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Droghe pesanti: contro la sindrome da acquisto compulsivo anche in Italia si sperimenta la Gna

29 novembre 2004 - Daniele Barbieri


Nei pressi dell'Ipercoop di Borgo Panigale venerdì si regalavano dosi di Sobrium, "medicinale che favorisce sobrietà, giustizia, sviluppo sostenibile". Un cubo con 179 bottiglie di minerale (è il consumo medio pro-capite del Veneto) veniva esposto sabato a Mestre. Due iniziative - fra le tante - per il 26 novembre, la Gna, "giornata del non acquisto" o Bnd se preferite la sigla inglese.

Lanciata da Adbuster Media Foundation in Canada nel 92, la Gna coinvolge ormai 30 Paesi: buon seguito (e polemiche) nei Paesi anglosassoni mentre in Italia e altrove si fatica a far capire che non è uno sciopero della spesa ma una riflessione sulla grande abbuffata, sulla "sindrome da acquisto compulsivo che spinge a riempire i carrelli" come scrive Bilanci di Giustizia che, insieme alla rivista Terre di Mezzo e poi alla rete Lilliput, rilancia questa piccola-grande provocazione.

"L'economia è in crisi e viene proposta come soluzione spendere (...) si studiano strategie per convincere le famiglie a comprare sempre più" spiegano i bilancisti: "un giorno intero in cui non comprare per riconquistare tempo e spazio, per riflettere, per sognare e scegliere una vita intessuta di relazioni. (...) Serve una festa, per liberarci dal grigiore del consumismo".

Di intrecci fra bisogni, sprechi, paure si è discusso - proprio nel giorno della Gna - a Bologna con Mauro Bonaiuti e Fausto Piazza, curatori di "Obiettivo decrescita" e di "Invito alla sobrietà felice" (entrambi pubblicati dalla Emi). Nelle vicine Crevalcore e San Giovanni in Persiceto i bilancisti hanno effettuato sondaggi sul possibile uso del tempo sottratto allo shopping. E poi banchetti, volantinaggi (in città medio-grandi come Trento, Mestre, Cremona o piccole come Quarrata, Zugliano, Val d'Illasi); talvolta azioni di "teatro invisibile" nei supermercati, cioè fin dentro le chiese del dio-merce. Domenica al centro sociale Barrio di Torino c'è stato un incontro sul nascente Distretto di economia solidale affiancato da un "mercatino del baratto".

Come se la cava con il non-acquisto chi vende prodotti equo-solidali? Alcune botteghe ieri hanno chiuso; altre invitavano a leggere, chiacchierare, sentir musica insieme. "E' molto buona ed è anche equa ma dai per oggi fai a meno della tua companera": si sentiva dire chi venerdì, nella bottega di via Altabella 2 a Bologna, chiedeva la sua cioccolata preferita ("companera" appunto).

Firenze è un caso particolare. Per la grande festa in piazza dell'Isolotto domenica dalle 14 al tramonto. Poi per l'incontro appassionato su "Decrescita felice: realtà o utopia?" (venerdì sempre al quartiere Isolotto) che Patrizio riassume così: "E' evidente che l'economia non prende in considerazione la nostra felicità né la qualità della vita, se non nel misurare la capacità di spendere. Ma se crediamo che la nostra soddisfazione venga da affetti, amicizie e relazioni possiamo ancora permettere a qualcuno che non ne tiene conto di governare le nostre vite?". In più a Firenze c'è Ppa, ovvero Pietro Paolo Amato, probabilmente un caso estremo di quella "sindrome da acquisto compulsivo", citata prima, che spinge a riempire i carrelli ma anche a vuotare le teste. Ppa è consigliere (e capogruppo in Comune) di Forza Italia e l'11 novembre in un'interrogazione al sindaco ha, fra l'altro, chiesto se gli inviti al "sobrismo" - testuale, lo usa più volte - possano favorire gli espropri proletari. Se chi legge pensa a una barzelletta, vale sacrificare qualche secondo per scrutare le parole usate da Pietro Paolo Amato; ovviamente le maiuscole come le improprietà di linguaggio e di contenuti sono tutte sue: "Avuta conoscenza degli episodi di "spesa proletaria" avvenuti a Roma il 6 u. s. (...) constatato che nei comportamenti di questi "consumatori" siano ravvisabili i principi del cd "sobrismo" ossia "un modello di sviluppo che abbia al centro le persone e non il profitto", "modi di vita semplici nei mezzi e nobili nei fini", "contro la precarizzazione del lavoro e della vita", "costruendo stili di vita" quali "consumo critico, agricoltura biologica, GAS (Gruppi di acquisto solidale), commercio equo e solidale"; (...); ravvisata nell'azione degli attivisti proletari le caratteristiche proprie dei GAS (...) INTERROGA IL SINDACO PER SAPERE - dall'Assessora competente se ritenga "nuovo stile di vita" e "consumo critico" l'azione degli attivisti di "reddito sociale" attribuendo loro l'etichetta GAS (...) - dall'assessora Bevilacqua se costituiscano "nuovi stili di vita" i punkabbestia, i rom, i clandestini dediti allo spaccio e allo sfruttamento della prostituzione, i malavitosi e in genere tutti coloro che nel rispetto rigoroso del sobrismo e dunque col più ampio beneplacito dell'Amministrazione consenziente, contribuiscono, pur nel degrado della città, a diffondere i sani principi della partecipazione, della legalità, del consumo critico equo e solidale (...)". Il delirio del capogruppo fiorentino di Fi si prolunga ma in questo piccolo brano ne gustate il succo.

Se scontenti della sintesi di Pietro Paolo Amato desideraste qualche notizia su sobrietà, nuovi stili di vita e Gna trovate molti materiali utili (e giocosi) sul sito di Lilliput o su quello dei Bilanci di giustizia dove c'è anche il link ai 10 consigli di Casseur de pub, associazione francese per la decrescita. Anche quest'anno le riviste Terre di Mezzo e AltrEconomia promuovono il concorso "Bnd-Contest, caccia alla pubblicità": c'è da sperare che qualcuno avvisi Ppa in modo che il capogruppo possa cimentarsi in altri neologismi come "sobrismo" e in altre performances comico-politiche.

A parte le ironie, se è facile capire come sobrietà o Gna non rientrino nell'orizzonte dei forzitalioti, più difficile risulta il comprendere perché quotidiani critici (il manifesto, Liberazione, L'unità) buchino la notizia della "Giornata del non acquisto". Si obietterà che quel giorno i giornalisti dovevano obbligatoriamente dedicare largo spazio alla Finanziaria di Berlusconi: appunto, raccontare anche la Gna sarebbe stato proprio un buon modo per tentare di ragionare su un'economia alternativa. Sarà per il 2005?

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