di massa di Saddam in Iraq
Giornali come il New York Times, fino al 2003 ostili alla guerra, finirono per accettare come veritiere le affermazioni di Powell e per considerare ineluttabile l'intervento armato. A guerra terminata non fu trovata alcuna traccia di quelle fantomatiche armi.16 novembre 2023
"Breaking News", una volta tanto in positivoIl Regno Unito riconosce i crimini dell'ISIS contro gli Yazidi
Cercare giustizia è necessario per coloro che hanno perso la vita e per le vittime sopravvissute. E la storia merita di essere riconosciuta.2 agosto 2023 - Gulala Salih
Un recente studio scientifico ripropone la questioneProblemi di salute mentale dei veterani e militari americani
Dopo due decenni di guerra continua in Afghanistan, una crescente popolazione di veterani si presenta per cure di salute mentale. La depressione rimane una delle principali condizioni di salute mentale nei militari. E ogni anno più di seimila si suicidano.
How to fight against war disinformation? Julian Assange shows a way"My one and only New Year's Resolution": Letter from an ex-pacifist (now no longer "ex")
January 1st of each year is the time for formulating resolutions to keep or break (usually the latter) during the 365 days ahead. So Martina, an ex-pacifist who now is no longer “ex”, has decided to make only one resolution for 2023. “That way,” she says, “I’m sure to keep it.”8 gennaio 2023 - Patrick Boylan
sociale.network