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Cittadini digitali/

Intervista a Sérgio Amadeu

Siamo sulla soglia di un’epoca dominata dal software, il cui futuro dipende delle decisioni prese adesso. È necessario impedire che vengano ampliate le disuguaglianze sociali, combattendo l’esclusione digitale, garantendo l’accesso alla tecnologia e aprendo, in questo modo, la strada per il pieno esercizio della cittadinanza.
11 aprile 2005 - Ivana Traversim

Le grandi invenzioni non sono pacifiche. Esse invertono l’ordine mondiale, creano nuovi meccanismi di mercato e di produzione. Generano tutti i tipi di paure e diventano agenti di profondi cambiamenti culturali. Questo è successo, per esempio, con l’avvento della stampa e della televisione. Questa volta, tuttavia, il mondo affronta una rivoluzione più ampia e veloce. Nelle ultime due decadi, ogni cosa ha iniziato ad avere la sua forma binaria, digitale. Il computer è diventato un strumento vitale di comunicazione, dell’economia e del potere.

Ci sono più opportunità, ma anche più rischi. Le nuove tecnologie possono allargare il divario tra ricchi e poveri, tra paesi sviluppati e sottosviluppati, se i benefici della rivoluzione digitale non saranno raggiungibili alle persone di qualunque classe sociale. Dati dalle Nazioni Unite (ONU) mostrano che l’uso di Internet nel 2003 è limitato a 600 milioni di persone nel mondo, su un totale di più di 6 miliardi. Nel Brasile, i circa 15 milioni di utenti corrispondono all’ 8% della popolazione, cioè, il 2,5% della popolazione mondiale.

E’ in questo scenario che si sviluppa il movimento del software libero, che è, contrariamente a ciò che crede la maggior parte della gente, molto di più del semplice sviluppo di software a codice aperto. Con una filosofia basata sulla libertà di creare, innovare e condividere le idee, mette in scacco il vecchio ordine e propone un nuovo paradigma: la democrazia digitale.

La decisione del governo brasiliano, nel 2003, di dare preferenza all’uso del sistema operativo GNU/Linux e ai programmi non proprietari nell’ amministrazione pubblica, ha attratto l’ attenzione del mondo. Oltre al risparmio delle risorse del paese, l’uso di software libero diminuisce la sua dipendenza tecnologica e recupera i diritti del cittadino alla conoscenza digitale piena, senza le barriere di codici segreti.

Per parlare di questo argomento, EcoSpy ha invitato Sérgio Amadeu da Silveira, presidente dell’Istituto Nazionale di Tecnologia dell’ Informazione (ITI) del Brasile.AmadeuAmadeu è sociologo e fa parte del movimento del software libero. Tra il 2001 e il 2003, ha introdotto e coordinato il Governo Elettronico del comune di São Paulo. In questo periodo, ha ideato e messo in pratica il progetto di inclusione digitale della città realizzando i telecentri nelle aree più povere. Amadeu è insegnante all’ Università di Comunicazione Sociale Cásper Líbero di São Paulo [1] e autore dei libri “Exclusão Digital: a miséria na era da informação” (Esclusione digitale: la miseria nell’era dell’informazione) e “Software Livre: a luta pela liberdade do conhecimento” (Software libero: la lotta per la libertà di conoscenza), pubblicati dalla casa editrice Fundação Perseu Abramo e che, al momento, non risultano tradotti in italiano.

Intervista

EcoSpy: In cosa consiste questa rivoluzione digitale o dell’ informazione in corso?

Sérgio Amadeu da Silveira: Gli indicatori mostrano un grande progresso nell’economia mondiale riguardo l’ insieme delle nuove tecnologie della comunicazione e dell’ informazione. Tutta la catena di produzione sta per essere trasformata da queste tecnologie digitali, che sono basate sull’intelligenza e sull’elaborazione di programmi intelligenti, perché aumentano la capacità delle persone di immagazzinare, elaborare e trasmettere le informazioni.[2] Solo per dare un’idea, oggi una grande azienda non è in grado di portare avanti tutte le attività di cui necessita senza una grande rete di comunicazione, computers e server. E tutte queste macchine sono internamente governate dal software. Questo significa che le persone hanno iniziato a usare il software nella loro vita quotidiana spesso senza rendersene conto. Così, quando dico che viviamo nella società dell’informazione, voglio dire che le informazioni sono l’elemento più importante. Il software è presente in tutte le attività produttive, commerciali ed industriali. È diventato l’elemento centrale delle relazioni tra le persone, le aziende, i governi e i settori culturali.

EcoSpy: Perché l’inclusione digitale è così urgente?

S.A.: La maggioranza della popolazione, in Brasile e nel mondo, non è ancora in grado di usare queste tecnologie come le usano pochi eletti. Ed è questo il problema, perché si cominciano ad avere delle gravi disuguaglianze nel pianeta. Ci sono dei segmenti della società che usano questa tecnologia per migliorare il loro stato e ne ottengono i migliori profitti e benefici. Altri settori della società, che non sanno come usare queste tecnologie, stanno per essere lasciati indietro e hanno delle difficoltà ad agganciare le migliori opportunità. Queste tecnologie si sviluppano velocemente ma non aiutano a distribuire meglio la ricchezza e le opportunità; sono invece usate per consolidare il potere di chi è già potente.

EcoSpy: È possibile cambiare questa tendenza?

S.A.: Il movimento del software libero, al quale partecipo, è l’antidoto a tutto questo. Esso è basato sulla condivisione della conoscenza, che è diventata una forza produttiva concreta. Le tecnologie dell’ intelligenza sono basate su macchine relativamente economiche se paragonate agli standard industriali. L’ unica cosa di cui abbiamo bisogno è dominare il software. E questo dominio dipende esclusivamente dall’ accesso al relativo codice sorgente. Se saremo in grado di realizzare dei centri di training ovunque, non solo per gli utenti, ma anche per sviluppare soluzioni nel campo della tecnologia dell’informazione (IT), staremo democratizzando la produzione e lo sviluppo dei principali elementi della società attuale. Possiamo impostare un’economia nuova basata nella prestazione di servizi e nell’intrattenimento. E ciò aumenterà le opportunità per tutte le persone escluse, per i più poveri e per le aree e i paesi svantaggiati. All’ inizio era solo forza fisica, i lavoratori, la proprietà delle miniere poi le macchine. Oggi c’è la possibilità di creare del software, un gioco[3], che fornisca risorse alla piccola regione che ha prodotto quel software. Questo può essere un modo per sostenere la comunità di persone che ha sviluppato il programma. E come si può realizzare tutto ciò? Facendosi pagare i diritti di autore sul software sviluppato? Non è questa la risposta; si può invece mettere quel gioco on-line, su un portale, e farsi pagare per il servizio fornito, per giocare, allo stesso identico modo nel quale si paga il biglietto per uno spettacolo. Siamo in rete, il sito può essere raggiunto da persone di tutto il mondo che possono partecipare al gioco. Se portiamo democrazia nelle opportunità, ci sarà anche democrazia nelle conoscenze dello sviluppo di quel tipo di soluzione tecnologica. In questo modo si creeranno sempre più opportunità. Per esempio, esiste un software che tramite un questionario preimpostato, pone delle domande, riempe i campi con le informazioni raccolte e, sostituendosi al medico, realizza una sorta di prima diagnosi dello stato di salute della persona. È chiaro che un software di questo tipo viene impostato con domande standard e pertanto non è in grado di risolvere problematiche più avanzate. Ma chi sviluppa questo software? È un’attività che, insisto, necessita di intelligenza, conoscenza ed una squadra di psicologi, antropologi e programmatori per progettarlo. Questo software permette, ad esempio, ad una persona che non sia un medico, di compilare il questionario e la cosa può risultare di grande aiuto per la gestione sanitaria delle aree più povere del pianeta. Ciò che voglio dire è che creare una soluzione software è un’attività che ha dei risvolti sociali, culturali ed economici, di estrema importanza e tutto ciò deve poter essere sotto il controllo delle persone e dei loro paesi. Ma il completo controllo del software dipende dalla conoscenza e dall’ accesso che si ha alla sua parte fondamentale, cioè al codice sorgente.

EcoSpy: Quindi il software libero può promuovere lo sviluppo sostenibile dei paesi?

S.A.: Una società, per essere in grado di garantire migliori condizioni di vita e di lavoro senza degradare le sue risorse naturali — o almeno senza degradarle agli attuali livelli — deve essere capace di generare reddito. Bene, se si consente la distribuzione della conoscenza e si generano opportunità di lavoro locali, da un’economia pulita, basata su un computer che non inquina, si stà garantendo la stessa logica del turismo ecologico. Che cosa è l’ecoturismo? Al contrario del turismo di massa, che concentra le risorse finanziarie solo negli uffici centrali delle grandi aziende, il turismo ecologico garantisce che le risorse rimangano nel luogo visitato. Questi soldi sono degli alberghi, degli artigiani, della guida turistica e fanno in modo che il posto sia comunque ben organizzato ma lasciando l’ecosistema intatto. La logica dell’ecoturismo può essere usata per rinforzare le società sostenibili capaci di dominare il codice sorgente dei software. Questo rompe la logica dell’usare un prodotto realizzato in un unico paese ed anche la necessità di inviare all’ estero soldi per il pagamento di royalties per le licenze d’ uso.

EcoSpy: Questa rivoluzione digitale è appena cominciata?

S.A.: È solo l’inizio. Il software ne è il fulcro. Le regioni che che riusciranno a realizzare i cambiamenti adesso, rompendo con i monopoli e creando piccoli centri, raggiungeranno un notevole livello di sviluppo. Non penso che le grandi compagnie debbano scomparire, non sostengo questo. Ciò che non può esistere sono le grandi aziende con la tendenza ad imporre monopoli — sempre più a livello mondiale — basati sul mantenere i segreti sulle loro attività.

EcoSpy: La direttiva europea in materia di brevetti software serve a salvaguardare questo tipo di monopoli?

S.A.: Rendendo il codice chiuso si vuole evitare che, sulla base della conoscenza accumulata, le stesse possibilità siano distribuite ad altri. È impossibile evitare lo sviluppo di un software con le stesse funzioni di altro software proprietario, il cui il codice non è accessibile. C’è soltanto un modo per contenere la creazione di software simili: facendo diventare questa attività illegale e cominciando a perseguire legalmente l’idea di condividere. In un certo senso è questo che stanno cercando di fare con i brevetti software in Europa. Ma, se analizziamo bene, l’ 80% delle cose che una persona realizza è basato sulle conoscenze acquisite dal lavoro di altri.

EcoSpy: La scienza si è sviluppata sulla base di questo concetto...

S.A.: Ma oggi la scienza rifiuta l’idea della condivisione. Ha raggiunto l’assurdo di trasformare la scoperta del codice genetico in invenzione. Questo è gravissimo, ma sta succedendo. Il software libero è lo spirito della scienza unito allo spirito della solidarietà. Diciamo che è della scienza perché non ha senso proibire di usare o migliorare una cosa che è stata creata dall’ umanità.

EcoSpy: Esiste il pericolo che i brevetti software vengano adottati in Brasile?

S.A.: Al momento questo pericolo è reale per l’ Europa. Il Brasile attualmente non corre questo rischio perché il software è protetto dalla nostra legislazione sul diritto d’ autore e la diplomazia brasiliana lotta nei fori internazionali per difendere una legislazione meno bloccante nei confronti della diffusione della conoscenza — a partire dai farmaci (con i farmaci generici) per arrivare al software. Sosteniamo gli europei contro la pressione degli Stati Uniti per la legalizzazione dei brevetti software in Europa. Ci sono importanti forze politiche che si sono schierate contro i brevetti, come il Partito Verde in Italia e in Germania.

EcoSpy: Condividere, essere solidali, sviluppare in team, tutte queste azioni ci fanno rivalutare il concetto di proprietà ed i rapporti professionali. L’uso di software libero può apportare una rivoluzione nei comportamenti sociali?

S.A.: Uno studioso americano, John Barlow, ha dichiarato: “L’ economia sta abbandonando il modello basato sulla proprietà per entrare in un modello basato sulle relazioni”. Ha ragione. Da una parte, se la tendenza è che le potenzialità del software si concentrino nelle mani delle grandi aziende, d’altra parte questo sta facendo in modo che un enorme numero di persone, dalle diverse professionalità, si dedichino alla collaborazione nello sviluppo di migliaia di progetti software in tutto il mondo.

EcoSpy: Il software libero può combattere anche le esclusioni sociali e culturali?

S.A.: Noi potremmo dare a tutti le stesse opportunità, ovunque sul pianeta. Questo perché quando io fornisco un’ informazione non la perdo. Al contrario dei prodotti materiali, l’informazione può essere riprodotta all’ infinito. Fino ad oggi il concetto di proprietà è stato basato sulla scarsità dei beni. Dato che è difficile affermare che le informazioni sono scarse, allora si è passati ad affermare che ciò che scarseggia sono le capacità intellettive. Ma non è vero, l’intelligenza è mediamente distribuita ovunque nel mondo. Le cose che mancano sono educazione, training ed opportunità. Dopo avere inaugurato il primo Telecentro, a Cidade Tiradentes, nella periferia della città di Sao Paolo, il nostro server ha iniziato a presentare sporadicamente il problema di perdere la configurazione. In seguito abbiamo scoperto che un ragazzo aveva imparato, in pochissimo tempo e senza mai avere visto un computer in vita sua, i percorsi per arrivare al server e a ‘giocare’ a cambiarne la configurazione. Invece di proibire al ragazzo di continuare a frequentare il Telecentro, noi abbiamo riconosciuto il suo grande talento. Il ragazzo, però, ha potuto fare tutto questo solo grazie al fatto di avere avuto l’opportunità di accedere ai computer ed ai programmi.

EcoSpy: È molto forte la lobby contro il software libero?

S.A.: È veramente forte, ma ogni giorno ci sono più aziende e persone, anche non appartenenti al settore informatico, che comprendono quale sia l’ importanza del software e cominciano a collaborare nello sviluppo di programmi aperti.

EcoSpy: Quando terminerà il periodo di governo dell’amministrazione Lula, è possibile che si abbia una retrocessione nell’ uso del software libero nella pubblica amministrazione?

S.A.: Se riusciremo a consolidare l’idea nella società e nell’opinione pubblica, non esiste il pericolo di retrocedere al punto di partenza. In realtà, la tendenza è una crescita del movimento, soprattutto perché non è stato iniziato dal Governo. Certo che i governi sono importanti, perché sono grandi strutture che comprano in quantità prodotti informatici, ma per il momento [in Brasile ndt] questo rafforza la tendenza di crescita del software libero.

EcoSpy: La Microsoft accusa il governo brasiliano di difendere il software libero per una questione ideologica.

S.A.: No, chi ha un’ideologia sono loro. Hanno creato e consolidato un’ideologia ed ora vogliono mantenere il loro grande flusso di ricchezza a tutti i costi. Noi vogliamo migliorare le condizioni di tutte le persone, e non solo di alcune. L’ideologia che loro hanno creato è così potente che le persone non si soffermano neanche più a rifletterci sopra. Per esempio, io compro un’automobile. Quando non voglio più questa macchina, posso rivenderla. Ma rivendere software è illegale e tutti accettano questo. La maggior parte della gente non si rende conto dell’importanza del software nella nostra vita quotidiana. È necessario che le persone abbiano possibilità di autonomia, cosa che è la base del software libero. Questo garantisce le diversità, culturali, religiose, e favorisce pari opportunità a tutta l’umanità oltre che una società con meno conflitti e violenza.

EcoSpy: La filosofia del software libero è inclusa nei programmi di training dei Telecentri?

S.A.: Affrontiamo discussioni sui temi riguardanti la società dell’ informazione ed i nuovi fenomeni, ma la parte che si occupa della preparazione sociale, cosa che noi chiamamo “cittadinanza digitale”, deve ancora essere migliorata. Dobbiamo discutere, per esempio, l’idea di Lawrence Lessing, il quale afferma che il codice si stà trasformando sempre più in legge. In effetti, è come se già fosse legge, perché determina che cosa possiamo fare e che cosa non possiamo fare. In risposta a certe operazioni effettuate all’ interno di Windows appare il messaggio: ‘E’ stata effettuata un’ operazione illegale’. Le persone pensano che questo sia un problema tecnico, ma non è così. L’aspetto tecnico viene usato per mettere in pratica una decisione che è stata presa molto prima. La tecnologia non è neutra, implica una serie di decisioni umane che determinano cosa sia possibile fare o meno. Cos’è un cittadino? È qualcuno che ha dei diritti. Quindi, dobbiamo creare dei diritti nuovi e rivedere quelli vecchi, in modo che i diritti possano essere esercitati anche in questa nuova società digitale. La questione deve essere ampiamente discussa anche nelle scuole, nell’università e nella preparazione degli insegnanti.

EcoSpy: Perché il Brasile occupa una posizione così importante nella realtà del software libero?

S.A.: Il Brasile ha sempre cercato di raggiungere l’autonomia tecnologica. È stato uno dei primi paesi nel collegarsi ad Internet. abbiamo un comitato stabile per la sua gestione, eccellenti università di informatica, ricerche avanzate nel campo del calcolo distribuito, nel “grid computing” ed abbiamo anche una grande comunità di utenti e sviluppatori di software libero. Tutti questi fattori hanno creato un panorama propizio, che è stato rafforzato quando il Rio Grande do Sul — il primo stato brasiliano dichiaratamente favorevole al software libero — ha organizzato il primo Fórum Internacional de Software Livre, che oggi [è ormai prossima la sesta edizione ndt] è diventato un riferimento nel mondo. È ovvio che quando il governo attuale ha deciso di sostenere il software libero ed ha indicato preferenza per il suo utilizzo, il Brasile ha attratto l’attenzione del mondo. E questo anche a causa della pessima reazione di un paio di aziende a carattere monopolista, che cercano in tutti i modi di opporsi alle scelte del Governo brasiliano. Grazie alla ragioni menzionate, abbiamo tuttavia ottenuto la simpatia di altri popoli, che hanno iniziato a domandarsi: ‘Allora ci sono altre possibilità di informatizzare le attività produttive senza usare software proprietario?’ Sì, ci sono e il Brasile lo sta dimostrando.

EcoSpy: Nel suo libro “Esclusione digitale: la miseria nell’ era dell’ informazione”, lei afferma che l’ inclusione digitale può aiutare i governi nello sviluppo della democrazia. Non esiste la possibilità che si verifichi il contrario: cioè che i governi comincino ad esercitare più controllo sulla società?

S.A.: Sì, ed è proprio questo il motivo per il quale parlo di cittadinanza digitale. La tecnologia, in questo senso, ha un carattere ambiguo. È necessario che i cittadini sappiano che, quando usano Internet, lasciano delle tracce digitali che possono essere registrate. E’ possibile raccogliere una serie di dati riguardanti la sua vita privata e, senza nessuno dubbio, questa può essere una grossa tentazione per i gruppi economici e i governi. Dunque, si rende necessario “controllare il controllore”. Dobbiamo mostrare come evitare questo e dobbiamo anche concepire leggi che non permettano che la vita di una persona venga indagata senza una precisa ordinanza giudiziaria coerentemente applicabile alla circostanza. Ma tutti questi casi costituiscono situazioni nuove che le persone, perlopiù, ignorano. Le persone pensano di godere di una certa privacy in Internet, ma questo non corrisponde alla realtà.

EcoSpy: Esiste un modo sicuro per proteggere la privacy delle persone?

S.A.: L’uso della crittografia asimmetrica, per esempio, garantisce un buon livello di riservatezza delle comunicazioni. Ma questa tecnologia è diventata oggetto di contrasti. ‘No, non è buono perché aiuterà il criminale a nascondersi.’ Mentre il delinquente è già nascosto da molto tempo. In realtà, l’obiettivo che si vuole raggiungere è portare la sorveglianza all’ estremo, tanto più oggi, con la giustificazione della lotta al terrorismo. Il terrorismo e la sicurezza sono stati inseriti in agenda al World Summit on the Information Society. Per gli Stati Uniti, le questioni più importanti sono la sicurezza ed il rafforzamento della “proprietà intellettuale”. Ma noi vediamo la questione in modo diverso: la sicurezza deve essere raggiunta con la trasparenza, rispettando i diritti umani, con il diritto alla cittadinanza e con la condivisione della conoscenza.

EcoSpy: È utopia pensare che tutte le persone possano avere accesso alle tecnologie informatiche?

S.A.: No. Non solo è possibile, ma è necessario ed un modo per lottare contro la povertà. Dobbiamo difendere questo concetto, creare fondi di solidarietà digitale e permettere l’accesso a chiunque, affinché si eviti l’aumento delle disuguaglianze nella società dell’ informazione. L’unico modo per ottenere questo è con l’educazione e la cultura. Che cosa è la Rete se non la condivisione delle informazioni per trasformarle in qualcosa di qualitativamente nuovo, cioè, nella conoscenza?

EcoSpy: L’inclusione digitale può essere perseguita con software proprietario?

S.A.: Noi sosteniamo l’idea che nei programmi di inclusione digitale debba essere usato solo software libero, altrimenti contribuiremmo alla diffusione del modello monopolistico del blocco della conoscenza, e sprecheremmo inutilmente risorse del paese. Esistono alternative alle soluzioni proprietarie, programmi liberi altrettanto validi, sicuri ed anche più economici.

EcoSpy: Quale è la principale sfida dell’inclusione digitale in Brasile?

S.A.: Riuscire a realizzare un grande programma nazionale con le risorse pubbliche, per creare centri di accesso gratuiti per il training della popolazione che necessita. Affinché questo sia fatto col minimo costo possibile, in autonomia, autosufficienza tecnologica del Brasile e senza sprecare le risorse pubbliche, dobbiamo utilizzare software libero. Un’altra sfida è realizzare il cambiamento culturale, mostrare all’opinione pubblica che ci sono vita e luce fuori dal modello proprietario. Il modello basato sulla libertà di conoscenza, quindi del software libero, è un grande beneficio per la società.

Amadeu

Note:

[1] Attualmente in licenza dal ruolo di insegnante per svolgere la sua attività nel governo.

[2] Amadeu sostiene che sia stato provato come l’ uso degli strumenti informatici aiuti lo sviluppo di facoltà intellettive di comprensione, organizzazione logica, di apprendimento e risoluzione dei problemi. Per spiegare questo fatto fa un paragone con la malnutrizione infatile che pregiudica lo sviluppo del cervello umano: gli adolescenti che hanno a disposizione i computer e gli strumenti informatici risulteranno avvantaggiati perché questi strumenti aumentano le capacità cognitive.

[3] Amadeu qui si riferisce ad un progetto di gioco di successo realizzato e messo in rete da un gruppo di ragazzi.

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