CyberCultura

In Europa open source vuol dire qualità

Chi sceglie l'open source lo fa per qualità e flessibilità, dice IDC, per la licenza e per la possibilità di modificare il codice. Quasi mai per i costi
22 aprile 2005
Computer World On Line

Le aziende europee che adottano i software open source lo fanno per questioni di qualità e di flessibilità, non perché li considerano "good enough" per questioni di costi. Lo sostiene una nuova ricerca di IDC, che oltre a confermare l'uso diffuso di software open source anche a livello corporate, mette in discussione alcune delle nozioni più comuni riguardo l'open source e il business.

Lo studio ha trovato livelli importanti di deploy open source nelle 625 aziende raggiunte, tutte con più di 100 dipendenti. Il 25% ha dichiarato di avere in produzione un numero significativo di sistemi operativi open source, vale a dire Linux. Un numero, tra l'altro, largamente sorpassato dal numero di database open source attualmente in produzione: si trovano nel 33% delle aziende intervistate. Dunque sembra che siano i db, e non i sistemi operativi, la vera punta di diamante nella diffusione dell'open source in azienda, dice IDC, e potrebbero aprire la strada ad altri software. "Le aziende parlano sempre più di 'stack' open source - ha detto Bo Lykkegaard, analista di IDC -, cercano un'infrastruttura open source completa sulla quale far girare le applicazioni". Un esempio è lo stack più classico, LAMP: Linux, Apache, MySQL, PHP. Altro punto interessante dello studio: nonostante la grande importanza attribuita dalla stampa specializzata, gli ambienti di sviluppo open source, come Eclipse, non sono emersi in modo significativo tra le aziende raggiunte.

Spesso, dice IDC, l'open source è visto come un bene di consumo a basso costo. L'enfasi è quasi sempre sulla standardizzazione. Chi produce software proprietario, come Microsoft, e investe molto in ricerca e sviluppo, spesso sostiene che l'open source replica semplicemente le idee di altri invece di innovare. Lo studio di IDC, invece, ha evidenziato che le aziende che pensano al software come alla parte più importante che permette loro di competere (per esempio le telco, che si basano proprio sul software per offrire i servizi fondamentali), sono quelle che manifestano il tasso di adozione più elevato di software open source. Altri settori in cui l'open source è molto diffuso sono, contrariamente a quanto si pensa di solito, i servizi finanziari e i servizi di business. Al contrario, quei settori in cui il software è percepito come un bene di consumo sono anche quelli in cui l'open source è meno diffuso.

In nessun caso, dice IDC, gli intervistato hanno citato il basso costo tra i motivi principali per cui hanno scelto di adottare l'open source. E' curioso che spesso, invece, è proprio il basso costo a essere considerato uno dei fattori di successo. Secondo IDC le aziende la pensano diversamente, e il miglior beneficio arriva piuttosto dalla flessibilità garantita dalla licenza open source. "Il motivo più importante emerso - ha detto Lykkegaard - era proprio la possibilità di installare il software ogni volta che si desidera, senza dover rinegoziare le licenze con il vendor, senza dover discutere la cosa con il CFO o dover considerare le ripercussioni economiche. Semplicemente, se un'azienda vuole installare qualcosa, lo può fare".

E le sorprese non finiscono qui. Molte aziende, è emerso dalla ricerca, danno grande importanza alla possibilità di modificare il software. Una questione talmente importante che è stata inserita a mano, nella sezione 'commenti', del questionario fornito, che non prevedeva una risposta di questo tipo. Anche questo è un altro elemento che i produttori di software pacchettizzato tendono a minimizzare, spesso dicono che i clienti non hanno alcun interesse ad estendere o migliorare in casa il proprio software. Bene, questa ricerca di IDC sostiene l'esatto contrario. "Le aziende non vogliono costruire una nuova applicazione da zero, ma possono costruire la propria estensione partendo da un'applicazione quasi completa - ha detto Lykkegaard -. Perché essendo parte di una comunità open source, possono restituire i propri sviluppi al software principale. Poi questi sviluppi possono entrare a far parte della generazione successiva del software, e alla fine questo significa che è l'intera comunità a mantenere la personalizzazione realizzata dall'azienda".

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