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Santa Clara (USA) - A breve, questione di settimane, il Java Runtime Environment di Sun Microsystems dovrebbe conoscere un nuovo collocamento grazie ad una licenza meno restrittiva di quella attuale. Una operazione che, se sarà confermata, potrebbe rafforzare in modo significativo la rotta dell'azienda del Sole verso il mondo del codice aperto dopo anni di difficile navigazione tra le opportunità di una scelta e le resistenze di una parte dell'industria.

La mossa, che negli scorsi giorni è stata ventilata da più fonti, semplificherebbe l'inclusione della macchina virtuale Java all'interno dei sistemi operativi open source, come quelli basati su Linux, e contribuirebbe alla diffusione di questa tecnologia tra la comunità open.

Se avverrà, questo - avverte qualcuno - sarà però solo un piccolo passo verso quanto richiesto dagli sviluppatori open source.

"Lo stretto controllo che Sun continua ad esercitare sul codice di Java ha finito per danneggiare gli interessi a lungo termine dell'azienda, frenando l'accettazione del linguaggio da parte della comunità open source", scrisse nel 2004 Eric Raymond, guru del movimento open source, in una celebre lettera pubblica rivolta a Sun. "Questo fa sì che Java stia cedendo terreno (e probabilmente il proprio futuro) a linguaggi di scripting rivali (e open source, N.d.R.) come Python e Perl".

Va detto che da allora Sun non è stata del tutto indifferente a queste richieste. Nel marzo del 2005, per esempio, ha varato due nuove licenze per Java 2 Standard Edition (J2SE) che, pur non abbracciando in toto il modello open source, ne agevolano l'accesso al codice.

Negli scorsi giorni Sun ha per altro svelato la nuova versione 5 di Java Enterprise Edition (JEE), che tra le altre cose migliora la conformità alle specifiche JavaServer Faces (JSF) 1.2 ed Enterprise JavaBeans 3 e fornisce agli sviluppatori nuovi strumenti per lo sviluppo di applicazioni AJAX.

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