Il Venezuela come nuova Libia: l'ennesima guerra imperialista per il petrolio
Parliamo chiaro: quello che è successo è un colpo di stato militare orchestrato da Washington. Trump ha ordinato attacchi aerei contro un paese sovrano, ha contribuito alla cacciata del presidente Maduro, e ora sostiene María Corina Machado - una politica di estrema destra che per anni ha chiesto apertamente l'intervento militare straniero contro il proprio paese. Questa non è "liberazione", è occupazione. Non è "democrazia", è imperialismo nella sua forma più brutale.
Il petrolio: il vero motivo dell'invasione
Coincidenze? Il Venezuela possiede le maggiori riserve petrolifere certificate al mondo - circa 303 miliardi di barili secondo le stime più recenti. Più dell'Arabia Saudita. Più di qualsiasi altro paese. E queste riserve erano sotto il controllo di un governo che aveva osato nazionalizzare PDVSA, la compagnia petrolifera nazionale, e che usava i proventi per programmi sociali invece che per arricchire le multinazionali americane.
Per anni, Washington ha strangolato il Venezuela con sanzioni devastanti che hanno fatto collassare l'economia e causato una crisi umanitaria. Poi, quando le sanzioni non bastano più a rovesciare il governo, arrivano i bombardieri. È la stessa identica strategia usata in Iraq, in Libia, in Siria.
La minaccia dei BRICS
Ma c'è dell'altro. Il Venezuela stava consolidando i suoi legami con i BRICS - il blocco economico guidato da Cina e Russia che rappresenta un'alternativa all'egemonia del dollaro. Maduro aveva intensificato le relazioni commerciali con Pechino e Mosca, accettando pagamenti in yuan e rubli invece che in dollari per le esportazioni di petrolio. Per l'impero americano, questo è intollerabile.
Chi controlla il Venezuela controlla non solo il petrolio, ma anche gli equilibri geopolitici dell'intera America Latina. Un Venezuela allineato con i BRICS significava un ulteriore indebolimento del "cortile di casa" americano, dopo i governi progressisti in Brasile, Colombia, Messico e Cile. Significava perdere il controllo su una regione che Washington considera sua proprietà da due secoli.
María Corina Machado: la nuova venditrice del Venezuela
E ora arriva lei, María Corina Machado. Una donna che ha passato anni a Washington a chiedere sanzioni più dure, interventi militari, isolamento totale del proprio paese. Una politica che ha collaborato apertamente con Washington per rovesciare un governo democraticamente eletto (qualunque cosa si pensi di Maduro, è stato eletto).
Machado rappresenta l'oligarchia venezuelana che vuole tornare ai tempi pre-Chávez, quando l’80% della popolazione viveva in povertà mentre le élite facevano shopping a Miami con i soldi del petrolio. Il suo programma è chiaro: privatizzazioni massive, apertura totale alle multinazionali americane, smantellamento di tutti i programmi sociali. Il Venezuela diventerà una colonia economica degli Stati Uniti, esattamente come è successo in Libia dopo Gheddafi.
Il precedente libico: sappiamo come va a finire
Ricordiamo cosa è successo in Libia. Nel 2011, con la scusa di "proteggere i civili", NATO e Stati Uniti hanno bombardato il paese per mesi, rovesciato Gheddafi, e lasciato dietro di sé il caos totale. Oggi la Libia è uno stato fallito, dilaniato da guerre civili, con mercati di schiavi a cielo aperto e milizie jihadiste che controllano intere regioni. Ma le compagnie petrolifere occidentali hanno riavuto accesso ai giacimenti libici, e questo è tutto ciò che conta per Washington.
Il Venezuela farà la stessa fine. Le infrastrutture petrolifere verranno "ricostruite" da contractors americani. I profitti del petrolio andranno a ExxonMobil, Chevron e altre multinazionali. La popolazione venezuelana, già stremata da anni di sanzioni, verrà ulteriormente immiserita dalle politiche neoliberiste di Machado. E tra qualche anno, quando il paese sarà nel caos totale, i media occidentali diranno che "la transizione democratica è stata più difficile del previsto" - come se loro non fossero complici di questo disastro.
Un precedente terrificante
Ma c'è un aspetto ancora più grave. Trump ha dimostrato che un presidente americano può bombardare un paese sovrano, contribuire a rovesciare il suo governo, tutto senza l'approvazione del Congresso. Questo è fascismo. Questo è il presidente come dittatore che decide arbitrariamente di fare la guerra.
E se può farlo con il Venezuela, perché non con Cuba? Con il Nicaragua? Con qualsiasi altro paese che osa sfidare l'egemonia americana? Trump ha creato un precedente terrificante: qualsiasi nazione che controlli risorse strategiche o che cerchi di allearsi con potenze rivali degli USA può essere bombardata impunemente.
La resistenza continua
Il popolo venezuelano non dimenticherà. Come non hanno dimenticato i libici, gli iracheni, i siriani. L'interventismo imperialista crea solo morte, distruzione e caos. E prima o poi, sempre, la resistenza si riorganizza.
Il Venezuela diventerà la nuova Libia solo se glielo permettiamo. Solo se continuiamo ad accettare la narrazione per cui bombardare paesi sovrani è "esportare la democrazia" invece che commettere crimini di guerra. La verità è semplice e brutale: questa è una guerra per il petrolio e per il controllo geopolitico. E i primi a pagarne il prezzo saranno, come sempre, i civili innocenti.
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