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Litvinenko ricattava l'oligarchia russa?

Troppi nemici per l'ex spia russa
3 dicembre 2006 - Mario Alemi

Alexander Litvinenko stava cercando di ricattare l'establishment russo, e probabilmente questo gli e` costato la vita. Julia Svetlichnaja, studentessa di Scienze Politiche presso la londinese università di Westminster, scrive oggi sull'inglese Observer (edizione domenicale del Guardian) che aveva incontrato l'ex colonnello del KGB varie volte, da aprile in poi, per ottenere informazioni sul libro che lei sta scrivendo sulla Cecenia. "Senza problemi, [Litvinenko] mi ha confessato di voler ricattare oligarchi russi. 'Hanno avuto abbastanza, perché non condividere?'.". Svetlichnaja afferma che lo stesso Berezovky, il miliardario russo in esilio forzato e feroce oppositore di Putin, le aveva detto di filtrare le informazioni di Litvinenko.

Il comportamento di Litvinenko e` stato abbastanza contraddittorio. Da una parte la costringeva a parlare sempre passeggiando, si vantava in macchina di guidare in modo da non poter essere seguito,dall'altra si sentiva decisamente sicuro, afferma la Svetlichnaja. Troppo sicuro, vien da dire, a giudicare dalla facilita` con cui e` stato assassinato. Non si sa se sia stato avvelenato nel ristorante giapponese Itsu o nel bar del Millenium hotel, ma in entrambi i casi non sembra che l'ex spia abbia dato filo da torcere ai suoi assassini.

Litvinenko era, apparentemente, un abitudinario del ristorante giapponese. Niente di più facile quindi, in una citta` in cui camerieri e cuochi cambiano a ritmo vertiginoso, inserire qualcuno che possa aver avvelenato l'ex spia. Non si sa bene perché Litvinenko il primo novembre abbia incontrato l'italiano Mario Scaramella, se per l'ipotetico complotto contro Scaramella e Guzzanti o, come sembra, perché Scaramella gli aveva promesso informazioni sull'omicidio di Anna Politkovskaja. Certo non si sentiva in pericolo se ha proposto di mangiare al "solito posto", e - pur rimanendo Scaramella completamente estraneo alla vicenda - ha mangiato con appetito mentre Scaramella si limitava a sorseggiare un bicchiere d'acqua. James Bond, probabilmente, avrebbe obbligato il commensale o il cuoco ad assaggiare almeno un boccone...

Gavin MacFayden, organizzatore dell'evento al FrontLine Club dove Alexander Litvinenko era intervenuto, ha affermato che lui non sapeva chi Litvinenko fosse. Litvinenko ha chiesto la parola, si e` alzato ed e` intervenuto, accusando Putin di essere responsabile della morte di Anna Politkovskaja. Litvinenko non era un giornalista: era un ex colonnello del KGB. Cosi` il suo libro Blowing up Russia: Terror from Within non aveva lo stesso spessore di, per esempio, La Russia di Putin, scritto dalla giornalista Russa uccisa poco più di un mese fa.

MacFayden, direttore del Centro di Giornalismo Investigativo della City University, fa notare che insieme ad accuse difficili da sostenere (Putin finanziatore di Bin Laden) Litvinenko portava avanti accuse meno bislacche, come quella che dietro alla serie di attentati dinamitardi del 1999 a Mosca ci fossero in realtà i servizi segreti russi, che volevano favorire l'ascesa di Putin, e non gli indipendentisti ceceni. Una tesi per nulla strana nel paese di Piazza Fontana e della Stazione di Bologna, ma accettata anche da molti osservatori non italiani: se Litvinenko fosse stato assassinato solo per questo motivo, la sua morte si aggiunge a quella di due parlamentari della commissione russa d'inchiesta, all'arresto "politico" dell'avvocato della commissione, e al pestaggio di un altro parlamentare coinvolto. Più probabilmente, Litvinenko non si era accorto di essersi fatti troppi nemici, da Putin in giù, ed erano in molti e per vari motivi a volerlo morto.

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